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qualche fata informano falſi teftimoni, d fanno petitiond cauilloſeG ſofiſtiche; o inducono i Clienti pigliar giuramenti falſi, ò a dar riſpote erronce, e trifti, con manifefta perditione dell anime di quegli,& delle loro inſieme. Si fanno anco pregarè à vſcir di caſa; a aſcoltaf le ragio-
ni minutamentè, aaprir la bocca quando ſi richiede, à far quattro paſſi di1
pin per li clieni, e mancano ſpeſſo della debita diligenga; e tal uno ftaſul grande in inodo,& ritirato, che la ſua alteq qu non ſidegna per ſe fteſſaragionarè al Oiudice, ma commettè ſi bene d qualche noduruccio inſuſſiciłte, che linformi in ſomma oggi digli Auocati& Procuratvri cadono dentro in queſte coſe a piè paroʒ& colui ch e piu Sfrontato, chi pil intrigoſo,ch maggior viluppo, che fa far delle trouate pid dellaltro, e riputato ilpin valonte di tutti,& hd muggiorè ſeguito, perche la veritd non gatten.de, ma la falſetd palliata ha preſo poſſeſſo ne palagi ciuili,& criminali piũdi quello che non conuienc: di modo che giudico io c he Sidonio, de cattiuiAuocati parlando,&i lor vitij dipingendo, diceſſe vna piena ueritd, quando diſſe. Coftoro nel pigliare i doni ſono Arpie, nel parlar per i Clientiatuc, nellitigare beftie, nell intender ſaſſi, nel giudica re huonin di logno, al porre fuoſo in campo mongibellial perdonarè cuori di diamante, ddi ferro, all amititie pardi, alle facetie orſi, a gli inganni uolpi, alle ſuper-bie tori, al conſumarè ĩ Clienti minotauri. Que ſti ſun quelli, che ritardanole cauſe, che ſenpre v ag giongono, che impediſcono il fine, che Sinfaftidiſcono per poco, che ammoniti ſi ſcordano, che arrichiti compran le liti, cheuendon l interceſſioni, che diputano gli arbitri fulſi, ehe dettano i giudicijal rouerſcio, che fanno litigar indarno, che allungano ĩ termini delle audien
ele cui orecchie ſi dilettano ſolo del ſus dell oro, a cui dig ano gli occhidi. Argo, le mani di Briarco, lungbiè delle ſpingbi, e c hano in loro i ſper-
giuri di Laomedontezle fallacie d Vliſſe, i tradimenti di Sinone, le perfidiede Thraci, le crudeltd de Scithi. Talche l horrenda beftia del vitio portanelle fronti loro vna imagine,& em ſimulacro horribile,& monttruo-ſo. Mache dirò de miſert Litiganti, i quali endono la robba, e la vita,Per. ſeguiture iĩ conſagli di coſtoroꝰ che altra coſa b il litigare, ſe non recarmateria al cuore di ſoſpirare, agli occhi di lagrimare, alla lingua di rama-yicarſti alla mente di ſlare afflitta, ai piedi di non far mai fermi, a tutte lemembra di trauagliare, alla borſa d cuncuarſi, allo ſcrigno cli reftar uuotocome leſcatole di Maftro Grillo? che allegrex x, che conſolationi, che riftovi ſon quei Mun litigantezſe non di ricco diuenir pouèro, d allegro tribula-70, qi libero ſeruos li liberale& magnanimo auaro, di paciſico, inquieto,&diſperatoꝰ come può eſſer che binfelice litigaute non ſi diſperi, quando uedeogni dꝭ tant ſoldi uſcirli di bor ſachè l Dottor uuol dieci ſcudi, il nodaro ntvuol ſeib il ſollecitatore ne uuol quattro, il commandadore ne uuol uno, iLal ne luogliono otto, il guardian delle prigioni ne unol ſedici, i Giudicechiede le M ortultse ĩ danari della ſentè xu e tutti aacc ordauo adeuorar io