„ N I U ERS A IL E. 22
re circa le qualitd dellanima appetiti ua, perche in quella regnanb i co flu.mi, come dice Plutarco nel lihro de uirtute morum, Hintellettuali virtiſono la ſubiend, la ſcienʒa la pr ude xa, c. quelle che ſe riferiſcono à loro,Le mofali ſono, la liheralitd, la temperanda, la giustitia, la fortex aa,&.quelle che fᷣ riferiſtono a eſſe: delle quali n ha trattato. Ariftotile nell E. Euſtratiothica, Euſtratio, Aleſſandro Piccolomini nella ſua Filuſofta morale, L.Ac Aleſſan-ciainolo, e Marino Theologo n ha dißputato molto Heroicamente. La vir. dro Piecot intellettuale procede dalla dottrina; ma la morale dall habito,& dall. lomin 110. Oude, ſe vno imparu da teneri anni a far bene,& gaſſuefd alle vir. 1 18 5tuo ſe ation, cue fto li gioua aſſui a diuenire ſommafmente virtuoſo. Quin Martiaodi Platone nei quarto Vialogo de N ablica dite. Educatio, eruditio- Theolo-que bona ſeruata, ingnia quoque bon effiait.& nel primo delle leggi 80.dice, che il capo della diſciplina nom altro, che la retta educationè. C oli diſſe Ouidio nel ter xo de arte Amandi. a aged nimius labor eſt, ſapienter iact ibus vti.Maius opus mores compoſuiſſe ſuos.Et cid dichiarò beniſſimo Lucurgo, ſecondo la relatione di Plutarco, nel li.ro de educandis liberis, a Lacedemoni, mentre, volendo ingtruirli quanro valeſſe la conſuetudine buona nella virtis li moſirò quei due cani d vnedeſimo parto nati, de quali uno, per eſſer alleuato bene, corſe d dar lacaccia a un lepre,&. baltro alla ſechia del brodo ſe ne volò immantinente.Riferiſce d que flo propoſito Senofo nte fra i detti di Socrate eſſerne ſlatouno, done eſſendo egli chie fo, di che coſa doueſſe hauere odorè un decchio, Serofſon-ricpoſe di bontd,& dopo interrogato in qual luogo ſi vendeſſe vn onguento be.tale, proferꝭ quei vtrſi di Theognide.bonis quidem bona diſccs, ſin autem malisDumiſcueris to, perdes e quam babes mentem.. 4chardda parimꝭte cõmandò ai Fpurij Arettamòte per una ſua legt, che fi 85guardaſſero a ogni modo dalla conſuetudine del vitio, et poſe ſopra cio unapena grades come riferiſte Diodoro giculo nel dnodecimo libro. Ma la pri-aud legge, dopo limploratione del diuino aluto, ad at ꝗ lar la wirt e ſchifare i vitioſi,& cõner ſar coi buoni. La ſecõda, ſaguireè i ſtudij che ĩdric anoEhUomo alla hötd. la terxu, fuggirè i detti,& fatti ſborchi la quarta, preſerire l hioneſto all utile: ſa quinta, cõuertire ĩ beni che ſddio ci dona in ſobag. la ſeſt i uõ fare all aliri quel che nõ ſi uuolt ꝑ ſeſteſſoi la ſettima ſe cdprble in quel peceteo Pitagofico. Ne quid nimis, che la virtu ſta neleg o, nõ ne gli eftremi. Eà perd quali he tar ra ancora loro I dti Filoſoſimor ali, pcie in eſfetto ſi uede le coſe de coflumi paſſarè appreſſo a diuerſimolto dier ſaẽte, auxi talhora cõtrariamb te. la onde auniene, che quelloehe unꝛ nolti fu vitios hora è tenuto virtu,&. Illo ohe in un luogo d virtisalerouè e uitia, Illo che a uno e hone gto, a un altro uitioſo; ciò che a noi ꝭSGuffo, agli altri ingiudto, ſecodo lopinionio le leg del tempo, del luo.i So
Plutarce.
Theogni-