II Beroaldo.
Oatullo. c
Martiale.
Lalſio Seuero, Clodio Sabino, Plocio Gallo Marcello Pergameno, Marin Na-Politano, ma ſopra tutto le quattro Lucerne d eloquenxa, due Greche, e dueRomane, focrate,& Demeſt hene, Hortenſiose cicerone. Sar anno ſemiglia-tian Pericle chiamato Olimpo, pere he nelborare balenaua, tuonauds e folgoraua. d Lucio Craſſo fonte d vrbanitd&. di grauitd inſieme, per teflimo-nao di Lullio. a Caio Cotta coſi ſincero nel dire. a Tiſia, per teſtimonio di Fauovino, tanto ſententioſo d Platone tanto elegante, che diceua ohe a mutarqualche coſa di Platone, I: leua a- Veleganza, Qdleuar da Liſiaqiri-moueua la ſentꝭ xu. d Corgia, che fu chiumato ioue pen la grãdex ⁊a e matſtd del ſuo dire. d Hippia, che per teflimonio, di Tullio, portaua nella linguala vita,& la morte di chi oppugnaua d Carneade, che al certame d Olimpiaſi gloriò non eſſer materia al mondo, della qual non ſapeſſe elegantementè ragionare. d Cinea Ambaſciatore di pirrho, di cli o confeſſauache moltePin Cittd ſi rendeuamo all eloquen adi lui, che all armi ſue.& Hnalmente aun Tullio, quale chiamato dal Beroaldo tromba d eloquen cas& cen qukitre nomi particolari di Poi ſthor, Philoſophotatos,&. Poligraphotatos,ciob d uniuerſal nelle ſciende, di ſcientiſſimo nella Filoſoſia,& di ſcrittor Lu-culentiſſimo in tutte le coſe, del qual ſcriue queſie honorate parole Catullo.Diſertiſsime Romuli nepotum quot ſunt quoque fuere Marce Tulli,quotque, poſt aliis erunt in annis: del qual ſcriue coſi Lucano.Romani maximus auctor 2 8Tullius eloquijDel quale canta vilio quei verſi honorati.Furialia hella a. NiteFulmine compeſcet linguiæ: mec deinde relinquet.Par decus eloquio cuiquam perare nepotum.Del quale compone Martiale quel belliſimo Epigramma.Inud Laurigeros ageres cum lata triumphosHoc tibi Roma caput, cum loquereris erat. i öUquale e da Plinio chiamato luce di dottrina, da Ceſare detto padr egdelle latine lettere,& da eApollonio Wettore fu proclamato per unico,
imitatore dell eloquenga Erèca e ſendoſi la Dea del perſuaderè detta da
Creci Pithone,& Latini ſuada, fermata in quell aurea lingua, comeanco in quella di Cethego oratore ſeriuamo gli auttori ſerſi poſata. Horvengano tutti gli Oratori del mondo d pigliar da coſtui ſolo tutta larte,tutta la for a del dire, perche di lui ſeriue Qintiliano, che per dono di pro-
niden xa diuina fu generato tale, che lelequenga iſperimentò tutte it ſueforè nella lingua di eſſo. Ven gano d ſentir la copia di Platon, la gio-conditd d Iſocrate, il feruor di( ane, empito di Graceo, la lenita di Le-
io, la ſantitd di Caluo, Dordine d Hortenſao, la gratritd di Cato. Ma ſopra-
tutto attenda, l Oratore d farſi bene cloquente,& cercar, comè fuceua Pe-
ricle, di non dir parola, ehe poſſa mole laren infagtidire l orecchie dell auf a a dltore,