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La piazza universale di tutte le professioni del mondo : con l'aggionta d'alcune bellissime annotationi a discorso per discorso ... / Tomaso Garzoni
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DE PERSPETTIVL OVERO OP TI CI.5 5 Diſcorſo xxxv.

A ſcienxa della Perſpettiua ouero Optica vcina alla Oo2088 metria e tutta Pertinente al vedere, come dlice Aulo548 5 Gellio nel ſeßto decimo libro delle ſue notti antiche(non ren.de ragione d altro, ſaluo che delle forme di vedere,& de pliinganni varij, e diuerſiiche nella viſta ſt cuuſano. Il ſoggetto di que ta ſcien-·

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Za ſon le lince viſuali ma di eſſe ſon dus ſpecie, luna ò di quelle, per le quali

procedono ĩ raggi reti, i. quali non ſi reſtono, nè rifrangonoʒ e mediante li-quali ſi fa l atto del vedere diritto,(come dicono i proſpett iut) la viſtontretta,& Valtra s di quelle linee, per le quali caminano i raggi, che ſi reflet-tono, o ſi rifrangono, mediante le quali ſi vede obliquamente,& comedicono gli icteſſi Perſpettiui)ſi fala viſione obliqua. Indi ſon nate due parti,della proſp ettiua, ſecondo ch ella conſidera quefte due ſorti di line viſuali& quella parte che conſiderala prima ſchiera 50 flata detta Optica, ciosproſpettiua ſemplicemente ma quella, che s ha tolto per ſoggetto il ſccon-

do ordne ò flata chiatnata ſpe cularia ſi da latini, come da volgari, alla.

quale parliamo in un diſcorſo particolare. Cercal Optica, ouero Preſpetii-a ſi conſiderano ſei coſe principali, cioè il vedere, la coſa, viſibile, il meg o ilevedere la ſpecie uiſibile, il viiſebile raggio,& il modo del uedere. Quanto alvedore eſſo procede da gli inſtromenti organici de gli occhi,& de nerui op-kici, che flaiſcono dal cerucllo,& uengono fino a gli occhi, por tando ſeco dalbhumore ſecreto del ceruello una parte puriſſima fino a quelli, onde. Ari-totile nel quinto della generatione de gli animali, hebbeè a dire, il viſo do-uerſi attribuire all acqua, il qual viſo vienè a ſeccurſi, quando i hUi‚/ͤd̃⁰mana. ſi come afferma Mippocrato nel libro De victus ratione,& Gale ·no nel libro De inſtrumento odoratus, atteſta il uiſo cauſarſi apertamen-ic dell hamore( hriſtalli no. Queſto uiſo non ꝗ altro, che una potefid peſpetri ua la qual apprende gli oggetti viſibili per ſua proprietd ſingolarez ap parte nendoſi all occhio propriamente di vrdore, ſi come dice Macrobio nel ſet.timo de Saturnali, alla ragione di giudicare,& alla memoria di ricordarſi.Que fto viſo c il pi certo quaſi di tutiꝭ i ſenſi, perche diſcerne da lon tanotutte le coſe pertinenti a cor pcome il colore, la quantitd, la fura, il moto,la poſttione, la di tand t o inter nallo, comè nota Galeno nel Je flo decimo li.

bro, De vſu partium corporis humani.(erca poi Hatto del uedere, onde

naſca, ci ſono uarie,& diuerſe opi nioni imperochè Democrito, Epiouro,&Lucretio nel ſeſto libro, uogliono, che il ueder ſi cauſi dai ſimulacri,& ima-gini delle coſe, che daſe Steſſo entrano ne gli occhi, la quale opinionè ori-O urtata da Macrobio nel i. libro de' ſuoi Saturnali al capitolo K f. Hippar-co, Mice, che il ve der ſi cagiona dalla protetione delluno, e laltro oc hio,ulla coſa viſibile la quale viene con una certa Palpitatione ſuaſi a toc care,885 5 8 agen:

Ariftetile

Hippocrate.Galeno.

Macrobie

Hipparco