Platone.
Porſirio.
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aſſig gendoſe in quella tanto ſtrettamentes ce ſt con la mano la taccaſſe. Platone crede, che il veder ſi faccia per via della chiareꝝ ⁊a del lume, ſcorrendo da gli occhi una luce a guiſa di fuoco por tat nellaerè eſtrinſeco, ch ri-or tata incietro da i corpi viſibili, ohe le ſi fanno incontra,& Caleno edell iſteſſo parere con Platone. I Sroict hanno de tio la cauſa del vcderè non:eſſere altro che bemiſſione de raggi de gli occhi nelle coſt vuiſebili,& inſie-mc, haene di nic xb. Por firio dice che ne rag gimè le ſembiang e, i alcun al.tra coſus cagione del vederemma l anima iſteſſar cle ſe medeſima conqſce vi.ſihile, c eſſendo una di tutte, conoſce ſe medeſima in tutte le coſe, che ſono,GY queftu ſentenxa eſiguitata in parte da Raffael Airani Hebreo nel ſuo,
Raffael diſcorſo della ſpeciilauria„al capitolo ſettimo. Mat he matici dic ono, che il.
Mirani.
Galenos
nile
odo del uedere e tale. Du quel punto nell occhio, il quale vramenteil centro di tutto il ſuo giro. ſi partond ĩ raggi liſtui a guiſa di linee fette, cheſon prodotte dul centro di vn bircolo alla ſa cir conferenxus(he quanto piiiinnanzi vanno tanto piu ſi diſcoſtanoe tutti fanno angolo nel centro. Qug:ſti raggiò proccdono ſempre per linea xetta fin che trotano log getto viſibꝭle, o prima uauno per linta retta allo yecchio, e indi ſon rimandatioe li.Hleſſi pen un altra linea retta all oggietto,&. eſſendo illuminati,& alterati.dalloggietto, porcano quella alteratione„che Limagine dell oggietto all oce.chio, dentro alquele lanima ſiaſpecchia,& veggendoui quell imagini,&.que raggi colorati di dete imaginisle apprende, le conoſce:& no dd quel giicio, che deue, adoperuudoſi in cid con tutte quèlie ſue facoltd, delle qualiba biſognoʒ e però locchio ſ ſtato chiamato ecchio dellanima, come diſſequel nobiliſſimo Poeta Toſcano. 5 NFidi ſpecchi dell. Alma occhi lucenti. 5. 8Perche ſi come noi mirundo hello pecchio, ueggiamo le caſe da lni remoteʒ,coſi parimente lanima, guandundo nell occhio, conoſee le coſe, che ſon fuo.ra di lui. Era gli altri Euclide apertamente tiene, ohe dal oc co nor eſcauna certa virtii, ocerti ſpiriti, o alounꝭ ruggi lum inoſi, i quali proceddano,drittamente a guiſa di linee, cho ſian ptodotte dal centro dun circolo alla.ſua circonferen xa,. vadamo act gli oggietti viſebili,e tro uati li rappreſentauo agli occhi,& 4 queſto modo ſi fucci lalto del vedere, ſen Zachdi ſia altro biſogno della hecie vviſebile, la quale e pofta da ſeloſofiar uolendoloro, che da ſecie uiſibile uadu atrouas bocchio, M tranſparente,& diffendendoſi in eſſo, gionga ul ſuo oentt o in altra parte, deuse e dall anima,0ſffra ap pre ft, C coſi ſi fuccia ia viſtone, o wogliamdirs Hatto del uede rc.lonſentono però quaſi tutti, che il ſenſo del viſo mediante baer e nada adaffrontare la coſa colorata, comè dice Galeno nel ſettimo libro de Decreti:4 Hipocrate; di Platonc. Cerca alla coſa viſibile, queſlaſi dimandal og.getto dellocchio, ſecondo Arictotile nel ſocondo degli animali,& ucdaſi,,o non uedaſi, pur chᷣe ſia attu nato a polen eſſer viſto ſempre ſi chiama il ſuooggietto, ſecondo birteſſo nel ſecondo dell auiinas al capitolo dec imo, il quale5 5 gggietto.
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