5 NryVERY Ar, 46(oomè Iſadoro nel primo delle ſue Ethimologie)tengono, ohe Jide Reginafigliuola d Inaco trouaſtie gli Egitij ma chè i ſacerdoti n haueſſero d unaſorte,&& il vulgo d un altra. Et il medeſimo Iſidoro nel predetto luogo tie
ne che i Fenici ritrouaſtero i caratteri Greci h recita Tucano, ohe dice.
Phenices primi magni ſi creditur auſi.5 Manſuram rudih us vocem ſignarè figuris. iEt per quefto d capi de libri ſi ſoglion ſegnare(dice egli) col colore Feni-cech in ſegno che loro furon inuentori de caratteri finche Cadmo,(non gidſecõdo il parer d Iſidoro) figliuol d Agenorb diede loro nuoui caratteri, iqualilſe non mente Plinio nel ſettimo libro) furon ſedicii ai quali Palamede nella guerra Troſana n aggionſe quattro,& altrettanti dopò ſui Simo-nide medico, benche Ariſtotile dicas che gli antichi furon diciotto, et chedue naggionſe Epicharmo. Ma. Anticlide dice un certo Menonè eſßerneſtato linuttorè qndeti anni auãti Foroneo antichiſſimo Re della Grecia.
Et Eypigene, e Reroſoſcriuono eſſerne ſtati i Babilonij. Alcuni dicono poi,
cioꝰ Plinio,&. Iidoro, che Nicoſtrata cognominata Carmenti trouò i ca-rateri latini al numero di decinoue fin che un certo Siluio maeftro de gi
uochi ritrouò la lettera.&. K Qiche ſon piu preſto aſpirutioni che lettere,
Lucang
Anticili-5Epigene
oue la.&. E. furon poi tolte da Greci al tempo d. Agoſtin ſanto De carat
teri de Cetti, S attribuiſce linuxtione à Galſila, di quelli de gli Egitij d Iſide, ouero d Mercurio, come unol Diodoro Siculo. S. Girolamo poi nel prologo de libri de Re narrache Eſcdira cancelliere&. dottorè della lege, quan
S. Girola-mo.
do laſcriſſe,& rectauròs ritrouò nuoui caratteri di lettere, le quali uſaua
no Giudei ſino al ſuo tempo,& anco dopo le hanno uſate fino ai tempi noFri,& eſſe lettere Hebraiche hanno una coſa in loro, che niun altra di al
tre nationi le has che le noci, et nomi di ciaſcuna di loro hanno ſignificatio
ne di qualche coſa,& queſti mifteri loro ſon notati da Euſebio Panfilo nel
decimo libro de Preparatione Euangelica, al capitolo ſecddo. Dall inuen
tione de i caratteri ſi ſon poi trouate le ſillabe, nelle quali ſi notano il nu-
mero, il tempo, loſpirito, e il tuono;& dalle ſillabe g deriuatè le dittioni.
dalle dittioni lè orationi;& in tuttala oratione honſiſte lalingua, ò il
lenguaggio delle perſone. Hor le lodi& honori de i profeſſori delle lingue
ſon molti quali ſuccintamente anderò cõtando: ſecondo il conſueto modo,
che nel diſcorrer tengo. Quelli adunque che fanno profeſſione di piu lin
gus, ſon da eſſer riputati per queſio, che tanto piꝝ ſono eccellenti de i brutti quanto piu lingue poſſedono, impero ches ſe noi ſamo auanzati di gran-
dex xa da gli Elefunti, di fœrocia da Leoni: di uclocitd da cerui, di fortea-2a da Tori, di prouidenʒa qualche nolte dalle formiche, nella lingua al-
meno ſuperamò tutti gli animali del mondo. Etoſe bene& celebrato quellouccello che diſſe a Pſitaco Salue,&. quel Coruo che diſſe d. Auguſto. Sal-
ue Cæſar,&. quella Cornacchia che ſu la cima del monte Tarpeiornon pon
8 tendo