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548 etimo de Mercanli bil mercãtare, d ingroſßo, d d minuto, fur cppagnie, faruiaggi, far ſoccide, aſſittare, tor aſſitto, tener mercato delle coſe, accordar-ſudar l arras barattarè, inue flire, vbdere, d caro, ò a bud mercato, d d c-tati, 0 d tepo, et coſi cõperare, d sborsddo il denaro, d d credga far ſcritti,
gnareè, arricc hire,& ſimili altre coſe. e gli inſtroꝶmeli loroſoni libri da cõ5 tinil memoriale, il giornaleʒ il quaderno, loſcbtro, linuttarios la tariſfa, le& Vlürari Gorſe, la caßß a, ſorignitla botte gas il banco. E però ſon com pagni de mer
cãti anco i Banchieri& gli Vſurari, i quali dal udeo ſono latimente di-
Antiquo iure Ciuiũ Romano) queſti tali, d con la permutatione dellepecunie, d con buſura eſpreſſa fuceuano gnadagno:& la permuta, ondè ſicercaua guadagnare, fu da Greci detta Collybus, la qual voce approbò
Plauto. rij inteſe Plauto ancora nel Curgulionè i Banchieri,& ſurari, dicendo.ſub Veteribus, ibi ſunt qui dant, quiq; recip iunt fœnore. intẽdẽdo per laparola Veteribus, i hanchi antichii gli quali Pioniſio. Alicarnaſſeo nelleſue Hiftorie riferiſce eſſer Stati fabricati nel Foro fin da L. Tarquinio Priſco.& di quelle botteghe, o bachi ne famentione Tito Liuio nella guerrade' Sanniti, in quella di Cartagine,& altroue. Quindi Cicerone in vna epiola pur ad Attico, chiamò, il danaro de' bãchi ęs circum foraneum perche ĩ banchi ſi trouauano e anticamente, e nouamente in Roma fabricati.Et Quintiliano nellundecimo libro delle ſue Inſtitutioni,& il predettoNM. Tullio nell orationt per Cecina, vengonod recitare, come gli incantidelle robbe ſi faceuano dinãʒi alle botteghe de banchlerisl arte de' qualieſſer ſtata poco honorata preſſo a Romani lo dimoſtramo le parole diSuetonio, mentrè riferiſces ehe da Mercatonio fugettuto in occhio a OttauianoCeſares che lauo ſuo foſt ftato banchiere;& che Caſſio, per fargli ingiuria, et vergognammominò il medeſimo figliuolo Nun Nummulario. A forſe(come dice Carlo Sigonio)la vergogna nacquè da que floscheè quelli cheſſercitauano in bãcoattẽdeuano anco alle vſure, ꝑ la qual ſortè d ingiuſtiſemo guadag no, glhuomini( come dice IM. Tullio ne ſuoi vfficij)incorreua
no nell odio di tutte le perſone, edo che limprobba cſſattione dell ſure
Fil con molte leggislequali da Cornelio Tacito 1. quinro de ſuoi. Annaliſom rifterite, d Romani ribattuta,& repreſſa molte uoltetonde ſerecita dcbprobationè di que ſtor che lantico Catone fi interrogato una uoltacheparer foſße il ſuo intorno al dare ad uſura.& coſi riſpoſeche n faceua differẽ xa alcuna tra il dare ad uſura,& vccidere un huomo. Et Hiſteſſo, ef.ſendo Pretore della gicilia, in teſtimonio dell odio che portaua à tal ꝓfeſlion, cacciò tutti gli uſurari fuor di Ila Nola. A. Catone nel ſuo libro de
Re
Quintilia
no.
daſicurtd, tor ſent᷑g e uolõtarit, pagares, bauer crediti, far ſcõmeſſe guada
mandati Argẽtarij. perche( come dice Carlo Sigonio nel ſecondo libro de
M. Tullio M. Tullio nell Ek piſtole ad Atti co, dicEdo coſi di Celio,Vide quæſo ne qualacuna ſit in auto, ſed certe eſt in collybo detrimentũ. Eper gli argenta