620 ee eIno di biaſimo, ma d aperta repulſa,& eſſiglios come tẽgono tutti gli huAtheneo. nini prudenti, giudicioſi,& ſaputi. Scriue Atbenèo nel quintodecimolibro delle Cene de ſuoi ſapientisehe ĩ Lacedemoni ſaggi diedero bando dalla cittd loro a tutti i profumieri uniuenſalmente; Miche Solonè inſtitu!nelle ſue leggi, che neſßuno poteſe uendere unguentine profumi L annodella fondatione di Roma trecento e uiati il Senato Nomano parimenteProhibi, che neſſuna donna Romana heueſſe uino,& che neſſun huomo Romano haueſſe ardimento di comprare zubetto, ne Muſchio, ne Ambraca-ner ne altri ſimili odori, parendo a quel ſaggio Senatod che queſte due coſecorreſſero del pari a corromper gli huomini,& le denne con l uſo loro. Aqueſto propoſito narra Fuetonio, he ritrouandoſi Heſpaſiano Imperatorecon la pna in mano, per uoler ſottoſcriuer una gratia, ch egli haueua fu t-to a un Cauallier Romano ſuo fu migliare,& ſentendo egli che il detto Caualliero reudeua un grand odorè ſoauiſſimo, ſubito con grand ira gettò laPenna ua,& ſtraccib la carta,& uolto oſcurato diſſe queſte parole. Jo tireuoco la gratia che t ho fatto, perchè io ti giuro per gli Dij Immortali,che haurti hauuto piu caro hauertiſentito putir da aglios d da cipolles chedi queſti ungutti feminili. Mas per narran coſa ridicolaſaho conoſoiuto ioſteſſo un orbo uella patria mia che incõtrandoſt un ſabbato mattina in unCGiudeo, che era di feſta,e tutto lindo,& profumato, a pena hebbe ſentitoJodor del Muſchio, d del Zibetto, che ſt poſe un faccioletto al naſo, d chepug Rar ö che diauolo di pux xa e alato il ſuo haſtone, imaginãdo oh eſſernon poteſße altri che uno Hehreo, li tirò una baſtonata per truuerſoio, maAulo Gel non lo gionſe, aſine di romperli i buſſolise i ſcatolini appreſso ohe portaualio. addoſſo. Dirò coſa piu nobile. Racconta Aulo Gellio, che, contendendoſinel Senato komano ſopra qual di duè Capitani propoſti poteſſe farſi elet-tione, per mandarè alla gutrra d Vngheria, arriusto il uoto à Catone Cvino, diſſe Di iſti due c hauete nominato, io tolgo 1 uoto a Paolo il gioue-ne, ancor che ſia mio parente perche mai non lo uidi uſcir fuor della guer-74 ferito, ma ſi bene il ueggo caminar ꝙ Roma tutto profumato. A quęſtoHine ſilegge, che anco Licurgo nelle leggiiche diede ai Lacedemonidui comãdò ſotto grauiſſime pen, ehe neſſuno haueſſe ardir ui cõprane, ne ndeve coſe odori fort ne unguenti pretloſtſaluo& ei non foſbe per offerirgli neli tempij ouero per medicina da guarire gli infermi. Sbruſfare una cafniſeia con un poco d acqua roſata ò coſa ohe può paſbares ouero um faccloletr, Oi guanciali del letto; ma comprare un par di guanti con la ronciade Gelſomini di gpag nas e ſpendere i cecchiui, è coſa molto uand,& ver-gognoſaʒ ne que fta coſa piace al Filoſofo noſtro Cariſſimo, che piu pre-Ko uuole un mantel pelato di ſopra, e qualche coſa di buono a deſinare,che ueſtir muylindo, e odorar da ruſſiano per le ftrade, con quattro fo-glie di rape laſera nellaſcutella. Pur facci il mondo come le piace. Ils. Dotto
Schliessen