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La piazza universale di tutte le professioni del mondo : con l'aggionta d'alcune bellissime annotationi a discorso per discorso ... / Tomaso Garzoni
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658 N r, n 2

Annotatione ſopra il lv ij. Diſcorſo. f*

rie Lettioni, a' carte 3 1.

DE MALDICENTI, PETRATTORIL, Ee Murwuratori. Dic. xxx vii. b

Intorno ai dellegrini dice qualche coſa Pietro Vittorio ne ſuoi libri delle Va-

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Cl vna profeſſtone d alcuni huomini inciuili,& mal crea- 5

allaſeras che cõ peſſimalingua lace rar queſlid et quelbaltro,Jar ridotti nelle bottegbo, tener ſcola nelle piax xe, et cõuenticole publiche,&. priuate, dimoſtradoſi dell. Academia del

Aretino, del Borchiello, del Bernia,& del Franco ber nos dir della ſcoladi Paſquino,& di Marforio tanto ſon uſi a Sfodrar contra tutti egualmen-

re Linſana lingua piena del toßico, et del pelifero ueleno della maladettadetrattione Ne ſi ricordano i furfanti, mentre ſono nel circolo d Anaſar-co quãto ſia infamè coſa attendere a queſta uergognoſa profeſßione, deridædo. fee loro laſontenxa d Heſiodo, he diceua, la lingua non douer vſeir diquella porta, che la natura a bel Sudio gli ha chiuſa,& heſfando i aureodetto di Senocrate. Dixiſſe quandoq; penituit, tacuiſſe nunquam. Non-dimeno è pur vero a lor mal grado quel che dice Seneca nel libro De moribus, che, Imago animo ſermo eſt,& qualis uir, talis oratio. perche dunque ſono gente maligna, et col ma di nequitla, quindi aulenc, ehe iniquamꝭte ſtraparlano mo d uno mò dell altro ſenda ſßenoso ritegno d alcund ſorte,ſeordandoſi affatto quel belliſſimo detto di Plutarco nel libro De cohibi-tione iracũdiazehꝰ formicarũ,& muriũ eſt mordere. el laſententia piuche uera di Saluſtio che, Omni uitio carere debetis, qui in alterũ dicereParatus eſt.ſecondo il yulgato detto di Democritor che, qui alterũ incuſatprob, ipſum ſe intueri oportet. Nano coHoro per diletteuol diporto Pasſomigliarſi a quell Oſcoa del quale dice Seneca, che Varèua nato a queſſo fine di dir male di tutti,e lacerar cð la ſua lingua ciaſcuno: ouero a 41 Mo-

mo, del quale dicono i Poetische calomniaua ogni coſas fiſe pur quâ to po

teſſe eſſer perfetta, la onde nõ potẽdo con ſuna ragione biaſimare la i guraædi quella Venere: che Praſſitele pittore dipinſe furmoſiſſina, addeſtrãdouila lingua cõtra, ſi oorʒ9 di dire almen quæſto chele calgette non gli ſtauæ10 troppo bene. ouero a quel Zoilo antico, la cui rabbioſa loquacitd, et mordacitd amarulenta fu tanta e tale, ohe ſi eſteſe anco alle calonnie del diui10 Homero, onde paſſò poi in prouerbio, a parl ar d una petulate maledicę

Tas di nominare la mordacitd di Z oilo. Ouero a un Theonc, ch eſu tãto male

dico che da lui deriuò quel prouerbio preſſo a Paolo Manutio. Pete Theonino rodi. oue ro a Hipponace Ia bografo amarulbto,& hehbe una lingua tã

veau al dir male, che da lui nacqus quel detto prouerbioſo, Hi p-

ponacteum

band di demoniſ infornali, che non fanno al tro dal matino