5 N F NN 791dliatori. ꝓnetonio però ſeriue, che Ceſare Augufto prohibꝭ queſto ſnettaco- alo al ſuo teinposil qual fu poi da Tiberio ſuo ſucceſſorè; in memoria ael pa- Suetonis.dre, e di Pruſoſuo auo dimuouo eſſercitatoz ei inde da Caligula da Clauũ o,da Adriano, da Antonin Pio, finche Marco Aurelio, came rac conta Ciu- 1 8lio Capitolino, temperò que ſtofuneſto& horridoſpettacolo: e Throdorico 5170 lin 65Re de Gotti; romè recita Caſſiodoro, negandolo apertamente a Rmani lo Caſsiodoleuò afſatto. Hanno grandiſſima ſimilitudine adu què i ſpaaacini ce tempi ro.noſtri con quei feroci Gladiatori dell etd paſlatase alcurt qu ãto all araimtto ſon gli iſteſſi, quanto ali ani mo, quanto alle fo xc, quanto al conſeglio: udto al ualore: ma altri piu poltroni ueramente cheli cimici, degenerando,e tralignando affatto da gli auiloro, hanno poſto nella uergogna, e nell in-famia tutiol honore, e rutta la riputationt del lor neſſieri. Pochi ſon quellis che cingonol honorata ſbada d Erſenio, e Pacidiano famoſi Gadiatori di 1quel tempo, ae quali fa mentione Marco Tullio nel ſuo oratore E rariſſi- io. Nmi quelli, che ſeguano il valor di Spartaco ueramantè brauo, di cui ſcri-uendo Horatio die. 85 Aemula nec virtus Capua nec Spartac us aver. HoratioMa bene innumerabili,& inſiniti ſon quelli, che nõ ſon braui d altro, chedi ciandes e di paroleʒe inanʒi che c attachinole pugne e le ſcaramuc cies ſidimoſtrano tanti Hettori, e tanti Achili, ma principiato il giuoco, c guiſadi Traſonirſi pongono le gambè in ſpalla fuggendo à piu potere, per no, re-lar feritie malamentè ruinati. Quellis c han la natura piu viuacè, e r ſen- ftita, cutrano coraggioſamente come Bacchiie I urbonis dentro nel macel.lo, e al ſolo odore delle quiſtioni, ſi fanno auanti, most rando con la ſpada inmano quanto ſian prodis e vuloroſi d ani mo, e di corpo: al ſentir nominar lepuę ne, ſaltano dalle greʒʒa, come i caualli d huomini d arme al ſuonodelle trombę: al veder le baruffe attaccate, barriſcono per ſouerchio deſio diſungue, come ꝑli Elefanti al Ftrepito delle battagſie, al menar dellemani in mex delle ciuſfe, ſi fan largo come tori arrabb ati dentro nel ſteccato; con la voce gagliarda, e potente ſtemono come Leoni: don la ſpa-da vibrante girano intorno come ſerpenti, con le mani graſfianol arme,e co piediſtuotono e calptſtan la terra, come tanti Balardi ſcatenati 5 o,ẽſi voltan quei penacchi loro, Eolo trema di Pau ra, ouè ſiuolge uſiero aſßet70, Marte gta in dubbio di Far ſaldo, o di fuggires oue mirano gli occhi furibondi, l iſteſße furie s empion di terroreʒ oue gir ano ĩ colpi de picloleſ,ne Steropeine Bronte potria difender larmaturesoue minac cian con le parole, Hercole S empie tutto di ſpauentorouè per malaſort e delleprodexs eloro ſpargono ĩ fatti, la terra tremail inferno pauentas el ciel refla eommoſſo d infinito terrore, che lo premè. ugni di ogni horas qgni punto, ogni momèto, nõ parlan daltro, che ducciſioni, di tagliar gambe, di romper braccia,di ſpe x gar laſchiena a qualch uno: queſio ꝭ loggetto de lor penſteri que-Ddd 4 Sto.
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