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Elogio di Sebastiano Serlio architetto bolognese / dal marchese Antonio Bolognini Amorini
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parte delle quali, come egli stesso avverti, prima che altri adifetto glie lo ascrivesse, è invero trascorso in varie licenze,come di rompere Architravi, fregi, cornici, frontispicj, difasciar colonne e pilastrate, di aver usato tanti superflui or-namenti , tanti cartocci, tante volute ; non lascia però collasolita sua candidezza di chiederne scusa e di pregare che si ab-bia riguardo al Paese ov 1 egli era, cioè in Francia , ed al de-siderio di certuni di veder cose nuove, e di volere in tali E-difizj luoghi assai per porvi lettere, armi, imprese, teste an-tiche , istoriette di Basso rilievo, e cose simili. E con sanoaccorgimento il chiamò egli Libro straordinario, ben avvi-sando non esser quello compreso nel numero de sette libri,i quali, come più volte va ripetendo ne' scritti suoi, formardovevano tutta f Opera ; ma fatto solo per ozio ed a capriccio :osservando che se si leveranno via da queste porte tutte le cose ag-giunte , e si faranno ricorrere non interrotte le cornici , e si finiran-no le colonne che sono imperfette, insomma se si spoglieranno leinvenzioni sue di tutte quelle frascherie eh 1 egli vi ha intro-dotte, per piacere aFrancesi; le opere rimarranno intere e nellaloro proporzionata forma; e discende a chieder scusa agli archi-tetti fondati nella Dottrina di Vitruvio , dalla quale non in-tende mai di allontanarsi, di tante superfluità ed arbitrj, pre-gandoli ad avere riguardo al paese ov egli dimora ; non inten-dendo mai quivi dindicare f Italia , e molto meno Bologna ,ove alcuni meno accorti hanno supposto di considerarlo; fa-cendosi con questa autorità lecito d 1 inveire contro il gustodel Serbo , e di tutti i Bolognesi. Il Conte Girolamo dal Poz-zo Veronese, non solo in certa sua operetta intitolata, degliornamenti di architettura civile secondo gli antichi, se la pre-se contro il Serbo , ma più ancora in una sua lettera al Co:Algarotti deplorando il gusto corrotto di Architettura del Se-colo presente, arguisce essere esso poi in Bologna invalso finoatempi del Serbo , deducendolo dalle sopradette da lui nonintese parole; mentre è chiaro parlar ivi il Serbo della Fran­ cia , non mai di Bologna ; e se il Sig. Conte avesse ben lettoche il Serbo dice, di aver riguardo al paese dove sono , era facile ilrilevare non intender egli dell 1 Italia , i cui Architetti di queltempo loda egli tante volte . E 1 ben anche più strano che ildetto Signor Conte pretenda di appropriare al Serbo quell 1 a-more di novità, che gli fece introdurre quelle licenziose su-perfluità nelle sue Porte; mentre che conoscendo egli stessoche erano degne di riprensione, di ciò appunto chiede per-dono.

Poco conto devesi tenere delle calunniose imputazioni che