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Elogio di Sebastiano Serlio architetto bolognese / dal marchese Antonio Bolognini Amorini
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eludendo, che quanto di buono vi è nel Serbo , devesi a Bal-dassarre ; e non curandosi punto di provare il suo asserto,confessa che non si sente il coraggio il sapere di sca-vare dal mezzo del Serlio le misure delle antichità, e le os-servazioni del Peruzzi da esso infrascate di mille piccole cose :eppure se ciò fosse vero, poco sapere, e meno coraggio vivorrebbe trattandosi di cosa di fatto e reale ; ma il Padre dallaValle dalle combinazioni delle cose asserite dal Lomazzo conquelle che già furono riferite dal Vasari deduce ( pag. 174.T. 3. ) che se il Serlio rimase erede di molte cose di Baldassarre , chegli furono di molto ajuto , sarà facile il convincersi che quello che viè di buono nel Serlio devesi la maggior parte a Baldassarre : ma ditante edizioni delle opere del Serlio il Padre dalla Valle nonne ha potuto vedere che una; ed è quella che dopo le consi-derazioni dello Scarnozzi fu da esso lui ristampata , e corretta , ecol mezzo di Messer Francesco Sanese in Venezia P Annoiòco. pubblicata. Però il dalla Vaile come per dimostrareP alto suo sapere, si pone a pescare fra i libri del Serlio al-cuna cosa del Peruzzi, e come se fosse impresa difficile, ciriferisce appuntino quei luoghi, nei quali il Serlio per inge-nua gratitudine rendendo meritate lodi a Baldassarre, dicequanto da esso ha ricavato; e da ciò ne deduce il dalla Val­ le , che le cose dal Serlio pubblicate come sue, sieno per lamaggior parte di Baldassarre. Anche il Danti nei commentialla Prospettiva del Vignola dice, Sebastiano Serlio essendo statoallievo di Baldassarre prese da lui tutte le cose buone desuoi libri ,come egli stesso in parte afferma . Per tal modo P animo schiettoe leale del Serlio , come ad ogni tratto si palesa nell operesue, dicendo di aver molto imparato dai bravi Architetti , cheallora fiorivano in Italia , e principalmente da Baldassarre,non potendosi pure intendere da molti malavveduti, preseroargomento per tacciarlo di plagiario ; asserendo non essere suoiquei libri, ma del Peruzzi. La qualcosa servì in appresso dinorma , cred io , alla più parte degli scolari e discepoli, i qua-li hanno creduto benfatto il non essere più mai grati e rico-noscenti a 1 loro precettori. Fu il Serlio di tanta onestà di co-stumi, di tanta sincerità di animo, che se fosse stato erededelle opere e dei disegni del Peruzzi lo avrebbe detto. Sem-bra probabilissimo il potere arguire che nel tempo, in cui morìil Peruzzi a Roma , che fu nel principio del 1,536, non vi sitrovasse il Serlio . E certo che nel 1 53 j. era egli ritornato inVenezia avendovi, come si è detto , pubblicato per le Stampedi Francesco Marcolini il terzo suo libro. Bisogna quindi con-chiudere che fallaci molto sono i fondamenti delle imputazio-