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Tomo I.
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II

Introdtt

n tut grän riuscita . JVuando ancora untale Ingegno ne' limiti di una sola seien -5^4 si rcftrigne, »Jsai piu dell' altro s'in-noltra, e la penetra sino ad una ajsai piugrande prosonditd. Con questisentimentidell'Huet affermare dobbiamo, non effer-vi dubbio , ehe ancorcbe la rinscita nonsard grande , anche grande dozBd l' In-gegno appellarfi ; pero conrvicne a tuttiafsaticarci a render grandi toofiri In-gegni , perchi ba Iddio a tuttigli Vomi ,ni conceduto una mente valevole a tut-te le cose comprendere . Cosl leggiamonella Sapienda cap.7.17.Ipse dadit mi-hi horum , qua: sunt, scientiam ve-ram,ut sciam dispositiones Orbis ter-rarum, & virtutes Elementorum, ini-tium, & consumationem , & medie-tatem temporum, vicissitudinum per-mutationes , & consumationes tem-porum, anni cursus, & stellarum di-spositiones , naturas animalium , &iras bestiarum, vim ventorum, & co-gitationes hominum,differentias vir-gultorum , & virtutes radicum , &quaecumque sunt absconsa, & impro-visa didici : omnium enim artifexdocuit me Sapientia . Se poi alcuno aperfettamente comprender tutto nort->giugne , certamente la di lui debole^aaccusar non st dee , ne le altrni satichedi biasimar fi avrd cura . Nec enimomnia possunt esse in hominibus,quoniam non est immortalis filiushominis ; conte st ha nell’ Ecclesiasticocap.i 7.Z)ee bensi ciafebeduno , ehe del-le cose altrui mostrarst Censore presttme,esporre al pubblico le sue proprie merci,farle conoscere migliori , e dimostrarstcolla sperien%a, d' Ingegno piü sublime,la vera , e buor.a Emulaijone in ab son-dare dovendost . Si potrd altrimcrxe^

ZlöBe,

dire a lui (jüelcbe al critico LabaroEonamico disseil dannato Erasma: L3-zare veni foras : secondo BernardoScardeono lib.i.hist.Fatav. il ehe in al -tra Opera abbiam riferito ; 0 come dis-se Martiale al Lettore , lib.r.Ep.8.

Hec mala sunt; sed tu non melio-ra facis .

c nel Jib.i.Eprig.5p.at/f4 purestcrittot'

Cum tua non edas, carpis meacarmina Laeli :

. Carpere vel noli nostra, vel edetua*.

11. Ardentemente alcuni far st udireCensori fipregiano , ancorcbe maledi-cenda , ed invidia mordace , erabbiosolivore , ma non vera censura sta quella,di cui pompa far vogliono , per effere alMondo creduti Litterati . ^uelcbe e piio■ difsorme , sen%a avere di se stesti gid da-to alcun saggio ( ancorcbd gli Vominidotti dal dir male fi astengano ) o se da-to alcuni pur l’ banno, e sono dipoca la-de meritevoli , ad ogni Autore , ad ognilibro le maecbie attaccare presumono ,e gli abbagli , ed altri mancamenti a la-ro Capriccio innal’gano , e i decreti pursormano . Di questa spegie di ridicolostCensori largamentc trattiamo nel Ter-zo Tomo,cbe aggiugneremo a' dne To-mi dclla nostra Idea della Storia dell*Italia letterata gid dati alia luce.JUntu%%are i loro deboli vaneggiamcn-ti pigliandoci il piacere , c soddissare ._»anebe a buoni Critici , se vi sard btso -gno , abbiamo gid stabilito nello stessoTomo . Le vane specit de' Critici quinonditneno manifestare vogliamo , t_»consolare i buoni Autori , ehe scrivono, iquali considerare ben debbono , ehe ilbuono, quando veramente i buono , i datutti conosciuto", anebe dagl' Ignoranti ;

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