iz Ißor. delle Gemme) e delle Viet re di Giacinto Gimma ,.
tome un Virtuoso ci scrisse . Coji /’ oro E poi resta un Montoncad ogni forr»e?)fo di fuoco piü ref:ste,e Beflfato dalle genti a meza strada^risplende . 14. Gl’IPPOCR 1 T 1 altri fono,cbe
12. Cinquc nemici degli altrui libri delle Opere loro non fanno alcuna mo-sono comunemcnte afsegnati, come st leg - stra , e se pure la fanno , niuna fortuna ,ge nel Teatro dei Be)crlmc. 1 primi so* niuna lode vi ritrovano . ,%>ue(li veg-n0 gl' IGNORANT 1 per V ottufo inge- gono appena alcun-libro , ehe alia voglia,gno, con cui le cose capire non posfono, loro foatkssaccia, t sia di buon gufloion•o percbi privi delle cognitioni di quel- de pare , ehe di alcuno di questa spczje-*tbe fapere st debba, e si possa0 di alcu~ abbin dmto il Cieco d' Adria Luigine debolmente infarinati, quando pur Grotto :
sono ne' princip) degli Studj loro , $onecceffiva estima%jone di se flesti , credonoe mostrano , ehe tutto sappiano , e tuttof altrui francamente difpre^ano ; c dif-fe Giovanni da Collo ne'suoi Concetti,e sentenze morali:
Sempre dei Carro e la pili tristarota
Che strepiti» e 1 * orcechic altruipercota .
2 fon pub »suorcbi chi e dotto,conosccre 0le virtii 0 i vi%) de’ dotti Z)omini ; si-tome ogni Artestce pub solo giudicarele Opere della sua arte . Scrisse perbPlinio il giovine Epist. 10. Ut de pi-ctore» sculptore »fictore, nili artifexjudicare; ith nisi sapiens non potestperspicere sapientem.
ij. I SVPERBI quelcbc a loro iignoto apparare fdegnando , con deri-sione le fatiche de' Virtuos vilipendono',ancorchb molto dalle medesme fmpararpossano , e con occhi biechi ritnirino .£>cg’i flesti pub dirsi coi Boccaccio:E co-me Galli tronsi colla testa alta pet-toruti procedono e ne' discorsi tondefenten%e sputar s' odono ; ma diste An-drea Sgarbaft tttl:
Alcun si crede esperto, e par chevada
Orgogliosoj ed altier quasi Leope,
Vorrebbe fare appunco, conte so.gliono
1 Can degli Ortolani, che nonmangiano
Caoli, ne voglion men , ch’ altrine mangino.
1$. Gt 1 NFIDIOSI, detti ciecbi daLivio,sono i piu molesti, percbi niuna ._»virtii pregiano, e tutto quelle, ehe neglialtri splender mirano »• e mancare in feflesti» con furoro difprer^ano ; onde conrabbia st attristano . AI nobile senti -mento di Plinio il giovine con vergognxst oppongono ; mentre nell' Epist. 10.scrisse di fe st esso Neque ego ( utinulti ) invideo ahis bonum , quoipse caieo ; sed contra sensum quen-dam, voluptatemque percipio , si ea,qute mihi denegantur , amicis videosuperesse . Ma i questo un male , che_jben dilatato si vede, e pare, che familia-re sia fur divenuto ; ni men porta ali’amicigia » e d all' obbligarjone per losparso di molti anni confcrmata , alcunrispette', tanto che disse il Sannar^aro:
Nel Mondo oggi gli amici non sitrovano :
La sede e morta , e regnano 1 ' in-vidie,
E i mal coslumi ognor piii si rim>vano.
'JVuait-