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Tomo I.
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lßor. delle Gemmis ( delle V leite di GldCinto Glmmtt,

tcnfiglio,cbe debba un Galantuomo Icg-ger fernere , comporre di raro, non istam-par mai\ considerando , cbt ia Stampa 4il Tavoliere , dove giucar st vede ia ri-putatione, e l' onorr .; e'l Banco, dove s'impegna lafama, e'l nome colla mcdeft-ma Eternitd. Non i pero degno di lode ilconfigito ; anti tutti jcriver debbouo,quando a fcrivere sono atti ; e n abbia-mo gli efcmp) di tanti, ehe hanno ferit -to, e pure ferivono ; senta ehe le bravu-re de' Critici gli atterrijeana . Se pureerrori succedono , o abbagli , o altri di-setti, gid e noto quell' Homines fumus,& falli possumus : e chi nel comporre 4«stuesatto , pub di cio fare ottimo giudi-5(jo ; pcrcke ha la fperienta delle difst-cultd, ehe ncllo feriver bene fpefso s' iti-contrano . Nella voce Scribere cosi con-chiudeii Bcjerlinc: Viri boni est bonasua non caelare , eaque viva voce suiseculi hominibus, & scriptis posteri-tati communicare . Imperfecta multaquidem; & quid in hac vita perfe-ctum ?

20 . Lc nature di tanti Critici, ehesono al Mondo , fecondo le specie loro,benche divise leabbiam numerate , itu»unaflejfa persona talvolta unite fi veg-gono . Molti in unostesso tempo Emuli ,Jppocriti , Invidiosi st mostrano , e datutte le altre fpe\ie de' ncmici de' libriprendonol' armi , ehe stimano ferire ba-ftcvoli, e fanno in se steffi un composto dinature diverse, piu stravagante degi' Ir-cocervi de' Filosofi . Jguesti sono i Su-surroni, ehe per seminare discordie ado-f erano le forte tutte , le inventioni, e iconstgli ; e questi i buoni libri addentarefi dilettano, e lafama di chi ferive , e_>nulla cttrano de' rimproveri , e de' bia-fimi, ehe ricevono . Si pub djredi loro

quelche gid di/se il L)olce t

Come assalire o vaso pastorale >

O le dolci reliquie de' convivi,Soglion con rauco suon di strido <le ale

Le impronre Mosche a’ caldigiorni estivi .

Pericolofa i senta dubbio con queste-rfpetje de'Critici e l' amicitia , e Ituipratica ; dicendo Serafino Aquilam tDice il proverbio, fra la Gatta, e'1 Cane,

Che gH mai non vi fu buona_>amicizia .

La cagione fi cava da quelche cantoGiovan-Giorgio Trifstno:

Ed ho in odio colui, che dentro iicore

Tiene una cosa, e nella lingua un'altra .

Spretpeano lefatiche degli Z?omini dot-ti ; e fe talvolta da fuori qualche fua-Jopera, che appena fi rimira , alcuno diquesti Critici , prefume d’effer giuntonella Cima dei Parnaso , c poter dare al-ie steffe Mitfe le leggi ; nd vede , fe noncon pena, lc glorie de’ gran Letter at i ; iquali pero a profeguire lc loro lodevolifatiche maggiormente s' invogliano ; st-come al latrat de' Llastini Peragit cui>sus surda Diana suos.

2 i. Sono invero diversi i gen] degliZ) omini , come gid dicevamo , diverse leapplicationi, e i voleri ; e come fcrijseil P. Costantino de' Notari nd fuciDuello , Osco era nato a dir villania, e^Zenone coi suo procedere amareggiavai circostanti . Con altri son nati al dirmale, alia Critica , al disprCZZP di tuttaquello , cbe non i alia loro pastione sod-disfacevolej canto pero Capoleane Gbcl-ftttei:

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