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Tomo I.
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380 'lfiorJelie Gemme ,f adle Bietre di Giacinto Gimma.Ltb.Lll.

terargli le distillazioni. Flavio Queren-gone' Discorfi Tolit ki delle Lucerne de',Sepolcri anticbi art.z. attribuiscc al caldocombattuto dal freddo la cagione di ta-li lumi,e ehe nell'aprirsi i Sepolcri quel-le esalazioni calde , e secche bituminose,e solfuree all’aria esterna si accenda-no .

20. Final mente prova il Ferrari ef-fer falso, ehe abbia potuto bruciare il li-no Carpasio senza 1 ' olio, o altro li-quore , c ehe si sia perduta 1’arte di for-mar tali lumi; poicche se alcuna voltavi solle siata , ne avrebbero fattamen-Zione tanti Autori Greci , e Latini : edavverte 1 ' Aresio, ehe Aristotile avendospeffo favellato dei nutrimento dei fuo-co , de' lumi cosi maravigliosi non ne faparola. Plinio, Solino, Plutarco, ed altridiligenti 'Crittori di cosc rare, avrebbe-ro tralasciata ogni altra cosa di riferire;im non i lumi perpetui, ehe sono cosimaravigliosi, e ehe si snppongono in usoappo gii Aatichi. Certamente multe co-fe hanno inventato i Moderni, ehe pri-ma non erano note : c formar lumi per-petui non e stato cosi facile , ancorchemolti si sieno applicati ali’ invenzione.il Becchero inThyfic.Jubtevr.lib.i.sePl.^.cap.$.ntm. 104. narra, ehe il P. ChircherMund.subterran.ne\ cap. De lumine perpe-tuo proposc potersi fare ne'luoghi, da vt^uali perpetuamente fcorra 1* olio , ap-Jrlicandovi lo stoppino d' Amianto. Diceperö, ehe non posta ciö succedere ; cumexperientia doceat , aßeftum brevi tempo -re , five ex natur a sua , Jive ob aibeer entem'fuliginem , corrumpi& extingui . . 4 liiproinde adfilamenta aurea , ferrea,sericeaconfugerunt;sedomnia in cajjum lentata-, erigetta ancora 1’opinione di alcuni , ehehanno creduto effervi stato il sacconelle lucerne, il quale abbia potuto bru-ciare -

21. Si possono aggiugnere ancoralememorie di alcune Leggi , dallc quali siraccoglie la gran cura degli Antichi difare accendere le lucerne ne Sepolcri;

leggendosi nella Legge Mcevia, Digest Demanum, teflam. ehe Mevia lascio a’ suoitre servi la liberti colla condizione, ehenel suo Sepolcro alternis menfibus lucer-nam accendant , & folemnia mortis pera -ant. Ulpiano lascio scritto nella L. 9.eile Pandette De rerum divis, intornola consecrazione de' luoghi; e nella /.5.if.T2.De donat.inter.vir.& uxor, intorno1’ olio posto dal marito per la moglienel Tempio ; onde si cava non efferviItato 1 ’ uso de' lumi perpetui. Tritemio,e molti hanno trattato dei modo dicomporre materie perpetue , ehe non siconsumanojmafattane la sperienza,ne es-si, ne altri han potuto formarle , ehe coisolo desiderio , come dice il Gaffendoin Tbys.fift.z.Hb.j.

zz. Per questi lumi perpetui de'Sepolcri nuova opinione fu proposta-»dal J unchen, trattando de' Fossori; cioeehe i lumi non altro sieno stati, ehe Fos-sori; avendo egli scritto: Hoc e/Z pulcrumhujus Jtiull inventum , b cujus fundamentopriscum illud Urnarum per plurima seculaardentium opus erui rursus pofje firmitermihi persuadeo. Diffe ancora il Liceto:Ronamicus enim exiltimavit in recluien~dis Triscorum monumentis fulgorem il-lum ,qtti jtatim viso aere visus elt evanuis-se, nullam fuifje flammam } sei pellucidumextitiffecorpus in tenebris mire coruscans.Questa opinione non disprezzö France-sco Carli Gentiluomo Veronese, propo-nendola in una lettera stampata nelTom.FI. della Galleria di Minerva a cart.> 75 - confermandola coi caso seguito adu n Campagnuolo , ehe affer: aver ritro-vato una certa Pallottina , ehe postala-»sopra un desco nella stanza, ove ripone-va le sue cole raccolte , osservö per piiinotti, ehe riluceva in maniera , ehe benpoteadilcernere 1’ altre cose vicine ;miehe una gallina volata su’l desco la get-tö in terra , e si spezzb in mille parti.

2;. Questa opinione effaminando ildotto Giovambatista Orsatti Professoredesto Studio di Padova con altra lettera

mol-