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Tomo II.
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De Ftiochi ßtterraneU e de'Tremuoti. Cap.Vl. Art, 2 ilf. 48 »

resto deoli abitanti. Con tuttocib Io{pavento, Pesalazione, e i vapori ar-fenicali della terra, portati' nell’aria perle aperture , e per le voragini satte, so-prnvsenendo il calore della State, han-no cagionat'0- Ablceili, Posteme, Ro-gna , Febbri cpidemiche, e Pleuritidi:e per tale influenza lurono talora seicen»to , e mille persone aminalate . L’alte-razione dei (angue , e degli umori perlo timore , e paura concepita dagli abi-tatori in molte Litta genero Fistule,Spi-ne ventose, ed altri mali. I patimentidi dormire alia Campagna aperta, al-1’umido, al freddo, e con disagio nel-le Baracche , o Capanne male accomo-date , e lo (pavento , ed apprenlionedella morte,contribnirono a detti mor-bi . 11 dolore della prole cstinta, dellaroba , e de’ viveri perduti , ed altritravagli, cagionavano una grande con-fnlione , e poca assezione verso gli al-tri , ciaicheduno cercando salvare sestesso, e coprire le proprie necefiitii.Nell’ OJJervaz. 2. narra nel fine fecon-do Ia relazione anche dataglida D.Yiu-cenxo Bonajuto Cavaliere diSiracusa,ehe (1 \ ideio pazzie, mentecattaggini ,inlensatezze , stolidita ne Ile feminine, eveccl ie , dolori Ipocomlriaci d Homi-ni malinconici, e biliosi, Febbri con-tinue , e Terzanc maligne, e morta-li , condelirj, e letarghi . Dove suro-no infetti di mal 1 aria naturale , segui-rono mortalita infinite , Vajuoli , ePustule ne’ Bambini.

34. Gl’ Iltorici, ehe hanno riferitii Tremuoti accaduti , hanno altresi(atta memoria delle Pesti, ehe ancorafeguirono allp volte: e Corrado Lico-stenedice, ehe il Tremuoto dell’ annodei Mondo ehe tu robustifllmo

nell’Italia , cagionb una cosi fiera Ca-resiia, cheglillomini tormentati dal-la lame li buttavanodisperatamentenelTcvere . Seneca Qu.Nat. lib.6. cap.z 7.ajferma , ehe dopo’i Tremuoti leguirloghono le Pestilenze: e lo prova, per-Tom.ll. r

ehe vi sono molte coli velenose: Pariistessa (i infetta , 0 ii corrompe co’ (no-ch i lotterranei , edecagionedi »novespezie di Morbi. Le aeque ancora inu-tili , e pestifere nella terra racchiufe, eprive d’ariamon possono effere a’ eorpi»ehe peste : e i'aria coli’ aeque steife mi-(chiata , e trattenuta nelle paludi, spar-ge il suo vizio , ed ammazza chi le ti-ra .Gli animali tono i primi a sentirlajpercbe sono nel Cielo aperto , e fi ser-vono delle aeque . Vi sono veleni na-turali : e molte Grotte anche nell' Ita»lici mandano da loro ibuchi vapor vele*noso: e se gli uccelli volando vi fi av-vicinano, cadono morti . La Grottadella Sibilla, cosi detta inun Monte diNoreia , cosi mortifera fi e conosciuta ,ehe non lia mal 11 scito chi vi c entrato ;pero Urbano VIII. Papa vieto in essacolla scoinunica 1 ’ ingresso , e fece conforte muro ferraria , come narra Nico-demo Martellini posto dentio il Tom.%.della Calleri a di Minerva . Il La «0 A-verno , ehe Ha le aeque nere, e torbidevicino Pozzuoli, dedicato da’ Gentilialie Deita Infernali, secondo Nonnioriferito dal Mazzella , fu per cagionedella mortal puzza delle aeque succosidetto, per cui gli Angelli volamlovisopra , cadeaao morti: ed altre Grottevelenose, e mortifere in piu luoghi sitrovano • Dice Alberto Magno lib.

Caji. 3. ehe in Padova li apri un pozzoi ungo tempo chiuso, e scendendovi unoper purgarlo \i mori i cosi it secondo .Volendo il terzo scuoprire la dimorade’ Compagni , postoii nella bocca de!pozzo,divenne deboie per gli aliti pesti-feri , ehe appeua. ritornh in se steslo do-po due giorni: epoi lvaporati quei cat-tivi vapori, 1’ aequa divenne sana . Lo_dovico 1 elli Medico di Venezin , comeÜ legge nella Galleria di Minerva Tom.f.cart.z 87. lerisse , ehe seguito il Tre-muoto nel 1706. nella Litui di pe i aro,fialzo due palmi di Uomo la Terra: «edalcuni Cittadini per una , o due ore :■

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