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Tomo primo.
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l’onore nella sera dei 12. Marzo 1737. di trovarmi invitato ,come Lettore nello Stadio Fiorentino, alla recognizione delsuo Cadavere, e al di lui trasporto dalla metà della Chiesa diS. Croce, fino al luogo del nuovo Deposito di Marmo, osser-vai che esso Cadavere era stato aperto, verisimilmer.te per vuo-tarlo dall’acque, e ripieno di Capecchio; ed osservai altresìche vi avevano lasciato una pesante Cintura di Ferro , lo cheindicava che il povero Vecchio soffriva 1 ’ Enterocele da ambi-due i lati, e per conseguenza dovette tribolare assai più, se ilsuo Male fu Idropisia. Mi ricordo, come se fosse ora , che lafaccia del Cadavere si era mantenuta benissimo, e somiglian-tissima a quella del Busto fatto da Gio. Caccin! 1 ’Anno 1610.al naturale, alla presenza del Serenisi. Granduca Cosimo II. (<r)e del Ritratto dipinto circ* al 1 6 y 6 . da Monsù Giusto Subter-mans , che il Granduca Ferdinando II. fece collocare nella RealGalleria (/>) , con quella bella Testona spazzata. Cosa curiosa lìfu, che il Canonico Gio. Vincenzio de’Marchesi Capponi, al-lora Console della Sacra Accademia Fiorentina, e che facevala> prima figura in questa funzione, nel mentre che stavamo fa-cendo la recognizione del Cadavere, mi chiese un coltello chea caso io mi trovava in tasca, e con esso tagliò il Pollice e PIndice della Mano destra del Galileo, e se gli portò a Casa,dove gli conservò poi nel suo Museo in un Vasetto di Cristal-lo. Ei mi disse che prendeva quelle due Dita, come Reliquie,perché con esse il Galileo aveva scritto tante belle cose ; edio toccando la Fronte del Cadavere, gli replicai, che avrei vo-luto poter’avere quel che già stava dentro al Cranio, alluden-do al suo tanto felice Ingegno, e sapere immenso (c).

§. XXI. Il Galileo era povero Gentiluomo, e ricavo dalleFilze Felioi , che egli non possedeva altro che la Casa Paternasulla Costa di S. Giorgio , accanto alla quale ne comprò poiuna da un Zuccagni : bensì coi suoi avanzi acquistò dei Luoghidi Monte. Abitò pochissimo in Firenze , anche negli Anni neiquali gli era permeilo di starci. Per conferma di ciò, nelle FilzeFelici conservo la seguente Lettera di Ceri Bocchineri, scrittaal Galileo, di Pisa, ne 25. Dicembre i6zi. da cui si vede cheesso non aveva Casa aperta in Firenze . il Sig. Vincenzio nostro

mi

(a) V. Salvi ni Fasti Consolar! cc.

(è) V. Filippo Baldinucci nella Vita di esso Subtermans p. 177.

(c) Circ’a queste Dita del Galileo, che ora fono presso il Sig. Ca-nonico Bandirli , V. quel che nota il Sig. Segretario Giuseppe Pelli a c.îoj. del Voi. /. del suo Saggio Istorico dell» Real Gallerìa di Firenze.