prendere il processo delle operazioni (39), Dopoche Plinio il giovine (A) ci fa sapere del Tevere 1Medios ille secai agros , navium patiens , omnes
fru-
{39) E' male che gli antichi scrittori , ed in parti-colare Vitruyio , cai per obbligo di professionedovea maggiormente incombere , non ci abbianotramandato il meccanismo della costruzione degliaggeri , 0 sieno ripari de’ fiumi , detti anche daPlinio L. V. c. 9. Moles , e da* Greci Xiapoara. .Comunque voglia credersi che fi idea , e ’1 dise-gno se ne apprendesse dalle rondini di Egitto, lequali, secondochè attesta Plinio L. X. e. tìe-racleotico astio melem continuatione nidorum , svagan-ti Nilo , inexpugnabilem apponunt , stridii pere uniusspatio &c , è certo , che nelle contrade Egizianefurono antichissimi , onde nel Deuteronomio c.XI. v. 10. leggiamo : Terram Aegypti totani perin -de atque hortum humana opera irrigati . Apprendia-mo da Diodoro L. I. p. 42. che gli argini del Ni-lo a modo di dicchi si aprivano , quando la pienadelle acque era arrivata alla giusta misura, per in-di farla passare ne’ piccioli rivoli , onde portarsiad irrigare i terreni più distanti ; chiudendosi poiquando si erano a sufficienza innaffiate tutte le cam-pagne. Il dotto Jacopo Gotofredo sulla L. unica d ?Nili aggeribus non rumpendis Ced. Theed. L. IX. Tit.52. mentre parla con erudizione di cotali argini ,confonde con essi le cateratte de’ fiumi , • e ì dìa-copi , che furono appunto i divisati rivoli apertiin mezzo agli argini , da cui ricevevano fi .equanecessaria . Dalla legge poi di Ulpiano penula
Dig.