jid anteporsi lo specchiatissimo luogo di Dionigid'Alicarnasso (y) , dove parla deìì’origine , del corso,delle foci, e della navigazione del Tevere , dicen-do che i navigli a remo per grandi che fossero,come quelli da carico , entrando dal mare perla foce del fiume, venivano tratti sino a Roma,coll" ajuto de’ remi, e delle funi ; ma che i legnipiù grandi , che non vi entravano , si ancora-vano presso la foce , dove scaricando le mercisopra i battelli > per mezzo di questi s’introduce-vano nel fiume * e si trasportavano fino alla cit-tà . Or comunque la forma degli "antichi naviglida carico (41) creder si voglia adattata alla na-
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(41) Sebbene le navi dà càrico fossero fornite di ve-le , e di remi , e spesso ancora tirate- a rimur-chio ; non -furono però le stésse, riè ugualmente co-struite pel trasporto de’ gran massi nel mare , eper entro i fiumi . Primieramente la differenzadella rispettiva gravità delle acque dell’uno, e de-gli altri esigeva diversa proporzione nel peso delcarico , e la contraria corrente abbisognava distruttura di navi, e di condotta divèrsa . Quindinell’ imboccatura de’ fiumi si scaricavano i gran
mas-
(v) Antiq. Rom. t. 111 . p. 183. Franco-