Ab. 21.Brixi ano-rum Gal-orum.
J. 3. C. 19.Cenoma-Annagro.
lib. 2.
4 8. 8.
lib. 2.
Pol. She.vg-
Liv. I. 33.
Liv. I. F.Miſc. J. 4.
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popolo, e d'altro corpo, erimaſero però nelprimiero ſtato, e ſolamente dugent' anni do-Po aſſalite furono, e conquiſtate. Or comedunque ſaranno arrivati fino a Verona ĩ Ceno-mani, mentre nè pure nelle contigue, e flori-de Valli, e in tutto il diſtretto, ch ora&Breſciano, ſi ſteſero? e come pud eſſereche teneſſero Verona, ed altre Città, men-tre Galli Breſciani gli chiama Livio? Ac-corda Plinio perfettamente, ove par, chefaccia intendere quel de Cenomani non eſ-ſer già ſtato un Juperio, come ora c' chi
lo chiama, ma un territorio.
Strano parrà tutto queſto a chi dell' am-pio dominio, e delle molte Città de' Ceno-mani per tanti libri va impreſſo: ma perfermo tengaſi, tutti coloro che cosl hannoſcritto, o creduto, ſopra le eſpedizioni dique'tempi, e ſopra la pi remota antichi-tà poca conſiderazione aver fatta. Quanti
gran nomi ſi riſtettero già in poco ſito] Per
teſtimonio dell' Alicarnaſſeo Enea, e i Troia-ni in un colle ottenuto dagli Aborigini ſiallogarono per quaranta ſtadii di terreno all-intorno: fu un tratto di ſettecento lugeri,cioè campi, per autorità di Catone citatoda Servio. In quanto ſpazio erano Marſi,Veſtini, Marrucini, Peligni, Equi, Sa-bini, Gabii, Aurunci, Oſci, Volſci, qua-ſi tutti nellꝰ Iſtoria rinomati per guerre? li
piu di queſti o ebbero una ſola Città, o
veramente niuna, eſſendo Comunanze dapiu terre, o borghi compoſte. De Roma-ni quanto parlano le Storie ne primi tre ſe.coli? e pure correa già il quarto, ch' aſpraguerra aveano ancora co Vej, la cui Cittaàera a venti miglia da Roma, come preſ-ſo Livio rimproverava Appio Claudio. Maparliam de Galli Otto genti Galliche an-novera Polibio, allogate nell' iſteſſo tempoin quel piano, ch'ora& Lombardia, e par-te di Piemonte; e pure n era oαο)·αta unaporzione da Liguri, e dichiara lo Storico,come quelle otto erano le principali, ondepid altre minori ve merano: veggaſi da cidſe niuna di eſſe occupar potea gran paeſeOſſerviamo la maggior di tutte, cioè gl.Inſubri. Como appare, che non fu di eſſi,poichè Marcello degl' Inſalri, e de Co-maſcli trionfod come di due genti; Bergamo inſegna Plinio, che fu degli Orobii;Novarra fu da Catone detta de Liguri, daPlinio de' Vertacomari; Ticino da gentiLiguſtiche fu edificato ſecondo Plinio, eche da eſſe foſſe tenuto, conferma Livio;la Storia Miſcella' attribuiſce a. Boj: ecco
erd com' altra Città non ebbero gl Inſubriche Milano da loro edificato. Or comedunque i ſoli Cenomani dovean diſtinguer-ſi talmente da tutti gli altri Galli con oc-
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DEE II FRI VERONA
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cupar pi Città, e tanto paeſe, quando
add eſſi appunto ciò competea molto meno,
perchè non vennero in molta turba, noneſſendo paſſato in Italia il popol tutto, maconſervato ſempre il nome, e la nazion lo-ro oltra l' Alpi; venne ana partita, comeda Tito Livio s' impara, cui fort d' anni-darſi col favore di Belloveſo, e degb' In-ſubri. N biſogna immaginarſi, che veniſ-ſero quelle genti allora a cercar dominio,ma pane, che lor mancava per la molti-tudine ne' lor paeſi, cide terreno da colti-var per nodrirſi, contente però, quandon' aveano a ſufficienza occupato. InſegnaStrabone, li tre pid conſiderabili tra popo-Ii Gallici ciſalpini eſſere ſtati Infubri, Boj,e Senoni: a tempo ſuo le genti confiderabiliin tutta queſta parte d'Italia erano Veneti,Inſubri, e Liguri. De Cenomani in fatti,come di piccol popolo, dopo il dominio Ro-mano ii ſperſe, e ſi ſmarri anche il nome.Tacito, che tanto parla del lor paeſe nel-la guerra di Vitellio, tal nome non usò mai.Non cos! quel degl' Inſubri, che continuòdſempre, nominando la region loro Appianoin tempo de' Triumviri, Tacito in tempo diClaudio, e dell'avo di Didio Giuliano di-cendo Sparziano, ch'era Inſubro Milaneſe.
Che Breſcia, e Verona da nazioni di-verſe tenute già foſſero, e quella da Galliqueſta da Veneti, altra grandiſſima pruo-va ne dà tuttora il linguaggio dell' una eJaltra, e la ſomma diverſità di pronunzia,edi troncamenti, e la contrarietà de accenti,edi ſuoni, eil ritenere i Breſciani ancoranon ſo qual Galliciſmo, uniformandoſi co-dialetti di Bergamo, e d' altri Lombardi,
dove i Veroneſi hanno la favella, ed il
ſuono iſteſſo di Vicenza, e di Padova, chen'& alieno Queſto per verità& un teſti-monio ſenſibile, e ancor preſente; certacoſa eſſendo, che i noſtri odierni dialettinon altronde ſi formarono, che dal diverſomodo di pronunziare negli antichi tempi,e di parlar popolarmente il Latino; la qualdiverſità non altronde naſceva, che dal ge-nio delle varie lingue, che avanti la Lati-na correvano, veſtigio delle quali reſtò purſempre, ed è quaſi indelebile. Perd diſſeLivio, che Marſiglia colonia de' Foceſi neriteneva ancora dopo tanti ſecoli l' accentonella favella, e che i Reti Alpini, trasfor-mati a ſuo tempo interamente per l; or-ridezza de i luoghi, ne ritenevano però an-cora nella lingua il ſuono. Oſſervò anchePlatone, come le colonie ſon gente ani.langus: come potrebbe dunque eſſere avve-nuto, che ſe foſſe Verona colonia de Gal.li, niun veſtigio riteneſle de' dialetti, e deſuoni a'diſcendenti da Galli rimaſi, maalla
Liv J. 5.Cenomæ.AOmantis.
lib..
Ei 5Aun. l. 11.
Liv. J. 37.
J. S. neguide nt jprater ſu-nil em lis.guase e.Plat. delegg. I. g.veο -G