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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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occupaſſero tutto il mondo i Romani, do.ve gli altri dominii dentro anguſti terminiſi rimaſero: perchè giovava pid a' popolid'entrare in conſorzio con una S grande,e inſuperabil Republica, che di fare unpiccolo, e debil corpo da ſe. Di um talliſtema conſeguenza era infallibile, e purancor ſarebbe, il ſignoreggiar la terra: per-chè utile, e P intereſſe furon ſempre, ein ogni età ſaranno, il gran movente degliuomini; e ben ſi mutano le perſone, mala natura, e la ragion delle coſe è J iſteſſa.Traluce cosi fatta idea de Romani anchenell' uſo, fattoci poco fa avvertire da p-piano; che ne- paeſi ſoggiogati facean Co-lonie in vece di Fortezze. Cos] Aquileiacontra gb'Iſtri, cos Eporedia, oggi Iurea,dice Strabone, che fu fondata perchè ſerviſſedi preſidio contra: Salaſſi Non per Fortezze

adunque aſſicuravano il loro. Stato i Roma-

Li v. I. 10.

ni, ma con popolazioni benevole, e intereſſa-te nel dominio, o per ſangue, o per legge:cioè o per eſſer nate Romane, o per eſſerfatte. L' effetto di che videſi ſin ne primitempi, quando gli Equi mal ſoffrendouna Colonia quaſi rocca impoſta ſu i lorconfini, battaccarono con gran forza, ma

furono da' Coloni bravamente reſpinti.

Continuaron ſempre in tal coſtume i Ro-

mani, per avere oſſervato, che le For-

tezze occupate da nimici talvolta, di-

Ji h. 8.

Tam Ves

ron At bo-

facircum.-22

lib. 3. pro-prio atqueznſito in

ventano lor perpetuo nido; dove gli uo-mini ben' affetti, e con qualche ſpeꝛziedi comunanza vincolati, o non ſi eſpugna-no da gli eſtranei già mai, o tanto ſi ten-gon da eſſi in catena, quanto tarda I' occa-ſione, e la poſſibilità di redimerſi.

Nel modo che abbiam veduto, intornoall' anno di Roma 534, inſieme col rima-nente della Venezia paſsò la Città noſtraancora ſotto Romani. Chè eſſa fin d' alloramolto ſi diſtingueſſe tra P altre, Silio Ita-lico paleſa, quando i popoli annovera, checontra Annibale mandarono in quella guer-ra, e prima della battaglia di Canne, a.Romani aiuto; poichè Verona dall Adigegircondata diſtintamente vi nomina. Ovedi tanto rimote età ſi favelli, cos rare ſon lemenzioni, che di queſte Città in anticoScrittor ſi rinvengano, che non biſognalaſciarſi fuggir ſenza rifleſſione la recita,che in quel luogo fa il detto Poeta di mol.te. Offerviamo adunque primieramente,come ſi ſegnald Verona mandando aiuto a5Romani nel maggior uopo; con che d. AEtra progenie che Gallica par ſi moſtraſſe,preciſo carattere de Galli, come atteſtaLivio, eſſendo ſtato allora l'odio ingenitoverſo Romani: dal che forſe nacque, chefuron gl: Inſubri tra que popoli, nelle an-

DELL ISTORIA DI VERONA

j tiche paci, ed accordi co quali ſi fermò,

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che niun d' eſſi alla Romana cittadinanzafoſse ammeſso, come da Cicerone ſi rica.va. Oſſerviamo in ſecondo luogo, che ſe

Romanog.odio.

Ci c. pra8 Alb.

bene non poche Città di conſiderazione era-

no nella Venezia, come Vicenza, Con-cordia, Altino; e pid altre, non altre peròſi nominano dal Poeta, che Verona, Pa-dova, e Aquileia, con Mantova ancoraper merito dell immortal ſuo Virgilio. Benda ciò traluce, come quelle tre conſidera-va egli per le maggiori, e per le più illuſtridi queſto tratto. Dal modo, con che Silionomina Aquileia, e Padova, par ch' ei ri-putaſſe principal Città de Veneti la prima,e degli Euganei la ſeconda: ma noi ſappia-mo, ch' Euganei, e Veneti eran l'iſteſso;e ſappiam di pid, che Aquileia in quel tem-po non era ancora, onde non potea far

ente in favor de Romani, computarſiper diſtinta Citta. Cosl Virgilio tra quelle,che furon del partito d' Enea, annoveròNomento, quale avvertl Servio come non e-ra per anco in eſſere: ma biſogna perdonarqueſti anacroniſmi a' Poeti, e prender daloro quel che di certo ſe ne ritrae. Oſſer-viam dunque in terzo luogo, come tra lefavorevoli a' RomaniBreſcia; non Bergamo, non Milano, per-chèe i Galli, come abbiam veduto furondel partito d' Annibale; ci mette bens!Cremona, e Piacenza, ch'eran ColonieRomane e mettendoci Verona, e Man-tova, indiſputabilmente dimoſtra, chequeſte non eran Galliche, ma d' altro cor-po, cioò del Veneto.

Si aſpetterà qui ſenza dubbio, che paſ-ſiam' ora a ragionar della via Emilia,che laſtricata nell' anno 567 fino in Aqui-leia dal Conſole Emilio Lepido, hannoſeritto molti grand uomini, e il Panvinioancora, e ſi legge in Strabone, e comu-nemente ſi crede. Di queſta via non poſ-ſiam rimanerci di tavellare, perchè ſi tie-ne paſsaſse per Verona, e pid coſe per ca-gion di eſſa ſi ſono affermate da noſtri Sto-

rici. Ma ſia detto con tutta pace di chi a

tal equivoco aveſse preſo affetto, via Emi-lia per Verona, o ad Aquileia non fu mai;il che con pochi verſi farem conoſcere.Provincia del Conſole Emilio Lepido fu inquell' anno la Liguria, non la Gallia, qualtoccò in ſorte al Pretore Marco Furio Craſ-ſipede, come ſi può leggere in Tito Livio;non potea peròd Lepido por mano in giu-riſdizion non ſua, e far lavorare una ſtra-da a traverſo della Provincia altrui. Mache occorre? non potea condurſi ad Aqui-leia una ſtrada, quando Aquileia non c eraancora. Abbiam veduto diſtintamente pocanzi

ad lib. 3.nam ad-huc ci vi-tas No-montanaaon fucrat.

non mette Silio

Liv. J 3g.