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Nell uſo continuato di ammettere allaRepublica ſpicca la differenza dell' inſtitu-to Romano dal Greco; imperochè gli Ate-nieſi ancora ammiſero da principio in comu-date coloro, che nell Attica ripararono daVarle parti, talchè per la gran moltitudine
u lor forza di mandar nell- Ionia colonie, co-
me ſi ha da Tucidide: ma avverte lo Sco-liaſte di quello Iſtorico, che cos non fece-o poi pid in avvenire. Però Dionigi Alicar-naſſeo lodò in queſto afſai pin la liberalitàde Romani, che la parſimonia de' GreciIn fatti quinci fu, che gli Atenieſi non ſi-duegglaron mai che una piccola parte diGrecia, dove i Romani J“ Italia tutta, e do-po J: Italia tant altro mondo. Lodando Ci-derone i Padovani, dell' aver contra Anto-nio ſomminiſtrato a i duci Romani dena-ro, ſoldati, ed armi, dice di eſſi„e deglialtri lor proſſimi, 20h een maraviglia, cheFoſſer fedeli, dapo che% era lon partilipata la1— tali erano ſtati anche per8 e duanto benefizio riuſciſſe al 8 8 8 5 tal modo que:10 Tacito eas d. Eper 01 Claudio preſ-o lece con queſte parole gran tem-
po dopo teſtimonianza in Senato: quandoFurono ricevputi 4 bittadinanga Traſpadani,Foruius, Allora fis ſtabils la quiote interna, ed allora con.5 ra gli aſterni frorimmo. La ſece altres! Cice-Cioinaten tone per tutta la Gallia ciſalpina, quandoes confeſsd, eſſer' eſſa 10 For d. Italia, e dell.% n, inporio del Leholo Romao lornamento, eil ſo-55„ ſtegno. E da cid veramente ben ſi raccoglie,1„ che I' idea di Roma d' ampliar ſe ſteſſa conr comunicazion di ſe ſtelſa, fu il maggior
uperti5%%, Re. legreto, ehe Ia Politiea inventaſſe nal Beco
sſaani, il-
P5570.
12. ninine ni nung„ coantini chtcum higNehpublica9 e ſſe
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Ann. J. 11.Tunc Cc.
Lea virtu di queſto quella Gallia, che perG tante età fu il terrore eil pericolo del popo-3 o Romano, divenuta bornamento ſuo, ed
il ſoltegno. Ben perd diſſe altrove' iſteſso% Balh.
Tullio: 946llo che Principalments fondo I. umpe.0 nofßro, eil nome do popolo Romano ampli-Fb, fu ſenga dulbio alcuno l abgre i fondatorPrimo di qucſta Citi Romolo„ inſegnato nell.accordo co SFabini, dovenſi qubſſa Cittd accre-ſcere anche col ricoverci dentro 7 nomici: pon lac i auroritd, ed eſempio non ſi intermeſio maida. noſiri Maggiori di com nicars,& di donarIa Cutadinanga. Altri in Oggi per la muta-Zion delle idee ſi crederebbe che ne foſſ-ſero venuti a perdere i Romani nativi coldarſi a tanti il lor grado; quando all' incon-tro tornava tutto queſto in eſaltazion loro:mentre la ſedia del Romano Imperiofu ſempre Roma; ii nome del domi-no ſempre Romano; il fondo della Repu-
lica ſempre i Romani naturali; onde tan-to era farſi molti compagni, e per conſe-
Buenta intereſſar molti nella di 18 15Ver. Alaſt. P arte J. nella diſeſa, e nel
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la gloria della Romana Republica, quan-to un moltiplicar gl iſtrumenti di lor gran-dezza. i.
Che ſe con tutto ciò corruppeſi poi an-
che quel governo, e cadde finalmente Im-perio a terra, non cos! bella, e ſana idea,ne il ſavio ed ammirabile inſtituto ne fu-rono in colpa, ma bens! il modo, chenell efeguirſo ſi tenne. Concioſiachè otti-mo foſse bens l' aggregare alla cittadinan-2a le Città in corpo, non eſſendovi altromodo di vincolar tutti, ma non gi lode-vole, P' ammetter per queſto tutti gli uomi-ni di quelle Città a i Comizj, vale a direin Conſiglio a Roma. Una moltitudine in-finita, e indeterminata, che veniva a rad-doppiare il difetto pur troppo per ſe nocivodel popolar governo, non potea non pro-durre gli ſconcerti che poi produſse, e nonaccelerar quella corruzione, per cui dege.nerd in Principato. Però Ceſare, che da ireplicati eſempi di queſto errore aYea im.parato gli effetti, con la mente a ſuoi finiſi adopro fin da principio per! aggregazionede Traſpadani. Non fu veduto in quetempi, come ſi poteſſe ſenza minima alte.razion del ſiſtema far godere a tutti unaſufficiente parte dell onore, e del grado.Non fu conſiderato, che ammettendo ne-Comizi, a proporzione della grandezza, edel merito d'ogni Città, o Regione aſcrit.ta, ſolamente uno, o due, e non pid diquattro Soggetti, da quelle ſteſſe Città, oRegioni ſolennemente eletti, non poteada una parte generar novità alcuna il pic-co numero, perchè paragonato a quel de-Romani non ſi rendea ſenſibile; e dall'al-tra il general concorſo delle Città epaeſi nella creazion di coloro„ che doveſ-ſero goder tanta dignità, e rappreſentarein Roma le lor veci, baſtava per tenerpaghi i popoli, e perchè ſi credeſser tenutia dar volontieri quando occorreſse le ſoſtan-2e tutte, ed il ſangue per conſervar la Pa-tria comune, e la comune Republica. NonPenſarono i Romani ancora gli altri bene-2j, che conſeguiti ne ſarebbero; dl averein Roma il fior degli uomini ſaggi dellItalia tutta; d averci ſtabilmente 0 02norate famiglie di pid: e d' eccitar le Cit-
18 N jar tra loro nelleta in tal modo a gareggiar a
18 f f rebber' eglin det.più ardue occaſioni. Che ay vileto que: famoſi ſaggi del mondo cle, fe a-
155 r di compor
veſſero veduto P ordine Porre unaRepublica generale, tenuto a moderni tem-
Ida Sguizzeri e dagli Olandeſi? c ſe wa-veſſer veduto gli effetti, di far toſto, chepiccol tratto equivaglia a un Regno? e cheavrebber detto oſſervando il modo, conche nell Inghilterra ſenza confuſione 1 7
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