Met.156.
v. Eruit.387.1.
PK 240.
p. Iuſe.XII.
2. Laſc.XIII.
Jih. 50.zit. 1.
rut. 438.2. Pob.MacroIIII vi.Veron. Q.Veron. et
Brix.
91altresl, quali come corpo ſeparato, avantidoeſſere attribuite a Breſcia, faceano i ſuoi,e pid d' una lapida n' rimaſa. Buona co-ſa, che non veniſſe queſta differenza avver-tita, poichè per altro li più di quelli, chene paſſati tempi dieder fuori le Iſcrizionidelle lor patrie, Quartumviri per giudica-re ci mettean tutti innanzi. In Verona que-ſto Magiſtrato fu pid fortunato degli altriin rimanerne memoria. Sopra la porta d-antico edifizio, di cui ſi parlerà altrove, eche ſenza dubbio fu il Foro della ragione,vedeſi ancora inciſo a belliſſime lettere ilnome di Tiberio Flavio NMorico Quartumviroper giudicars. Dietro tal porta altra ſe neconſerva in parte, pid antica della ſudetta,nella quale vedeanſi a tempi del Sarainaſcolpiti i nudi nomi di P. Valerio, Q. Ceci.4%, Q. Servilio, P. Cornelio, quali ſenzadubbio ſaranno ſtati i Quartumviri di queltempo; e dal vedergli ſenza cognome ſipud dedurre quanto d' antico; avendo oſ-ſervato il Fabretti come tal fu l' uſo in tem-po della Republica. A onore d'altro Ouar-tumviro, il quale dalla tribꝭu Pobilia 8paleſa de' noſtri, cioè di Mareo Gavio Squil.lano, fu da' miniſtri del ſuo tribunale affiſ.ſa tavola di metallo, che ſi conſerva anco-ra, e fu gia qui nel Muſeo di Ceſare Ni-cheſola, ove la vide il Pignorio: la genteGavia era in Verona frequentiſſima. D- Ar-rio Ce ſtronio c rimaſo il nome in fronte agrandꝰ arca di pietra, il quale non ſolamen.-te di quella dignità ſi fregia, ma d' altra an-cora ne marmi municipali aſſai pid rara,cioè di Qusſtor dell Erario. Le Città poſſe-deano fondi, e capitali, e riſcoteano im-Poſte, e gabelle; avean perd caſſa publica,quale anche in pid lapide d' altre Città ſitrova nominata Erario. Leggi ſi han ne-Digeſti, nelle quali tra gli ufzj di chi reg-gea le Città, ſi annovera la cura del dena-ro publico, l' impor gravezze, I' affittar lerendite, I' aſſiſtere a: publici lavori, e I aſ-ſegnar tutori a pupilli.
Celebre ſopra tutte è ſtata reſa la me-moria di Quinto Minicio Macro, Veroneſecome la tribu Pobilia dimoſtra: il quale fuQuartumviro di Verona, e perchè ſarà forſeſato dell' una e dell' altra Cittadino, fuAueſtore in Verona, ea. in Breſcia. Mirabiltravedimento fece già da gran tempo divul.gar coteſta lapida con due tribn, quaſi co.ſtui nell iſteſſo tempo e a quella di Verona,e a quella di Breſcia aſcritto foſſe: quinciſtabilir canone falſiſſimo, che ciò avveniſſenelle adozioni, quaſi poteſſero gli adottatidar voto, e nella nativa, e nell' acquiſta-ta: in oltre immaginarſi poi gratuitamente,che Macro Breſciano foſſe pid toſto che
DELL ISTORITIA DIVERONA
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Veroneſe; e per compimento di maraviglia
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arguirne, che Breſcia, come Capitale dei Cenomani aveſſe preminenza ſopra le cir-convicine Gitta, e mandaſſe loro i Magi-ſtrati. Ma la pietra, che tuttora nella piaz-za di Breſeia perfettamente ſi conſerva, al-tra tribu non ha che la Pobilia de' Verone-ſi, nè con due tribꝭ ſi& veduto, nè ſi ve-drà mai verun nome in ſincera lapida; poi-chè ſi potea bens per pid caſi paſſare dalluna all' altra, come Auguſto fece, ma nonmai nell' iſteſſo tempo averne, o profeſſar-ne due: che ſe due n'aveſſero profeſſate gliadottati, non una ed altra, ma infinite la-pide vedremmo con due tribu, mentre in-Hiniti ſon gli adottati che in eſſe abbiamo,e nulla fu pin frequente, nè pid comunèefra Romani delle adozioni, con incredibildanno delle Città, e della ſocietà civile,e delle famiglie ne moderni tempi diſmeſſe.Quanto alla congettura dedottane per avercreduto Macro Breſciano, che Breſcia man-daſſe a Verona i Magiſtrati, ſiccome Vero-neſe fu Macro ſicuramente, ed ebbe quiſuprema dignità, e in Verona nominataprima fu Queſtore, ed il fu anche in Breſcia,cos voleaſi da molti ritorcer la congettura,e dedurne, che a Breſcia ſi mandaſſero 1Magiſtrati da Verona; il che ſi rendereb-be molto pid veriſimile dal ſaperſi, cheVerona in que tempi era tanto maggiorCittà, come vedremo fra poco. Ma ſicco-me dee tenerſi per fermo, che chi propo-ſe Paccennato penſiero il faceſſe per meroſcheræo, e per eſercizio erudito, cos! daciò proporre diſſuade noi la gravità dell' I.ſtoria. Niente ſarebbe pid contrario, nepid lontano dall' ordine, e dal ſiſtema de-tempi Romani, che il penſare ch' uua Cit-tà aveſſe giuriſdizion ſopra un' altra, e ch-una Colonia mandaſse all' altra 1 Magiſtra-ti. Noi abbiam veduto, come nelle Cittànè pur ſi mandavano i Magiſtrati da Roma j
come ognuna piccola, o grande che ſi
folse, ſe gli faceva ugualmente da ſe. Av-venne qualche volta in tempo degb' Impe-radori, ch' una Città veniſse ſottopoſta a
un' altra, ma per graviſſima pena, e caſti-
go, è non in Italia, ma in Oriente. Setti-mio Scvero per vendicarſi d' Antiochia, eheavea ſeguitate le parti di Peſcennio, la ſot-topoſe a Laodicea, e per vendicarſi di Biſan-210 la ſottopoſe a Perintio: ma nell' iſteſsotempo le privd del Bagno, del Teatro, e d-ogn' altro ornamento proprio delle Città, ecome ſcrive Erodiano, venne à metterle incondizion ſer vile, ea renderle villaggi. Ma in
figura di villaggio non fu mai Breſcia dopo
i tempi Romani, nè Verona, o altra in que-ſte parti. Qualunque piccola Città proſſi-ma
Hero d.
4 3. C. 6.Nafun GodA ον