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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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Pr. Num.4[l. IX.b. 7.

J 14. D.a Munic,

Men.Breſc. 224 9

D. Ia.5 5

rut.479. 6.

D. 45 50.7. 3. J. 18.

de Decusr.J. 174.

Agrar. 2.

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ma foſſe a una grande, e ſi amminiſtravaugualmente da⸗ proprj Cittadini, ed era ditribũ diverſa e ſi chiamava parimente Re-publica; onde come tro vaſi a cagion d' eſem-.pio la Republica 44% Milansſi nelle la pide, cosi trova la Republica de- Comaſchi, e la Re-publica de- Bergamaſchi. Credè lo Spane-mio, che il nome di Republica ſi uſaſse ſo-lamente dalle Città libere, e da Municipji:nel numero delle Città libere poſson tuttequelle d' Italia comprenderſi; ma nel nomedi Municipio preſe anch' egli' errore pocoav anti ſgombrato, e per quello di Repu-blica non fece avvertenza a i molti luoghi diquegb'iſteſſi Giuriſconſulti, ch ei eita, ſpe-Zialmente nell' ultimo libro de Digeſti. Cal-liſtrato tra gli altri col def OHhMuniti.Pals generalmente: Amminiſtragione dolla Re-pullica per via di qualche Agnitd. E manife-ſto adunque, che ninna ſuperiorità può de-durſi di Verona ſopra Breſcia, perchè unVeroneſe foſse in Breſeia Queſtore, neè ſo-pra ſ' iſteſsa Breſcia della Valcamonica,perchè Placidio Casdiano della tribu Qui-rina, Duumviro nella Republica de' Camun-2, vi foſſe Prefotto dh i Ciudicii, come la-pida Breſciana inſegna; di Verona pari-mente ſopra Vicenza, perchè altro Verone-ſe, cioe Gavio Squillano poco avanti nomina-to, foſſe Curator de V, lcentini, come nell' Iſcri.Zion ſi vede; di Trento ſopra Breſcia, eMantova, perchè Valerio Mariano dellatribn Papiria foſſe Decurions in Trentoed inBreſcia, Curatore della Rapublica de: Man.ond. Curatore, come inſegna ArcadioSiuriſconſulto, era il deſtinato alla cura delPatrimonio publico. E- bens credibile, checoſtoro di tutte le Città, ove ufizio eſerci-tarono, godeſſero la cittadinanza.

Edili, e piu altri uſizj furon parimentenelle Colonie, de' quali monumento non ci& rimaſo. Si concedevano in eſſe ancora gliouten, Conſolari, di che preſſo noi ſmar-ita lapida facea menzione, ma effigiati con-ſervano due altre i Conſolari Faſcf. Leggedel Codice Teodoſiano fa fede ch' anchene ſuſſeguiti tempi HKaſſero i Duumviri pertutto il diſtretto della propria Città I porto-ſtd de Faſci. Indicavaſi da queſti autoritàanche nel Criminale; e fino a un certo ſegno laveano in fatti le Città tutte. I Pahlicieheſi trovan talvolta nelle lapide, e negli Au-doris erano ſervi delle Comunità, e potean-elſer miniſtri. Littori nomina Ciceronè inCapua, e in Filippi di Macedonia S. Lucanegli Atti. Che 1 Magiſtrati delle Città fa-cellero imprigionare, appariſce nella Paſſio-

e di S. Claudio, e compagni, dicendoſi inEga al Proconſole di Cilicla: Scat Criſtia-1, che Curiali di gusſta Citt haumo potulo

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far prendere. Tra i mali portamenti d' Al-bino Procurator di Giudèa nota Gioſeffo,come per denaro liberò quelli, che per la-trocinii, o altri misfatti da i Decurioni del-le Città, o da- Preſidi anteriori erano ſtatiboſti in prigione. In oltre ao dovrſi al gars

4 Magiſtrati municipali anche l duroritò d un

Haccol cafligo, ſecondo l'antico iſtituto deciſeOlpiano. S. Paolo, e Sila condotti in Filippiavanti coloro, che amminiſtravano la Cit.ta, ſi fanno da queſti ſubito ſpogliare, epublicamente battere. D' un Manfio flagel-lato a Siena per ordine de- Magiſtrati parlaTacito. Queſto è ciò che i Legiſti chiama-vano Iinperio mio, cioò unito, e miſchiatocon la giuriſdizione, che conſiſte nel giudi-care. Ma notabil particolarità aggiungere-mo. Le Città libere aveano anche il giusdell' ultimo ſupplizio, cioè di condannare amorte, e di far' eſeguir la condanna, il cheall' altre Città per detto del Giuriſconſultonon era lecito ne pur co Servi. Queſto eraJaltro coſtitutivo della Libertà, qual peròaccennammo nel terzo libro non eſſer peran-o ſtata meſſa in chiaro. Narra Tacito, chePiſone odio nodriva contra gli Atenieſi, iquali eran privilegiati di Libertà, perchègli avean negato di far grazia a certo Teo-filo falſario, ſentenziato dal lor tribunale

Bell. J. 2

1

D. lib. 2.r

0

Act. XVI.

19 5

4.

J. 12. de

Iuriſd.

Ann.Ji 2

dell' Areopago. Racconta Dione, che l' Im- 5. bo.

perador Claudio privò di libertà i Rodiot-ti, perchè coll' ignominioſo, e ſervil ſup-Pplizio della Croce avean fatto morire alcu-ni Cittadini Romani. Le Città d'Italia ſic-come godean tutte la condizion delle libe.re in non eſſer ſoggette a Preſide alcuno, cosl& da credere la godeſſero anche nell' altraparte del gius del gladio. Vuol perdò inten-derſi, eccettuando i delitti publici di tradi-mento, congiura, veneficio, e aſſaſſinio,perche di queſti in Italia fin da tempi diPolibio i Magiſtrati delle Città non giudi-cavano; e poichè Preſidi di ſorte alcuna nonv erano, inſegna il medeſimo Storico, chen' andava la cognizione al Senato Ro-mano.

Uſo fu anche tra Romani, che l' arti, eimeſtieri ſi uniſſero in Collegi, ę corpi, i qua:li poi ſi creavano Rettori, e miniſtri, AdeRepubliche atti faceano, Scene 8principio tale iſtituto da Numa, i Nett 42come ſi legge in Plutarco, in otto Arti di-

ſtribul da prima il popolo di Roma. Molt:altre poi ſe n'aggiunſero e 4 quella norma

nelle Città parimente pid profeſſioni forma-rono corpi, e Collegi. La diſperſione del.le noſtre Iapide poco o nulla ci laſcia vede-re in queſto genere. Dꝰ un Maeſtro de: Cen-tonarii, che fors' erano rigattieri parlava

un' Iſcrizione, che pid non ſuſſiſte: del Col- Sa, 5. 49.

legio

Lib. 6.

e οον,ã

Oc.

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