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dur dietro queꝰ preteſi delinquenti in variearti. Nel principio del quarto ſecolo S. Tara-cone, e compagni ſon preſentati a Maſſimoprima in Pompeiopoli, poi in Tarſo, e dinuovo in Mopfueſtia, indi in Anazarbo: cosl8 Quirino fu condotto dietro al Preſide diPannonia Amanzio, che andava per I Cit-% ute, come dicon gli Atti. Ma pid pre-ciſo di tutti parla S. Giovan Criſoſtomo nelpanegirico di S. Giuliano; perchè narra, co-me fu dal Preſide condotto ſeco in ogni par-te della Cilicia, e dichiara, che queſto an-dare atrorno durd un anno intero; vuol diretutto il tempo del reggimento, che tantoera regolarmente, e fuor di caſi ſtraordina-rj, di un anno eſſendoſi mantenuti i gover-ni fino a tempo de Goti, come nelle Va-rie di Caſſiodorio ſi può vedere.Oſſervazion pid particolare è& da far netempi a Coſtantino poſteriori. Legge adun-que di Valentiniano intorno al eircuir leProp incie de Rettori, impone loro di por-tarſi von ſolamente nelle Città, ma perle terre tutte, e in ogni luogo indagar ſopratutto con diligenza, ove gli Eſattori de' dirit-ti publici aveſſero operato indiſeretamente.II non eſſer pid le provincie cos vaſte,com' erano in antico, rendea non impoſſibi-le cos minuta perquiſizione. Verſo la finedel quarto ſecolo la Città di Rodi portò agl Imperadori Valentiniano„Grazlano, eTeodoſio le ſue querele, perchè i Preſididella provincia le faceano il torto, e il dan.no di non paſſar mai in eſſa l' inverno. LaProvincia era quella detta all' Jſole: fu eret-ta ſotto Veſpaſiano, come s impara da Se-ſto Ruffo. Ecco perd manifeſtamente, co-me non c era punto idea di Metropoli pergoverno, nè di reſidenza, poichè Rodi ſu-perior ſenza paragone a tutte le Città diquell'Iſole, onde rputatiſima, overo, com-& pid probabile doverſi ſeggere, opulentiſma Met ropoli doll: ole ditutta J Aſia la chia-mò Floro, e da lui Giornande, non pre-tende, che faccia in eſſa reſidenza il Con-ſolare, ma che ci ſverni; e non pretendeche ci ſverni ſempre, ma qualche volta,mandandola del pari con I' altre Città piucoſpicue della Provincia. Ecco l' Imperialreſcritto, con cui le loro iſtanze vennerobenignamente appagate. La Citta di Rodicone novolmente, henchò tardi, ſi o querolatadoll' ingiuria ua.: decrotiamo però inviolabil.monte, poichò in tempo di invorno la navigagio-ug s ſemprs incorta, Ipeſſo poricoloſa, 22gelbano Gijudici(ch' era quanto dire i Pre-ſidi) ſvernars à vicenda in Juclli cinqus Cit-ta, cho ſi aſſeriſcono Aell' altre Piu degne. Chidopo oſſervata queſta legge voleſſe ſoſtenereancora Capitali Romane, e reſidenza in eſſe
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ſecondo b uſo moderno de Preſidi, alla natu-ra ragionevole farebbe ingiuria, e a ſe ſteſ-ſo. Ma che continuaſſe tale antico iſtitutofino a gli ultimi reſpiri dell' Imperio Ro-mano, appare ſingolarmente dalla Novellaprima di Maggioriano, il quale, avendo co-minciato i Preſidi ad aggravare i paeſi co-aggi loro, e le Città col dimorarvi trop-po, e col farſi da eſſe mantenere, vietòcon ſeveritaà il ehr, orioſamente in verunadi eſſe, e I eſigerne il mantenimento perpiù che per tre giorni, dopo quali doveſſe-ro mantenerſi del ſuo. Queſta legge fu poirinovata da Teodorico, come abbiamo daCaſſiodorio: e perchè forſe era creſeiuto labuſo, fu dichiarato ancora, che il Ciudi-6 Romano, vale a dire il Preſide, 4 ciaſcunmunicipio non ſi portaſſe in tutto l' anno pidd- una volta, poichò i Maggiori avoano ordi.nate queſte circuigioni de Giudici por utile,non per aggravio di Provinciali. E poichègl' iſtituti Romani pid a lungo che nell Oc-
cidente da tante nazioni occupato, dura-
rono inſieme col nome dell' Imperio inOriente, farem fine con oſſervar nelleCoſtituzioni di Giuſtiniano conſervata e-ſattamente fino al ſeſto ſecolo Criſtianola maniera medeſima di governo. Ordi-na quell' Imperadore adunque eſpreſsa-mente, e replicatamente in varie delleſue Novelle a Rettori delle Provincie diandare in volta per le Città, di girarle ſen-2a lor danno, e di andar per tutto in per-ſona ſenza mandar ſoſtituti: un luogo è no-tabil tra gli altri, dove per I uſo perpetuodi circuirèe,- amminiſtrar Provincie ſi chia-ma portars inrorno la poteſi?. Ordina pari-mente di fare in ogni luogo diligente per-quiſizione de' mal viventi, e di oſſervar leſtradb, i ponti, gli acqubdbtti, le mura, i por-ri; dovendo col veder tutto egli ſteſſo, pro-vedere, che ogni coſa ſi manteneſſe in ot-timo acconcio, ſenza che publico incomo-do alcuno derivar ne poteſſe. Chi ſapreb-be queſti decreti leggere, ſenza ſentirſi tra-ſportare in ammirazione, e in encomj dellantico ſpirito, e dell' idee Romane? Po-trebbe quaſi dirſi, che della vera Politicaogni traccia perl con quelle, e ſi ſperſe; con-ſiſtendo eſſa veramente in non aver ne g0.verni altra mira, che P' util de popoli, c
ben comune. Ouanto lungi dal maggiorfrutto delle buone lettere, ch è il trarne
ſalutari documenti, e giovevoli, ſiamo ſta-ti finora, eredendo, che Romani Propre-
eri Proconſoli riſedeſſero quetamentenella pid dovizioſa Città, al maggior be-nefieio penſando non che ſi poteſſe conferi-re a quello Stato, ma che ritrar ſi poteſſeda quello Stato? Or poichè bdelle
ceterie 4ů⁰.
erunturviciſſimHheman-aum ſibiJudicesnecogno-ſcaut.
in orioplerinqusreſiden-
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Var. V. 14.AiſcusſuoJudicum,aon ohe;ſed com-pendioprovin-cialium
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Nov. 8.24.2 6. 27.28. 29.
Nov. 30.C. 6. E-ele pv
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