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Baſil. lib. d
6. F. I. erf.Oc. Lou
70,
D. de eu-
cuſ. tut.
J. f dung.
Metropo-les genLium.
193 LIBRO OTT AVO. 194
del tutto, ma piii leggi ſi veggono, che inquella vece addoſſano a: Preſidi di tener ra-Sione in ogni luogo, a queſto fine princi-palmente eſſendo lor commeſſo d andar pertutto, e vietato da Giuſtiniano il mandarſoſtituti per giudicare; come vietò altreslad ognuno del ſeguito il ricever donativi,e approfittarſi in verun modo, I uſo eſ-ſendo continuato ſempre della Coorte giu-iziaria, e de' Conſiglieri, come ſingolar-mente ne libri Baſilici ſi riconoſce. Ben ſipuò da queſto raccogliere, quanto poco s.internaſſero nel Romano ſiſtema que dotti,chꝰ eſaltando il governo d' altre nazioni ſo-pra quel de Romani, hanno ſcritto, comeper la gran diſtanza incomodiſſimo era aProvinciali il dover nelle liti trasferirſi fi-no alla reſidenza del Preſide: fu tra queſtiſingolarmente Ugon Groꝛzio nella prefazio-ne all' Iſtoria de' Goti.
Qualche oſſervazione aggiungeremo an-gora, pin per illuſtrar la materia, che perbiſogno in punto col chiaro. Antonin Pion un Reſeritto, parte del quale vien- ad-dotto da Modeſtino„ dividea le Città intre claſſi; minori, maggiori, e maſſime:con le maſſime mettea le Moropoli dellg gen-ti: ecco che non ſenza autorità le abbiamnoi chiamate Metropoli nazionali; con lemaggiori mettea le deſtinate a- Conventigiudiziali; ecco che i giudicj non ſi teneanda Romani nelle Metropoli. Ne l' infini-ti elogi, che di tutte le primarie Città intanti Scrittori s incontrano tra ſe preroga-tive do ogni genere, che ſono addotte, men-zion non ſi vede mai dell' eſſer MetropoliRomane, centri del governo, e reſidenzede Proconſoli, e Propretori. Chi potrebbecredere in tutti tanta ſciocchezza de avertraſandato il principal pregio, e la pid im-Portante prerogativa? Veggaſi Ammianotra gli altri, che preſe di propoſito a farrelazione delle Provincie, non già ſecondo
condo la diſtribuzion de governi, che cor-rea nell' Imperio nel quarto ſecolo Criſtia-no. Dando notizia in queſta ſua relazionedelle maggiori, e pid illuſtri Città, in ogniprovincia e d' Oriente, e d' Occidente due,tre, quattro ne nomina, come piũ ſplendi-de,& ſuperiori alb altre; nè mai di eſſerCapitale nel governo dà à veruna il vanto,o nè pur fa motto. Ogauno ben ſa, chedopo il moderno ſiſtemà niun prenderebbea dar notizia di Provincie ſenza far princi.pio dal dire in ciaſcheduna la Capitale. Sipud avvertire ancora, come ſpeſſo negliantichi tempi acerbe conteſe nacquero trale Città, per eſſere in dubbio qual vera-mente foſſe la Metropoli, e per arrogarſiVer. Alaſtr. Parte IJ.
le diviſioni de Geografi, ma appunto ſe-
più d una nell'iſteſſo paeſe il Primato. Vveg-
gaſi per ſaggio in Dion Criſoſtomo quantodiſputaſſero Nicomedia, e Nicea nella Bi-tinia, in Strabone quanto Sidone e Tironella Fenicia, in Ariſtide quanto pugnaſ-ſero per queſto conto Pergamo, Efeſo, eSmirna nell Aſia. Anche da ciò ben chia-ramente appariſce, che nel dominio Ro-mano qualche altra coſa s intendea per Pri-ma, e per Metropoli, ch' eſſer Capital nelgOV ,o; poichè queſto era un fatto cos!
patente, e cos notorio, che non avrebbe
potuto rivocarſi in dubbio, come non po-trebbero a dinoſtri ſopra ciò oontender maiDucato di Milano. Il contraſto delle undi-ci Città dell' Aſia in tempo di Tiberio„ ſeI' una di eſſe foſſe ſtata Metropoli Romana
nella provincia, era preſto deciſo; anzi non
ſarebbe nato. Eꝭ da riflettere ancora, cheo fatti contraſti al tempo antico quaſi inu-tili vanità ſi riprovavano dagli uomini ſaggi,e quaſi diſpute di niuna conſeguenza. Cot-traſtiam per un' ombræ, diſſe Ariſtide alleCittà Aſiatiche: il contraſto ò di nomi, diſſeDione a. Nicomedeſi. Chi non vede però
come tutt' altro s intendea certamente per
Metropoli, ch' eſſer capi delle Romane
provincie? poichè lo ſtabil ſoggiorno del
Governatore, ede ſupremi tribunali non eraun ombra, nè un nome, ma potea in bre-ve tempo far cambiar figura ad una Città,e di piccola, e povera farla divenir grande,
e ricca. Coſa s' intendeſſe, lo inſegna Pro-
copio ove narra, come Giuſtiniano nel lIuo-
80 di Moceſo Caſtello di Cappadocia edifi-
o una Città, e tanto la ornd, che dignitd di
Metropol conſegul; e ſegue: com chiamano iRomani la prima Citta dolla gente. Dice l' iſteſ.ſo Autore, Oſimo eſler la Prima Cittd dbl pi.erno, che i Romani(cioè i Greci d allora) ſa.10 di chiamas Mot ropoli. Lucio Floro all' in-contro Capo della gente Picenà ſcriſſe eſſer-Aſcoli, poichè in queſto ſenſo la coſa&ſpeflo ambigua: cos dell: Etruria ValerioMaſſimo dice eſſere ſtata Capo Bolſena, Plutarco la Città de' Vej, Stefano Cortona,Procopio Perugia, Livio nel libro nono Pe.rugia, Cortona, e Arezzo, nel decimoBolſena, Arezzo, e Perugia Come treLivio nell Etruria, cost due dilſe Flinioeſſere a ſuoi tempi Capita ne Voconzüi, edue Floro nella Numidia; ende riluce, fi.gnificarſi per Caput ne gli ri Cittàprincipali, e coſpicue, 855 aPitale di reggimento, che non potre be eller pid d'una.Caps ſono anche dette le Città talvolta,ch' erano ſtate ſedi de i Re. Veggaſi dinuovo adunque, quanto erroneo ſia ſtato inqueſta materia il credere, che Ia prero-N gal is
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in Camil.