5. II.Civ. di
N ap. J. 3.c. 3.
J. 14.
flag. 157.Magi ſtra-t ibu cun-Hog ue Or-dini Ge.
Ba. Cenſ.Pb., J.
227 DELL ISTO RIA DIVERONA 228
Teodorico, e gli altri Goti, nuovo uſo in-troduceſſero di mandare in ogni Città, edin ogni Caſtello un Conte, o altro Magi-ſtrato per reggere, o far ragione; il che ſefolle, tutto il ſiſtema antico ſarebbeſi per luitrasformato, e cambiato; ma ciò veramen-te non ſi verifica, come può rilevarſi conſicurezza dalla ſerie delle Varie di Caſſio-dorio. Ordinaſi in una, che i Preſidi delleProvincie, P'antico uſo ſervando, ſi porti-no nel lor: anno in tutte le Città, e luoghi;il che ſarebbe ſtato ſuperfluo, ſe in ogniCittà, e terra foſſe ſtato un particolar Go-vernatore. Erano giaà in oltre nelle Città,ſpezialmente de Italia, i Magiſtrati muni-cipali, quali chi tien la ſudetta ſentenza,convien dire, ſupponga dopo il regno diTeodorico aholiti. Ma gli Onorati, ei Cu-riali delle Città mentova purꝰ ancora Caſſio-dorio, e tra l altre pruove, che ſi potreb-bero addurre, dell' eſſerſi queſti mantenuti,baſta veder l' iſtrumento di vendita dell' an-no 540, conſervato in papiro nella Biblio-teca Vaticana, e da noi publicato nella Sto-ria de Diplomi: perchè inſerto in eſſo è unatto diretto non già al Conte, ma al Difen-ſore, 2“ Magiſtrati, e a tutto! Ordine,cioè a. Decurioni, della Città di Facnza,con cui ſi pregano dal venditore di volercon ꝓ autorità loro dare il poſſeſſo al com-pratore de beni venduti. Ecco però mani-feſtamente, come la Comitiva delle Città,di cui dà la formola Caſſiodorio, dee inten-derſi d'alcune ſalamente, e forſe per com-miſſione ſpeziale, e particolar motivo: pe-rò veggiamo in quella del Conte di Roma,come i ſuo ufizio eſſer dovea d' invigilarecontra chi avea preſo a rubare da publiciediſizj metalli, e marmi. Ma non biſognacreder per queſto, come i moderni Scritto-ri hauno fatto, che' Italia godeſſe allorafelicità, e conſervaſſe l' antico ſtato; per-chè riguardando alquanto pid a dentro,noi farem conoſcere, che di libera, e do-minante ſerva divenne veramente, e diven-ne di quello ſtraniero popolo miſerabil pre-da, e infelice. Come graviſſimo delitto fu in
ue tempi imputato a Boezio J avere ſpera.50 Ancbrd la libertd Romapæ. Vera coſa è,che i Reſcritti, e le Epiſtole di Teodoricoſpirano amore, e riſpetto alle noſtre leggi,edi giuſtifimi ſentimenti, e Romani lonquaſi ſempre aſperſe, e fregiate: m cote-ſto non tanto era linguaggio di Teodorico,e degli altri Goti, quanto di Caſſiodorio,talchè albeſſerſi valſo di lui ne primi ufizj,e ſperialmente in quello di Segretario,& de-bitor quel Re della bella comparſa, che inqueſta parte ha fatto nella poſterita. Lacorrente de moderni Scrittori eſalta Teodo-
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rico, e i ſucceſſori per ordinazioni, nellequali i Goti premura non poteano avere, eforſe piu d' una volta nè pur cognizione del.la materia. In oltre le nobili eſpreſſioniverſo la Republica Romana non fanno, chenell' elezione, o nella confermazione voleſ-ſero eſſi riconoſcerne punto I autorità: on-de il ſucceſſore Atalarico, benchè vantaſſealcuna volta d'eſser fatto Re per conſenſode Romani, e de' Goti, ſcrivendo ad Ana-ſtagio a Coſtantinopoli, e chiedendogli ami.cizla, e pace, chiamò il dominio d' Italianon conceſſione del Senato, come gl Impe-radori diceano, ma Regia ereditd: con chetutta la Republica ſe ne va a terra. Do-po la coſtoro invaſione di milizia Romana,e di Legioni, e di Coorti Italiane non ſiparlò pid; ma Parmi rimaſero in mano de-ſoli Goti, e di loro ſi fece propria la pro-
feſſion militare, e la guerra, che fu per noi
un' infallibil marco di ſchiavitu, benchèinorpellato finamente con vagbi nomi; di-cendoſi ne lor reſcritti dovere i Romani vo-ler bene a Goti, che difendeano la Repu-blica guerreggiando; ed altra differenza noncorrere dagli uni a gli altri, ſe non che iRomani godeano quetamente la lor Città,e i Goti le fatiche militari per comun be-nefizio ſoffrivano: il che benꝰ inteſo era un-amaro dileggio, e una beffa, ma la viltà,e la ſtolidezza, che ſuol' introdurre neglianimi la ſervitu, cominciò forſe allora a farparer dolce tutto quello, che ad ozio con-duceva, e a poltroneria. Or che diremodell'eſſerſi i Goti impoſſeſſati anche de i ter-reni, e dell' aver tolto a gl Italiani non unadecima parte, o una competente porzione,ma due terzi de loro campi? Queſta parti-colarità nè dagli antichi Storici, nè da mo-derni Autori mentovata ſuol' eſsere, nè con-ſiderata; ma quanto aſpra riuſciſse allora,
e crudele, può penſarlo ognuno, e dall' a-verla in pace ſofferta ben ſi può raccoglie-re, a qual ſegno foſſe allora l' Italia ridotta.Imparaſi tal fatto da un paſso di Caſſiodo-rio, dove per accidente nelle lodi di Ve-nanzio frammette, com' egli aclla Deputa.ono dtlls Lergb e le poſſiſtoni; e gli animi de:
Cori, d Romani congiunſe; dovendo coſtui
eſsere ſtato uno de: deputati a cos! barbara,e diſuguale ripartizione. Queſto oſcuro paſ-ſo ci viene interamentèe ſplegato dalle leg.gi de: Viſigoti, nelle quali ſi parla della di-viſion delle terre, e de' boſchi fatta tra Go-ti, e Romani, e ſi decreta, che i Romanonulla poſſa arragarſi delle dus parti dil Goto,e nulla il Goto della terza parte dil Romano.In tempo di Teodorico alle Rezie, dettedifeſa, e riparo d' Italia contra fieri ed agre-ſti popoli, ſi mandava un Duce, che reggeai pae-
Var. VIII.I. adepttſumus Ne-giam he-reditatem
Var. VII.3. Remhalb icamper belladafen-unt.VIII. 3.10li labo-1e bellico c.
Ham. II.16. i A=hiotati onerertia-rum.
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Jih. 10.27. 1. necde duabiishartibusGothic.aut dg
tertia Ro-
mani Ge.