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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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235-236
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7

menſa fatica, come chiamagli il Panvinio,chè ne leſſe originale in membrana, eſſen-doſi poi con irreparabil danno perduti. Ordi lui ſono queſte parole dal Panvinio tra-ſcritte, e per buona ſorte addotte: le muradi Verona, che al preſænte abbiamo, fur coul.

re da Teodorico Re ds Goti, includondo nella

Cirtd le anticho. Potrepbeſi egli credere, chequeſt' Autore aveſſe ignorata la fabrica del-

le mura, che foſſe ſeguita poche età avan-ti lui, e le aveſſe in quella vece attribuitea tempo tanto rimoto? Falſa prevenzione,e comune inganno fece però, che il Panvi-nio, o chi la ſua poſtuma Opera in tanti

luoghi interpolò, alle ſudette parole con-

tradiceſſe. E notabile, come da queſto, e dallanterior capo del Panvinio ſteſſo ſi riconoſce

con certeza, come il noſtro Diacono avealetta l' Iſtoria da noi pid volte citata, ſmar-rita poi per tanto tempo, e nel paſſato ſe.colo ſinalmente ritrovata, benchè moltotronca, da Enrico Valeſio. Or tutti quelli,che tengono all' incontro da Carlo, da Pi-pino, da Berengario, da Enrico, o dallaCittà medeſima eſſerſi edificato il ſecondorecinto, fondamento non hanno alcuno, nedi Sorittor, che ciò affermi, nè di legiti-mo documento: una carta ſolameute è ſta-ta publicata, per la quale in tempo di Pi-pino converrebbe crederlo eretto, ma è ſi-curamente falſa, e ſuppoſta, benchè gran-diſſimo tempo fa, come altrove ſi farà ve.

dere. Non è però, che error di eredere

de: proſſimi tempi queſte mura, molto ſcu-ſabil non foſſe, perchè da motivi nato, chepareano indiſputabili, e per li quali noi pu-re ambigui e fluttuanti fummo gran tempo.Cartepecore infinite del decimo, delb unde-imo, del duodecimo ſecolo nominando

Chieſe, e ſiti oltra L Adige, o poſti tra 1primo recinto, e il ſecondo, eſprimono,che tali Chieſe, e luoghi erano fuor di Cit-tà: cos! diceſi di S. Lorenzo, di Santi Apo-

ſtoli, di S. Fermo maggiore, di S. Mariain organo, di S. Giovanni in valle, e dipid altre: par dunque chiaro, che non foſ-ſe fabricato ancora il ſecondo recinto, den-tro il quale tutti queꝰ ſiti di parte e d' altra

furon compreſi. Ma ci sè flnalmente pre.

ſentata la ſoluzione di queſto nodo nelbav-vertire, come in piii docdecimoquarto ſecol b 8 5ze mura, anzi fin nel decimoquimto, 1005vano le ſudette parti chiamate talvolta ſob-

borghi, e conſiderate come fuor di Città dache appar chiaramente, come continuo ſem-

pre nel popolo Veroneſe l' antico uſo di chia-mare fuor di Città, quanto rimanea fuor delprimo, e pid vecchio recinto. Ravviſaſi talverità perfettamente nell' operetta inedita

DELL I STORITA DI VERONA

umenti anco del9 2 poſteriori alle ter.

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di Franceſco Corna, che intorno al 14 50lavorò una deſcrizion di Verona in ottavarima. Dic'egli quivi, che la Città era Daſe tre parti 45 acqua circondata; onde nonavea per Citta 1 rimanente, ma per ap-endici. Afferma, che vi erano oltre a cen-to Chieſe, 50 nel corpo della Terra, e 50ne' Borghi. Dioe, che intorno al Borgo ver-ſo Oceidente volgean le mura circa due mi.glia. Chiama Borgo Primo quanto E Olkra l.Adige, dicendo però che la porta del Veſ-co&i e del Boigo principale entrata, e no-minando fra le Chieſe di eſſo S. Nazario,Santa Maria in organo, Santo Stefano, e8. Giorgio: appunto com' eſſere in ſobbor-90&. Vitale, avea ſcritto Raterio nel Ser-mon di S. Metrone. Cos! chiamiamo anco-ra Porta quella di Gallieno, e S. Michelead portas ii dice ancora negli atti, benchèdopo i tre poſteriori recinti non abbia pidſervito di porta. Ecco però manifeſtamen-te la ragione del trovarſi detti ancora fuordi Città i luoghi compreſi già da gran tem-po nelle ſeconde mura, e come difficoltànon rimane alcuna a crederle fabricate daTeodorico. Indica il Panvinio d' aver lettoin Giovanni Diacono, che quel Re riſtau-raſſe anche il Foro, e piii Bafiliche, e chel acquedotto da lui rimeſſo foſſe preſſg ilTeatro; ma quel luogo è tanto dalle gfan-te ſcontrafatto, che non ſe ne può far con-to. Ben s' impara all' incontro da! noſtroAnonimo, ch' ei fece atterrare l' Oratoriodi Santo Stefano, cle ora in us ſobllorgo dollaCittd all- Fontanells, con I altas che quivihparimente ora. Tal'ordine ei diede negli ul.tim anni di ſua vita, adirato per altrui per-verſo artifizio contra Cattolici, quali peraltro benchè Ariano moleſtar non ſolea.Mori Teodorico l' anno 326. Succeſſorefu il nipote Atalarico, qual morto ott' an-1 1 Amalaſunta ſua madre rimaſa ſo-nel regno, preſe per marito il cugin Teo-dato, che la fece poi empiamente impri-Sionare, e morire. L' eſpreſſa Indizionelaſcia in dubbio, ſe foſſe nel 522, 0 nel537, che queſta provincia ſoffri um incur-ſione da Svevi, per li danni della quale fuſcritto al Canonicario, cioè all eſattor de-tributi, /e Venegie, che il Re volea eſen-ti dalle impoſte quell anno tutti coloro, cherano ſtati per la detta ſcorreria danneggia-ti. Forſe fu poco dopo, che la Venezia in-feriore pati eſtrema careſtia di biade, noneſſendoviſi raccolto nè frumento, ne pani-co, nè vino; il che avendo la provinciamandato a rappreſentare alla Corte per A-goſtino ſuo Legato, Eccleſiaſtico di moltomerito, ordine uſci, che foſſe reſtituito ilfrumento, e il vino contribuito per uſo dellarma-

J. 4 c. 18.

zue: adFontiſlosin proaſtioCiv. Ver.Orato-rium e.

Van. XII.7.

XII. 26.