vet. Aug.
6. 66.
Dio. 33
Brev. vit.6. g. vaca-
ti on 4
Republica.
Sv. Aug.c. 29.
Dio. 5 33.E* τXO. 9r
14. c. 6. le tribu ſiano odge, il nome del popolo Romano
pato; nè queſta fu dell' Imperio tutto, poi-chè preſa una parte delle provincie in ſuacura, rimaſe Paltra come prima a quelladel Popolo, e del Senato ʒ talchè quandobandi Cornelio Gallo, il bando fu dalle pro-vincie ſue, non da quelle del Popolo; ed¬abile, che maggior titolo, e maggior gra-do ebbero i Preſidi mandati dal Senato, chei mandati dagl Imperadori, mentre Pro-pretori ſi diſſer queſti, e Proconſoli quelli.Queſt' iſteſſa amminiſtrazione non fu aſſun-ta da Auguſto in perpetuo, ma per diecianni; promettendo ancora di deporla pri-ma, ſe prima gli foſſe riuſcito di ridurre aquiete, ed a ſicurezza le provincie di con-fine da lui per ſe ritenute. Spirati i diecianni, gli ſi andò prorogando la poteſtà o perdecennio, o per cinquennio, finchè viſſe;affermando però Seneca, ch'egli non inter-miſe mai d' augurarſi ozio, e quiete, e dichieder vacanda dalla Republica. Queſto fuil nuovo ſiſtema reſo neceſſario dalla condi-zlone de tempi, ma che laſciò come primail fondo dell' autorità nel Popolo, e nel Se-nato. Delle Provincie acquiſtate dopo nonſi troverà mai detto, che in podeſtà d' Im-peradore alcuno foſſer ridottè, come veg·giamo nelle Medaglie di Traiano dirſi 7.Aotte in poteſtd del Popolo Romano l' Armenia, la Meſopotamia, l' Aſſiria, la Paleſti-na. Anche la cura, e il gius della moneta,ch& materia co importante, reſtò diviſo;Però veggiamo in quelle di metallo, ch'era-no in maggior numero, ſegnata l' autoritàdel Senato; e nelle contromarche a iſi trovano impreſſe molte Medaglie bartu-te in Roma nel primo ſecolo dell. Imperio,ſi veggon quelle lettere N CAP R. dellequali ſe ci può eſſer lecito d- aſſegnar l' in-terpretazione, diremo parerci aſſai chiaro,che debbanſi cos! ſpiegare: Nummu. cuſusauctoritatꝰ Populi Romani.
Altra mutazion ſi fece nel venir traſpor-tata in gran parte l'autorità de Comizj, edel Popolo nel Senato, come toccammonel libro ſeſto, al che fece ſtrada Auguſto,deputando un tempio, perchè in eſſo con-ſultaſſe delle guerre il Senato, materia,che prima ſpettava al Popolo, e ordinan-do, che dal Senato ſi mandaſſero i Preſidinelle provincie: ma queſto altro non fu,che un trasferir I' eſſenza del governo damoltitudine indeterminata a moltitudineſcelta, non altro eſſendo, o dovendo eſsereil Senato, che la parte più degna del popo-Jo. Continudò in oltre per ſempre inſiemecol nome, e diſtinzione delle tribꝭ una cer-ta cura del beneplacito popolare. Perd diſ.ſe Ammiano fin ne pid baſſi tempi: Zenc hb
Vor. Aluſir. Parts J.
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e porò riverito,& coſpicuo. Nella elezion diTacito ſi volle proclamarlo a' ſoldati, ea' Quiriti nel Campomarzo, come ſceltodal Senato col piacere di tutti gli eſerciti.Novità fu ancora di gran conſeguenza,quando le Legioni, e 1 ſoldati Pretorianicominciarono ad elegger gl Imperadori; maqueſto altro non fu, che un ripigliarſi laParte del popolo militante, quel ſupremoarbitrio della Republica, ch'era prima ſta-to del popol tutto. Fin nel quarto ſecolodi Roma il Conſole Manlio fece approvardall eſercito, e decretare una legge; per-che quando la Republica& in guerra, il
opolo è nelle tende. Cosl alla metà del ſe-col ſeſto, eſſendo morto in Iſpagna PublioScipione, l' eſercito c Com j militari un-altro Generale ſi eleſſe, cioè Lucio Mar-cio: per lo che fu poi detto in Senatorcoſa di mal eſempio, che gl Imporadori foſie.ro dagli eſerciti elotti. Queſto eſempio dopoeſtinta la progenie de i Ceſari troppo fu ſe-guitato; ma tali elezioni però ebbero ſem-pre biſogno della conferma del Senato. IIprimo, che fuor di Roma, e dall eſercitofoſſe acclamato, cioè Galba, avanti la con-ferma, e l' approvazione„i prof ſſava Legatodel Senato,& del Popolo, non Imperadore.Ma in tempo di Veſpaſiano legge fu pro-mulgata, un pezzo della quale, che in Cam-pidoglio a Roma originalmente ſi conſervain metallo, ci fa perfettamente conoſcere,dove conſiſteſſe pur ſempre il fondo dell“autorità. Si conferiſce con queſta aldetto Imperadore facoltà di far confe-derazioni, di ragunare il Senato, di di-latare il pomerio della Città, edi fare quan-to conoſcerà giovevole alla Republica nelmodo appunto, ch' era ſtata avanti la me-deſima facoltà conferita, non già a' ſuoipredeceſſori tutti, ma ſolamente ad Aigu-fo, 4 Tiberio, ed à Claudio. Si decreta ditener ne Comizj ordine diverſo per coloro,che nella dimanda di qualche ufizio foſſe-ro raccomandati da lui. Si fa eſente ancheVeſpaſiano non già dalle leggi generalmen-te, ma da quelle, e da que plebiſeiti, daquali erano ſtati eſentati li tre ſopradottianteceſſori ſuoi; e ſi conferma finalmentècid, ch egli fino allora avea fatto, ordi-nando ſi abbia per valido, come ſe 17 50mando del Popolo foſſe fatto. Mara vis 995certo&, come tanti ſi ſien trovati, c e ſti-maſſero, o di ſtimar ee conferitacon queſto Senatuſconſulto a g Imperadori
odeſtà Regia, e indipendenza anche dal-le leggi. La coſa è tanto da ſe paleſe, ch-& ſoverchio parlarne Ben però contra l-errore, o contra l' adulazione di Tribonia-no invel l' eſimio Giuriſconſulto Vicenzo
2 Gra-
Voße ſ.tum acampus
Oe.
Liv. J. 7.
Jb. 2 5. Co-mitiis mi-litaribus.J. 26. I.peratoreslegi abeerciti-bu.
Hoet. c. 10.Legatumſe Ge.
v. Exust.P. 242.