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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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247-248
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de Rom,Ian.

Or at. adRom.

J. 7. c. 36.

cab. 33.

J. 10. eß.60.

ep · 61.qua libe-r ſum.

Caf.Ch ron.Euter. J. g.

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Gravina; e ben ſoſpettò, che ſua fraudefoſſe la menzione di legge Regia da lui at-tribuita ne Digeſti ad Ulpiano: ma Tribo-niano parlò con l' idea del tempo ſuo, quan-do Regno eſſendo veramente divenuto ilGreco, ſi pensdò egli forſe, la condiziondi Roma eſſere ſtata l' iſteſſa, che vedeaeſſer quella di Coſtantinopoli.Continuaron ſempre gl Imperadori ad eſ-ſer capi della Republica, e ſuoi perpetuiGenerali, non mai ſignori: nulla à ciò pre-giudicando, che alcun de' peggiori podeſtàeccedente, e aſſoluta tirannicamente ope-rando talor ſi arrogaſſe. Ad Ariſtide viſſu-to in tempo di Mare Aurelio parve la Re-publica Romana eſſere un miſto, e un tem-peramento delli tre ſtati, monarchico, no-bile, e popolare. Con nome di Republi-ca continuarono a chiamarla anche gęli Scrit-tori del quinto, e del ſeſto ſecolo, comepud ſingolarmente vederſi in Ammiano,

ed in Caſſiodorio. Diſſe Oroſio, che ad

Onorio ſi app gi, ora la Republica. Dell.Africa diſſe Giornande, che ano gentils,cioè ſtraniera, I ab ſtaccata dal corpo dl.la Romana Republica. Simmaco ſcrivendo aTeodoſio, e a Valentiniano, nomina Co-ſtante, che avea rotta la Republica, e Giu-liano, che l'avea governata; e fa, che Ro-ma dica loro, e profeſſi d' eſter libera; laqual dichiarazione ſommo delitto, ed in-giuria eſtrema in uno ſtato monarchico ſa-rebbe ſtata. Vedeſi nelle monete d' Ono-rio, e dell' ultimo Valentiniano continuataſempre la ſolennità de' voti decennali, cheindicava la confermazion della podeſtà didieci in dieci anni Ampliamento d' auto-rita deſumeano gl' Imperadori dal farſi con-

ferire pili Magiſtrati, e dal cumulare in ſe

le dignità Tribunicia, Pontificia, e talvol-ta Cenſoria, e ſpeſſo Conſolare, con cheben moſtravano di non aver punto la Re-gia. Sedeano anch' eſſi in tribunale comegli altri giudici, talchè abbiamo da Sifili-no, che Adriano, e Marc' Aurelio conti-nuavano alle volte in tal miniſtero anche lanotte: anzi avanti Diocleziano, il quale,ellendo il faſto proprio della baſſa naſcita,8 invaghi dee coſtumi de' Re di Perſia, e co-minciò a farſi adorare, e a metter gemmene' veſtimenti, abbiamo da Eutropio, e daCaſſiodorio, che il ſaluto à gl Imperadoriera l' iſteſſo del conſueto a giudici, nè al.tro porta van di pin de privat i nell' abito,che la clamide di porpora. Corona, e Girdema fu introdotto negli ſteſſi tempi, macomeè ornamento. Gemme veramentèe aveaprincipiato a mettere in uſo anche Elaga-balo, ma dal ſucceſſore Aleſſandro riget-tate toſto, il quale ripiglid ĩ veſtimenti co-

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DELL ISTORIADIVERONA

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muni. Non pochi Imperadori ſeguiron be-ſempio di Mare Aurelio nel prenderſi ſpon-taneamente un collega nell' Auguſta digni-ta, e fu ſcelto pid d'una volta chi non aveaniuna attinenza di ſangue, il che ripugnaalla Monarchia, che in tal modo è inco-municabile. Graziano, benchè aveſſe inti-mi congiunti, ſi preſe per compagno Teo-

doſio, che gli era ſtraniero, perchè lo co-

nobbe pid abile a tanto ufizio. Le moglinon furon mai cercate dagl' Imperadori nel-

le caſe de i Re, ma nelle famiglie cittadi-

ne, ed a' Cittadini Romani diedero altres!le lor figliuole, e ſorelle. Il Re Teodoricoall' incontro, inſignorito che fu dell' Italia,tutti i parentadi ſuoi per moglie, per ſorel-le, per figliuole, per nipoti, contraſſe conaltri Re. La caſſa degl' Imperadori fu ſem-pre diverſa da quella della Republica: que-ſta ſi diſſe Erario publico, quella Fiſco pri-vato, come eſpreſlamente ſi può impararda Sparziano. Del lor patrimonio partico-lare va inteſo, ove ſi parla nel Codice Teo-doſiano di poderi Fiſcali, e d'affittuali del-la Caſa Auguſta; ma dell' altro intendequella penalità anche in alcune delle pidbaſſe lapide eſpreſsa, di dover dare unacerta ſumma 4 Erario del Popolo Romano.Ampliſſumi patrimomi avean per altro gl“Imperadori in molte provincie, de' qualiavean cura 1 Procuratori Auguſtali, e 1Conti delle coſe private, e di queſti eranpadropi; ma conſiſteano in terreni, comele varie leggi% fondi patrimoniali, e d' al-tri Titoli fanno intendere. S impingud il lorFiſco grandemente, quando ſi appropriaro-no i beni de' Tempj de' Gentili: Valenti-niano, e Valente ſtatuirono in una legge,tutti i luoghi, ch'erano di ragion de i Tem-pi, dover reſtare aggregati à quo patrimonio,ch private noſtro, com' eſſi parlano. II Se-nato conſervò ſempre la ſua maeſtà, e quan-do gl' Imperadori traviarono, gli conda n-nd, gli dichiarò nimici della patria, e necaſsò gli atti, come pid volte può 2ria vederſi. Le legazioni, e le iſtanze 5 in-dirizzavano niente meno al Senato, che agl Imperadori Ia qual bella notizia abbiamricavata da inſigne, e non per anco notaGreca Iſcrizione„che abbiam nel Muſeo,nella quale la Città d' Argo onora Mem-miano ſuo cittadino per Legazioni da luiſoſtenute i pro della patria, di tutti i Gre-ci al Senato,& 4 9¹ Imperadbri Aleſsandroi Prefetti del Pretorlo, e della Città, e iSenatori non creò da ſe, ma co voti del Se.nato. Macrino acclamato dallꝰ eſercito ſeriſ-ſe a' Padri coſcritti, che avrebbe ritenutoil reggimento, ſe foſse lor piaciuto cid„che

v. Torn.

6. 58.

in Hader,

C. Th. deJ. 8 41 Patetyianon jo 7g pri-

datum no-

Hrum et.

U. Liiſ.rTe70% 9 rgBœc AAS,

piaciuto era a' ſoldati. Morti i Gordiani in v. CU

Afri-