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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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273-274
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J. 6. c. 24.

J. f. c. 40.

Var. V..territaritgandi tasOe.

J. 5. C. 36.Cravio-nem.

Franc. J.2. tin

Epi,

l. 1. c. 32.

73mo Duca di Spoleto Faroaldo, circondatoparimente dal dominio Greco, incomincidle aggreſſioni, ed ebbe ardire d' invaderClaſſe, e di ſpogliarla. Due figliuoli ſuoicombatterono fra di loro per la ſucceſſionnel Ducato dopo Ariulfo ſecondo Duca: edi tutti pid guerre ſi rammentano contraGreci. Il Ducato di Forogiulio non com-

reſe pid del territorio del Friuli, e non ſidilatò mai dalla parte di qua, ſapendoſi,che non ſolamente Treviſo, ma Ceneda an-cora ebbe i ſuoi Duchi, un de' quali daPaolo ſi nomina; e non occorrendo penſa-re, che un Duca foſſe mai ad un altro ſog-getto: ma eſſendo pid guerre avvenute congli Schiavoni, atteſta il Diacono, comeavendo dopo Giſulfo preſo a reggere il Du-cato li due figliuoli ſuoi, queſti occupa-rono un conſiderabil tratto del lor paeſe,e reſero quella gente a i Duchi di Forogiu-lio tributaria. Cos! i Duchi di Trento,oh'era per altro piccol territorio, come daCaſſiodorio s ĩimpara, cercarono d' ampliar-ſi, avendo Alachi tra gli altri ſoggiogato11 Graf Bavareſe(che in Latino fu reſoConte) di Bolzano, e d' altri Caſtelli. Iconfinanti co Franchi non laſciarono altre-sudi tentar lor fortuna, ma non trovaronoda quella parte cos buon fare, come dieinque Longobardi Duchi Gregorio di Toursci racconta. Vittorie però vi riportò forſeAudoaldo, di cui gran coſe dice l' epitaf-fio, da noi oſſervato in Pavia, nel quale vienchiamato Duca di Liguria, che vuol forſeintenderſi della maritima, e montana, granvariazioni eſſendo in cid avvenute conti-

nuamente.Qual diſtribuzione faceſſero i Longobar-

di ne i terreni, dagli Scrittori di quel tem-po non ſi raccoglie: ben dice Paolo, chenell interregno molti de nobili Romani, cioItaliani, furono ucciſi per avidità de' lorbeni, e gli altri furon reſi tributarj, colcoſtringergli a pagar la terza parte defrutti delle lor terre. Ma fu peggio an-cora l' avergli eſeluſi dalle ſupremè digni-tà, quali fra ſe ripartivano, come da i Du-chi ſi riconoſce, che di quella barbaraRepublica fur gli ottimati. I nomi dieſſi, che ci ſono ſtati tramandati, e par-ticolarmente de primi tempi, fanno cono-ſcere, come furon tutti di lor nazione, on-

de gl' Italiani in vera ſervitu rimaſero, ſic-

come eſcluſi non ſolamente dal ſoglio Rea-le, ma da i ſommi gradi, e dal governo,il che non era avvenuto nel tempo de Go-ti, che ſi valſero de noſtri in molti ſupre-mi impieghi, e non avvenne per certo al-lora ſenza irragione vol turbamento dell' or-dine primitivo, e della giuſtizia uni verſa-Ver. Aluſtr. Part IJ.

LIBRO DE CIM O.

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le. La diſtinzione delle nazioni, architet-tata dal ſupremo artefice per termini nat u-rali, e per lingue, con varietà d'elementi,e di clima tal differenza influiſce di coſtu-mi, e d' idee, che ben moſtra, intenziongenerale eſſere in certo modo ſtata dellanatura, che l' una non dominaſſe l' altra,ma per governo ciaſcheduna ne ſuoi limitiſi conteneſſe. Pare ſe n' abbia un cenno nel-le ſacre carte, dove vien ordinato a gli Ebreidi non farſi Re che ſia d' altra gente, e aquel Profeta di preſtar fede, che tra eſſiſteſſi, e del ſangue loro fuſciterebbe il Si-gnore. Giuiſto però ſi può rendere anche ildominio d' una nazione ſopra l- altra, quan-do da eſſo gran benefizio, e vantaggio nel-la dominata riſulti. Quinci giuſto era il do-minio de Romani; perchè laſciando, chele guerre ſecondo J iſtituto loro non le mo-veano ſe non per giuſte, e nectſiaris(gion,come d' Auguſto diſſe Svetonio, col lor do.minio porta vano eſſi alle barbare nazioni' umanità; cioè ragione voli coſtumi, ottl-me leggi, le arti, i caratteri, e la linguaLatina, per cui poteano avere in ogni par-te commercio. Però diſse il gran Tedeſco,Criſtoforo Cellario, che per bene di quelpaeſe nulla ora pi deſiderabile, quanto che iGermani foſioro ſtati da. Romani aſiai primavinti, acciocchò ſcoſia la barbaris umani coſtu-mi abeſioro pil proſto approſi.&iuſto era queldominio parimente, perchè i Romani fa:cean capaci degli Onori i meritevoli d ogniprovincia, e gli ammetteano al Principatoſteilo, come ſi vide in tanti dopo Traiarno, che fu il primo Imperadore non Italia-no, per averè ſtimato Nerva, doverſi ri-guardar Ia virtl, e non la patria. Societaperd era quella de. Romani più toſto cheſignoria, eſſendoſi Roma di tutte le gentidell' Imperio fatta patria ugualmente; ed

eſsendo perdò ſtato il divenirle ſoggetto unconſeguir libertà, ed un participar del do-minio; talchè ben meritava di ſignoreggia ·re il mondo, chi a tutto il mondo s granbenefizio inferiva. Ma per tutte queſte ra-

gioni ingiuſtiſſimo fu il dominio de Longo-bardi fopra gl' Italiani; perchè non ſola-mente gli eſeluſero dal regno, ma dal mi-niſterio ſupremo ancora, e da i cgradi, cioè da que feudali Le. 1eran tra lors le prime dignita: g J

condotta quel frutto ebbero 1 conſe.guenza ne& inevitable; cd che al primoſtraniero eſercito non per depredare, maveramente per far guerra venuto, perdet-tero poi in una ſola ſtagione, come vedre-mo appreſſo, quanto avean poſſeduto perdugent' anni. Ingiuſto parimente fu, per-

chè contrario al natural ordine, Secondo8 a

na-

Deuter.XVII.

155XVIII.15.

Di.. 8.P. 2.

Plin. J. 50% 5. Gvi terguęuna cun-ctarumgentiumpotria

feret.

v. J. 14.9. 1. J. 30.5