293 LIBRO UND E CIM O. 294e minacciando altre Città de: Greci, il ſan- 20 poterſß quelle dalla podeſd di S. Pietro, e Anf into Pontefice andò a pregarlo di deſiſtere, e aa glu, della Chisſe Romana, e dhl Ponte fi- 1 5
e gblla Sede Apoſlolloæ in alſſun modo aliona- alienass.. Paſſate per altro per gius di guerra inpoteſtà di Pipino, che le conquiſtò ſopraLongobardi, potè farne, come fece, allaThieſa Romana libero dono; nè menzioneſi troya alcuna in monumento di veruna ſor-te, ch' ei le donaſſe con reſtriziope, e conriſerva di ſovranità, come ſi è poi ſpecula-to modernamente; e ben avea egli beneficioalſai magsiore da i ſommi Pontefici ricevuto.Non è mancato chi abbia ſcritto ancora, cheper eſſer legitima tal donazione dovea eſſerfatta non da Pipino, ma da Ooſtantino, per-chè di Coſtantino eran quei paeſi; dovꝰ&mirabil per certo, che di Coſtantino foſſe-ro anche a tempo di Pipino; e niente menoil non avvertire, che invalida, e ridicolaſarebbe ſtata tal donazione, ſe foſſe venutada Coſtantino, il quale come ImperadorRomano, niente avea di ſuo fuorchè il pa-trimonio privato; e privati patrimonj furo-no quelli in fatti, ch egli dond, cioè terre-ni, e fondi. Ritornandoſi adunque Pipinoin Francia, laſciòd Fulrado ſuo Conſigliere,Per ricever la conſegna di Ravenna, e delleCitta dell' Eſarcato, della Pentapoli, e dellEmilia, e per portarne le chiavi a Roma,dove ricevute dal Papa, inſieme con I' at-to della donazione alla tomba di S. Pietro Augſt. 55le collocò. N NMorto nell anno 756 Aſtolfo ſenza la-ſeiar prole, dopo qualche iatervallo di tem-po, e non ſenza contraſto, f fatto Re da-primati de Longobardi Deſiderio, Duca al.ora in Toſcana, e ciò col favore anche delPapa, cui promiſe di rendere„come fece,alcune Città per Aſtolfo trattenute kr lequali fu Faenza, e il Ducato di Ferrara. Enotabile, come allo Stato della Chieſa, cheſi andava dilatando, Anaſtagio dà il nomedi Republica, con cui s' intendea prima ilRomano Imperio. Ma poco durd Ia buonafede di Deſiderio, che aſpirava a ricupera-re il perduto, e volle con violenza mettereun deeſuoi per Arciveſcovo in Ravenna, emolto travagliò i Duchi di Spoleto, e dineyento, perchè nol ſecondavano, A fi-ne di fortificarſi con l aderenza de Franze-i, diede una figliuola per nome Pelideratain conſorte a Carlo detto poi Magno cheinſieme col fratello Carlomanno, era ſucce-duto a Pipino. Notaſi da un Annaliſta, chefu condotta in Francia da Berta madre dei due Re; ma o la ripudid poi Carlo a pre-teſto d' infermità ſcoperta, O non fu validoil matrimonio per eſſer già lui legato con al-tra donna. Comunque foſſe, ſdegnato De-iderio volontieri 5 la vedova di Car-2 lo-
talmente lo vinſe, e l inſtillò delle mon-dane coſe diſpregio, che poco dopo paſſatoZealh a Roma, depoſe a piè di Zaccaria Ia coro-ha, e veſtl abito monacale inſieme con lamoglie, e figliuoli. Fu ſoſtituito Aſtolfefratello di Rachis che deliberato al tuttodi ridurre tutta I. Italia di mezo in dominio ſuo, s' impadronl di Ravenna 8dell' Eſarcato, come dal Bibliotecario ſiraccoglie nella vita di Stefano ſecondo,che i moderni dicon terzo. Minaccia-va già Roma ſteſſa, e volendo impor-re a tutti il pagamento d'- un teſtaticoindiſcretiſſimo, teneva il Papa in affanno;e finalmente non dando orecchio a preghie-re, nè ſervando fede a convenzioni, nè apatti, il coſtrinſe, poichè da Coſtantinopo-li non veniva ſoccorſo, a cercarlo in Fran-cia. Trasferitoviſi adunque in perſona,moſſe Pipino figliuolo di Carlo Martello, giàcom ſ autorità, e conſiglio del ſommo Pon-tefice Zaccaria dichiarato Re di Francia„avenire in Italia contra Longobardi: dove ri-Portando vittoria, ed arrivato fino a Pavia,sforzd Aſtolfo a promettere, di non moleſtarpid la Sede Apoſtolica, edi render Raven-na, e le Città che ne dipendevano: in chepoi non tenendo fede, e in vece di queſtoeſſendo andato ad aſſediar Roma tornò Pi-Pino, e ſegul l'iſteſſo giuoco per la ſecondavolta, come l' ultimo Continuator di Fre-degario racconta. Fu allora, che per ſolen-ne donazion di Pipino reſtò conſolidato, edalla potenza della Corona di Francia aſſi igurato, quel dominio temporale de ſommiPontefici ſopra l Eſarcato, e ſopra le Cittàſtate poco avanti de' Greci, e però ſopraRoma ſteſſa, che incominciato era, quan-do in tempo di Leone Iſaurioo ſcoſſero quel.le Città il giogo Greco, e ſcacciati ilor Du-ci in libertà ſi poſero: il che giuridicamen-te avean fatto, non meno pel tirannico, einſoffribil modo uſato allora da- reei, cheper la violenza, quale in favor dell' ereſiavoleano far nella religione, e per l' impo-tenza a difenderle dalle invaſioni e dalle conti-nue oppreſſioni de Longobardi. Ben traluceperò da quanto accennano gli antichi Scrit-tori, che Roma, e altre Città non me-no, cominciarono a riconoſcere il Papaper lor Capo anche nel temporale, e ariguardarlo come lor Principe. Quindi fu,che tanto poi ſi travagliarono i Papi dellocupar quegli Stati, che faceano, o vo-lean fare 1 Longobardi; e quindi fu, chequando i Meſſi dell Imperador Greco pre-gavan Pipino di concedere a lui Ravenna,e le ſubordinate itt riſpoſe quel Re,N N Ver. Hluſtr. Parte J. a