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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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309-310
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309 IBR O HN DECT M OI 410

Ora da i nomi di Refol, e di Tancol bar-bari d'origine ſi riconoſcon ſubito il Gaſtal-do, e bun de' Sacerdoti; come all' incon-tro il Macſtro, e i due ſuoi dſcepolj, cheunitamente in quell' opera ſi adoprarono,per Italiani ſi ravviſan toſto da i Latini no-mi d Orſo, di Cioventino, e di Gioviano.

Vedremo parimente nel ſecolo appreſſo,come famoſo ſi reſe qui Paciſico per ogni

ſorte di lavoro in leguo, in marmo, e inmetallo; e in piu bafſo tempo, come ſi di-ſtinſero nell' architettura, e nella ſcolturaBrioloto, e Adamino: neè altri abbiam de-noſtri, che ci ſien noti. E però fuor didubbio, che il nome di Gotica, dato aquella cattiva maniera d' ornar gli edifizjſolamente nelle proſſime età, quando ſi co-mincidò a rimetter la buona, e l' antica, nonaltronde nacque, che dall' uſo di chiamarcon nome barbaro tutto ciò ch' è rozo emalfatto, e nulla pid dee però valere tal

denominazione per farla creder portata da-

barbari, di quel che vaglia il nome, cheparimente fu dato di Gotiche, e di Lon-gobarde alle ſtampe di brutti, ed abbre-viati caratteri, per far credere tal modo diſtampa portato in Italia da Longobardi,o da Goti. Quanto allo ſcadimento dell'Architettura, non perchè foſſe avvenuto alor tempo ſarebbe toſto da attribuire a lo-ro; poichè non declinò tal' arte ſolamentein quelle parti d: Italia ove furon' eſſi, main tutte. Ma il fatto ſta, che ne pure è ve-ro, che decadeſſero a lor tempo, ma mol -to prima, e chi le antichità ha oſſervate,ben ſa, come fin ne tempi di Traiano, ſe-gni già s incontrano di peggioramento, ecome nel terzo ſecolo Criſtiano ſi vede cor-ruzion grande; ma del quarto moſtruoſitàſi trovano, e tanto pid del quinto; e purſolamente nel fin di queſto ſi ſtabill in Ita-lia il regno de- Goti. La cagione di tantocorrompimento(da noi ſteſſi nata, e nongià da barbari) ſi moſtrerà nel terzo tomodi queſt Opera, ove ſi parlerà degli Arte-fici. Ma non è qui da tralaſciare ciò cheavvertir non ſi ſuole; cioè che ſi corruppene baſſi tempi l edificatoria per ciò cheſpetta alle grazie dell' arte, ed a gli orna-menti, ma per quanto riguarda la perfet-ta compoſitura delle muraglie, e la ſolidi-ta, e la magnificenza, ſi ritenne in Italianon ſolamente dopo la venuta de' barbari,ma fino a gli ultimi ſecoli la ſteſſa manierade Romani; grandi, e perfetti materialiuſando, frammiſchiando Ppoca calce, e CO-sl eſattamente, e pulitamente commetten-

do, che à fronte degli edifizj fatti ne-mezani ſecoli ridicole ſono le piu delle no-

ſtre muraglie, piene di cattiva malta,Ver. IAaſir. Parte J.

mal archeggiate ſopra i vani, e alla rinfu-ſa, e quaſi à caſo compoſte, ond& neceſ-ſario intonicarle per coprirne i difetti; e ladeformità. Anche quell' antico alternaredi ſtrati, che ſi oſſerva ne: muri interni delnoſtro Anfiteatro, continud pur ſempre.Se ne oſſervi per ſaggio il fianco eſterioredella Baſilica di S. Zenone: veggaſi conqual perfetta conneſſione, e con qual va-ghezza vi ſi alternin le pietre, e i matto-mi, ma Poco men duri della pietra ſteſſa,e ſi riconoſca la ſueceſſione, e la diſcenden-2 de Romani artefef ene il miſchiarcon minuta ghiaia la calcina ſecondo l' uſoRomano, e l' uſare iatriſo, che col tempoimpietriſce, ſi vede qui durato fino al de-

cimoquarto ſecolo. Potrebbe aggiungerſi,ch' anche nella ſimetria generale, e nelle

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proporzioni non mancd mai del tutto lan-tica idea. Di maniera belliſſima affermòperò il Vaſari eſſer tra l' altre l' antica Chie-ſa di Sant' Apoſtolo di Firenze, lodandoneanche il girar degli archi, e i fuſi delle co-lonne, e i capitelli: non poche ſon le fa-briche in Italia anteriori al riſorgimentodell' arti, nelle quali oltre alla ſtruttura,ſe poteſſimo levarne i ſeſti acuti degli archi,e l irregolarità de' capitelli, e delle colon-ne, gli ornamenti ſteſſi non mancano digrandezza e di graziag talchè odeſi talvol-ta chi tali edifizj rimirando, ſi volge a lo-darne i Longobardi, oi Franchi, pur collimpreſſione, che dopo i dominii ſtranierigl' Italiani andaſſero in nebbia, e non ope-

raſſer pid, e da que pochi foraſtieri tutto

ſi faceſſe.

Ma che diremo della noſtra lingua vol-gare? comuniſſima dottrina&, che ſe ne deb-ba' origine a- barbari, e che naſceſſe dalmeſcolamento delle lingue loro con la La-tina. Con tutto ciò indubitato a noi ſembra,che niuna parte aveſſero nel formar l' Ita-lian linguaggio nè i Longobardi, nè i Goti,e ch'eſſo da cos ſatto accoppiamento nonderivaſſe altramente. Ne proporremo inſuceinto alcune ragioni, perchè que ſaggi,quali nè da preoccupazioni ſi laſcian rapl-re, nè le opinioni in riguardo delle perſo-ne, o de' partiti, ma unicamente in Sta-zia della verità approvano o diſapprov AO,ne faccian giudizio. Mirabil coſa 5 comeP' affetto a Roma faceſſe aftatto diſperdereb antiche e primitive lingues non ſolamen-te in Italia, ma nella Francia, e nella Spa-na, abbracciata da per tutto la Latina,

enchè nel popolo varlamente corrotta, ſe-

condo il genio, e la pronunzia de' paeſi, edelle lingue, che vi erano avanti; ondequelle che vi ſi vennero for mando, ſi chia-maron prima Romanze, o Romane ruſti-2 che.