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che. Per quanto all' Italia ſi appartiene, bi-ſogna dunquèe prima de altro ſupporre, cheGoti, e Longobardi, e pid altri popoli u-ſciti dalle parti ſettentrionali, e famoſiſotto diverſi nomi per le invaſioni loro inque' tempi, ebbero l' iſteſſa lingua, comeinſegna Procopio, e da lui Teofane, e chequeſta fu la Germanica, comune a Fran-chi parimente. Tal lingua in ſoſtanza fu laTedeſca; e benchè in co lungo volger diſecoli, e in tanta eſtenſion di paeſi gran va-riazioni, e alterazioni patiſſe anch eſſa, contutto ciò nè mutò d' indole, nè di genio;anzi oltre al nome di Teutoni, e di Ger-mani, che ſon pur meri Tedeſchi, com'anco di Marcomani, eſimili, e cosi il nomedi Longobardi, e di Goti,, quaſi tutte lewu ga, voci, addotte per buona ſorte nel bro diauh, ef. Lacito come allora di quel linguagglo, nell!lend iſteſſo ſignificato ſon pur de' Tedeſchi al1. glei- bel giorno d' oggi. Il nome, con che dale riſplendere chiamavan l' ambra, ſi ha inPlinio ancora, il quale nell' iſteſſo luogoinſegna, come chiamavaſi Auſtravia da-barbari um iſola dell' Oceano ſettentriona-je, nominata da lui anche in altro luogo,benchè le ſtampe vi portino Auſtrania; on-de veggiamo quanto antico ſia preſſo quel-le nazioni anco tal genere di nomi preſo da-venti. Rugiland, e Feld abbiam nel Diaco-no come antichi luoghi de: Longobardi. E'ſoverchio far' oſſervazione ſu le voci Tedeſ-che, quali nelle Longobarde leggi ſparſa-mente furono uſate. Or poſto che linguaAlemana uſaſsero le genti venute in Italia,a chiunque penſa la lingua Italiana dal lorparlare, e dalla pronunzia loro eſser nata,potrebbe chiederſi, ſe Alemani udiſſe mai,che tra eſſi ragionaſsero. Proba bil per certo, che cid non gli avveniſse; poichè ri-flettendovi, avrebbe facilmente conoſciuto,come niuna parte potè aver nella noſtra unalingua cos diverſa di genio, cos! lontana divoci, cos contraria d' accenti, e di ſuoni. Lalingua Latina era un oneſto temperamentodi vocali, e di conſonanti, prevalendo al.
uanto queſte: l' Alemapa, e' Italica ſipoſſon computare per le 285 N 5poſte: l' una per la e— 155Dante; Ealtra per da quant fte e equella quaſi tutte le parole termina. con-ſonante, e ſpeſſo con piu d' una, u andod addoſſarle; queſta le termina quaſi tuttein vocali, e nelle ſue voci per Io piu nonminor numero di vocali mette, che di con.ſonanti, e qualche volta anche maggiore.
Bell. Vaud.
J. 1. et 2.
Ber-bum erde
Su
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J. 4. c. 13.
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Come mai dunque potrebbe una avere a-
vuto parte nella formazion dell' altra? eglie chiariſſimo, che ſe la corruzion della La-tina foſſe nata dal miſchiarviſi la lingua de
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DPELLISTORI A
DI VERONA
barbari, e dall' uſo delle lor pronupzie,molte vocali ſi ſarebber tronche, e molteconſonanti accreſciute, con che la robu-ſtezza ſarebbe degenerata in aſprezza;quando tutto alb' incontro, avvenne la cor:ruzione principal mente, per troncar le con-lonanti, onde la favella ſi reſe tutta dolce,come à molti pare, o degenerò in molle,come pare ad altri. Nè ſia chi s' inganni
er nomi barbari Italianizati da noi; per-chè Agilulfo per cagion d' eſempio nellacorona di Monza& Asgilulf; Liutprando inpid membrane di quel tempo& Liurprand;Cuniberto nella ſua lapida in Pavia è Cu-ningpert. Tanto parci poter baſtare, e tan-to almeno a noi certamente baſta, per co-noſcere quanto c ingannammo, quando aſ-ſerimmo in altr' opera e l' abito, e la lin-gua per la dimora deo barbari eſſerſi in Ita.lia cambiati. L' iſteſſo dicemmo quivi an-che de i nomi de' paeſi, quando delle lorlingue ne di Città nome abbiamo, nè divillaggio. Che rileva, ſe forſe una venti-na di vocaboli uſiamo originati dal Tedeſ-co? che monta ciò nel corpo e nell' impa-ſto d'una lingua? aſſai pi n' abbiamo dalGreco, e afſai piii ne abbiamo dal Pro-venzale. E avvenne forſe tal mutazion dilipguaggio ſolamente nell' Italia, che da“Longobardi ſi tenne? ognun ſa, che ſegulP'iſteſſiſſimo anche in quelle parti di eſſa,dove coſtoro non furon mal. Ma da chedunque diranno, provenne la trasforma-zione della lingua Latina nella volgare?
rovenne dall'abbandonar del tutto nel fa-vellare la Latina nobile, gramaticale, e cor-retta, e dal porre in uſo generalmente laplebea, ſcorretta, e mal pronunzlata.Quinci quaſi ogni parola alterandoſi, e di-verſi modi prendendo, nuova lingua vennein progreſfo di tempo a formarſi. Nè ſi cre-da che da' barbari recata foſſe cos! fattaſcorrezione, e falſa pronunzia; sl perchèabbiam già veduto, come del tutto oppo-ſto ſe ne ſarebbe per eſſi indotto il cambia-mento; es perchè molto prima de barba-ri era gia tutto queſto in Italia, come fa-remo ora in pochi verſi conoſcere.
Scriſſe Quintiliano, aver ſovcute in Ro-ma liintori Teatri„ tutta la turba del Cir-co gridato harbaramente, cioè fatto applau-ſo, o chieſto qualche coſa in cattivo Lati-no: era dunque comune in Roma avanti leirruzioni de' barbari un linguaggio plebeo,differente dal rimaſtoci ne“ libri. Sammo-nico, che fu in tempo di Settimio Severo,nomina il parlar voſgarꝰ. Plinio, e S. Gerola-mo fanno men ione del linguaggio milirarꝰ perJ iſteſſo che il volgare dichlarato dal ſecondo.Tal modo di favellare è quello, che ne me-
zani
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p. Rer. Jr.1. 1. Pp. 40.
. Ant.
Feten. C au.J. 2. C. I.
J. I. C. 12.celae harbars.
Art. Ve-„in Prœf.caftrenſedei bumad b.