litVe gari que8
Jer moss 8
Jer, III. e.97. ruſticoſermone.
Turon. III.
Ep 72.
4. Auma6. 8.
.. 7.caballumArripisad Aer. I.4.19. c. 13.
Nat. Ou.6. 2. C. 56.
Ser. 2.
Vitel. c.740k. Bec-e He.
4 Faßtol.
313zani tempi fu detto ruſtico, cioè rozo, eproprio della gente idiota, e ruſticana; mache tal corruzione non ſi originaſſe altramen-te da barbari, ma correſſe in Italia moltoavanti, che i barbari ci capitaſſero, può im-pararſi da S. Gerolamo; dal quale abbiamo,come in lingua ruſtica ſcriſſe un' opera For-tunaziano Veſcovo d' Aquileia in tempo diCoſtantino; il che fu per altro di nuovo, enon ſeguito eſempio, non eſſendoſi tal linguaadoprata quaſi mai nelle ſcritture. Non bi-ſogna adunque credere, che quando un Con-cilio in tempo di Carlo Magno ordinò ditraſportar le Omilie de: Padri in lingua Ro-mana ruſtica, aſfincſh pil facilmonte foſſero in.teſe, queſta diſtinzione in Latino letterale, eplebeo foſſe coſa nuova; e tanto meno quan-do nell'epitaffio di Gregorio V ſi diſtinſe lavolgar lingua dalla Latina. öPer intender coſa foſſe queſto parlar delvolgo, è prima da ſapere, che di molte co-ſe y eran due vocaboli, un de' quali ſi ado-Prava dalla gente colta, e dagli Scrittori,Laltro era proprio della plebe, ed uſuale.Per cagion d eſempio caput era la voce no-bile; reſta, che abbiam per capo in Auſo-nio, era la popolare; propriamente cosi di.ceaſi il cranio per la ſimilitudine, onde te.tam capitis diſſe Caſſiodorio, Os ſi diceva dachi parlava con pulitezza; bucca, che ab-bia mo in Plauto, e in Giuvenale, da chitrivialmente. Equus, ed Equinus erano del-la favella elegante, caballus, che ſi ha inOrazio, e caballinus, che in Perſio, e inGiuvenale della plebea. In vece di mus ſcri-ve Servio, che volgarmentè ſi dicea lætamen:gli uomini gentili dicean pumilio, il volgo im.
Hherito, come parla Gellio, dicea aanus: per
ſignificare il tuono, vi era ronitrus, e vi eraronus, come da Seneca; vi era dies, e vi eraiornus, forſe trasferito da Hornus, che dino-tava coſa di queſt anno: vi era puleher, ebellus, rubeus, e ruſſus, che ſi ha in Catullo;vi era ius, e vi era hrodium, che troviamoin S. Gaudenzio; vi era cupidus, e vi erabramoſus, ch' è due volte in S. Zenone. Lavoce becco preſſo la gente roza par che aveſ-ſe anche ne tempi Romani l' una e l' altraſignificazione, ch' oggi le diamo: che ſiuſaſſe per roſtro d' uccello, indica Sve-tonio; che per animale un' antica lapida d'uomo di tal nome, ſu la quale ſecondo l' uſodealludere al nome con la figura, è ſoolpitoun irco. Linea lun ica proferivano le perſo-ne colte; camiſia i militanti. come ſi vedein S. Gerolamo: Hlalent a, o ſpira era 11 par-lar pulito; zorta, che ſi vedè nella verſionVolgata più volte, era P/ uſuale. Per craſ.
% Pal. ſus comunemente ſi dicea groſſus, onde Caſ-
29.
ſiodorio groſſiſima; e di qua groſſi, ehe ab-
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DEEBRO UND E CIM O.
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314
biamo in Plinio, e nella Volgata, non giaforſe per fi chi immaturi, ma per que pri-mi, che da noi ſi dicono fior di fico, e po-tean cosl chiamarſi per eſſer pid groſſi deglialtri. I dotti diceano ems, e la plebe ver.aus, onde noi verno, e inverno, delle qualivoci niuno ha mai aſſegnata la derivazione:abbiam ciò imparato da quel prezioſo codi-ce del noſtro Capitolo, che contiene il Sal-
terio d' antica verſione, e anteriore alla Vol- 5
gata, perchè in eſſo in vece di æſlatem etver, ſi legge gſlatem, et vernum, Il che cor-riſponde all: Ebreo, e con pid proprietà, perdinotar tutto l' anno, ſi dice b'eſtate, everno, che] eſtate, e la primavera. Nell:iſteſſa verſione ſi legge ancora minacia inluogo di comminatio, voce, di cui ſi valſePlauto non una ſola fiata. Battere& moltolontano da percuters, ma il medeſimo Co-mico uſa nell iſteſſo ſenſo hatuere: menare&molto lontano da ducere, ma in Apuleio,e nella Volgata più volte ſi ha minarè: tro-vaſi in Apicio, e in Palladio cribellare, che
pulitamente era cribrare; e laſciamo d' ad-
durne pid, come nè pur tanti n' avremmo
addotti, ſe troppo ſtrano non pareſſe il fon-
dar d fatte conſiderazioni in un eſempio o duecom' altri ha fatto, per lo che nonè per ca-gion d' eſempio da arguire veſtigio di linguaGotica in Italia nel nono ſecolo, per trovar-ſi in un Sermon di Ramperto la voce ata;e tanto pid, ch-& molto probabile doverſiqui legger tata, che ſi dicea da fanciulli Ro-mani volgarmente per padre, come mam.ma per madre: diceaſi ancora per vezzo po.polarmente put a, e putilla, onde noi putta,e putella. 5 NAlle volte ancora le voci buone erano uſa-te dal volgo in ſignificazion diverſa: cosl pa-rentes, che propriamente volea dir genitori,impariamo da S. Gerolamo che volgarmen-te ſi uſava pel ſenſo Italiano di parenti, cioòcongiunti: cos Zornare, che volea dir lavo-rare al tornio, e da eſſo retornarèe, venivauſato per redire; il che appariſce in Teofa-ne, ove racconta, che nell armata delbIm-perador Maurizio per eſſerſi gridato 4rorna fratre, tutti voltaron faccia,& ſi mi-ſero à fuggire: voce degli Ungari! 5 15duta il Cangio, ma ſarà ſtata de' Va 5Coſa& tra gli Ufiziali nee ein quella parte furono, e in Sata, enarrata come maraviglia, che alachia,ed anche in Moldavia ſi parli Italiano: fattaerd particolar ricerca, molto veramenteabbiam ricavato, eſſer rimaſo in quel paeſedel linguaggio delle milizie Romane, chequivi, come in paeſe di confine, ſoggiorna-rono ſtabilmente; il quale non già Italiano,ma ſecondo militanti era Latino plebeo, eſcor-
Pſ. 83.
100r. gur bi,batua turtibi or.
ad. Ruf.J. 3. inprimc. co-guatos et
affinen.
in Reton-Narę,