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En. I It.Agreſteſ-e n-nus armaſparus 8
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ſcorretto, con che veniva ad accoſtarſi all
Italiano. E quanti de' noſtri vocaboli, edel.
le noſtre forme non ſi vedrebbero di pid nelLatino, ſe quella lingua ci foſſe arrivata tut-ta? quanta parte polſiam credere ce ne re-ſti occulta, come non conſegnata a- libri?ſpezialmente delle coſe uſuali, e delle ſpet-tanti all' arti, e tanto pi che dell' arti nonfu chi ſeriveſſe: però ancora aleune vocinon le intendiamo, come pid cognomi,quali per altro eran ſopranomi ſignificati-vi: in eſſi qualche voce ravviſiamo non ri-ricevuta nelle ſcritture, come haſſus, cheo' rimaſo. Da queſto non ſaperſi la linguatutta naſce il creder ſovente di ſtraniera de-rivazione parole, che e da noi, e da quelli,che ne crediamo autori, ſi preſero dal La-tino. Del vocabolo ſproni a cagion d' eſem.pio l' originazione ſi fa da tutti Tedeſca: manella Sinodica del noſtro Raterio un buonmanuſeritto in Friſinga legge cum calcarii,Jug ſparoneſ ruſtice dicimus: onde noi ferma-mente crediamo derivaſſe da ſpara, ch eranopunte, o dardi piccoliſſimi, come inſegnaFeſto: ſi pud imparar da Virgilio, ch- eraarme ruſticana, onde non e maraviglia, chedella ruſticana lingua ne foſſe il nome. Ab-
biamo Garda in queſto territorio, luogo for-
te in altri tempi, ſiccome difficilmente ac-ceſſibile, il cui nome ſi fa venuto dal Te-deſco, col fondamento di ſuppor voce Te-deſca anche guardia: ma bel paſſo è in Plu-tarco, dal quale poſſiam conoſcere, tal vo-ce eſſere ſtata in Roma fin da tempi di Ma-rio; narrandoſi da quell' Autore, come Ma-rio ſi era fatto un accompagnamento di ſer-vi aſtati, a' quali dava egli il nome diHVardis: cos! porta il teſto Greco. Granriſalto a queſte oſſervazioni dar ſi po-trebbe, ſchierando i nomi, e i verbi, e 1modi, che ſon particolari al dialetto Vero-neſe, e facendo oſſervare, come ſon tuttidal Latino, fuor d' alcuni pochi, che ab-
biam dal Greco; e come niun ve ha, che
alla lingua Germanica ſi riferiſca: poichèſe in Verona, che con la Germania quaſiconfina, e la quale abbiam veduto, comedal primo regnar di Teodorico fino a gli ul-timi giorni di Deſiderio da: Goti fu tenuta,e da- Longobardi, veſtigio non c è rimaſodelle lor lingue, tanto meno ſarà rimaſo nellaltre parti. 5
Ma l'Italiano non tanto venne 2 incam-minarſi, e a produrſi per li vocaboli più tri.viali del Latino, quanto dalle ſcorrezionigramaticali, e dai modi popolari di pronun.ziare. Non biſogna credere, che ſi parlaſ-e comunementèe nè pure in Roma, cometroviamo ſeritto ne libri Laſciamo l' uſo
nella plebe ſempre famigliare di mangiar le
DELL ISTORIA DI VERONA
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ſillabe, del quale veſtigio rimane forſe inalcuni compendj ricevuti anche dagli Scrit-tori; come à dire ig per ſi vis, ain per aiſne?
fromps per ſimilis re ipſa; e dove caunoas veg-
glamo in Cicerone, che ſi pronunziava percabe ub bas. Ma frequentiſſimo era il tagliarle conſonanti, con che per hoc diventava porò,ſie diventava n benchè ſie, e non%, comeſenza ſenſo hanno le ſtampe, debba legger-ſi in Cicerone, dove riſponde Cotta,& perErcole; poichè ſic era della lingua di Cice-rone, e ſi di quella de' copiſti idioti: i Fran-zeſi hanno fatta la loro affermativa non daſie, ma da atiqus. Quanto ſpeſſo ſi troncaſ-ſe la, poſſiamo arguire da Ennio, e daLucilio, quando finiſcono cos! gli eſametri:Aelius Scrtus: optimus longe. Troncavano tal-volta ancora intere ſillabe, come abbiamtoccato, dal qual coſtume è rimaſo a- Ve-roneſi ra per ratis, e via maggio a Fiorenti-ni per via maggiore tagliavano anche nel me-20, onde fecero i Veroneſi piro da pigrito: piro4 levarme. Ma frequentiſſimo era ſingolar-mente il tagliar la m finale, quale che nonſi pronunziaſſe nè pur da i dotti, fanno ſoſ-pettare i verſi, ne quali s elide ſempre, enon fa ſillaba. Con queſto amorem diventaamore, famam diventa fama, e cosl deglialtri; e ſiccome non era poſſibile, che lagente idiota ſenza ſtudio di Gramatica re-
olarmente ſecondo la varia eſigenza de' ver-bi uſaſſe le infleſſioni de i nomi, e doveaquaſi ſempre valerſi dell' accuſativo, odellablativo, cos da que'due caſi venne l' Ita-lico. De i nomi delle Città uſati ſempre inun caſo ſolo, cioè nel ſeſto, abbiam pruo-va nelle lapide, ed in Vopiſco: anche inIdazio leggeſi contra Acinco, et Bononia. Dell
8 8 3accuſativo riman veſtigio nel Veroneſe ple-
beo, quando dice ancò per ogg, cioè HaucHodlis, O ſia quoſto giorno, que ſt'oggi, tronca-
te P ultime lettere. Preſe Dante da Vero-
neſi queſta voce, che ha tre volte nel Pur-gatorio, ma doveaſi allora pronunziare an-che l' i dell' Hodie7. po dg 10 non molto dopo ancol.
Nel principal pronome è credibile che inLombardia ſi valeſſero ſempre del Dativorigettata la ſeconda ſillaba, com' anchegli Serittori talvolta fecero, onde n rimaſea queſti dialetti per io, e per tutti i caſi:gli odierni parlari certamente aſſai venne-ro dal modo di pronunziare il Latino,e di uſarne variamente i caſi, e i generi:rre fecero i Toſcani da tres, e tri fecero
1 Veroneſi da tria: nel regno di Napoli la-pide ſi trovano, nelle quali per carmina, con-
ditur ſi vede ſcritto carmena, condetur, e
ſimili. Molto comune altres tra Romani
fu, il voltar l' u in o, el'i in e: connetten-do
Di vi u. 2
Nat. Deo.in princ.ine bensue Cc.
Capac.
5 20% C 12