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piſco rantum de cartis per dire tanta carta,
e notò il Sal maſio quivi, come volgarmenteco ſolean parlars, dicendo capus de aquiſa,91 75 de altari, per ſignificar ell. aquila, dell.Altare. Lo iſteſſa prepoſixione de uſa vano perſegno del ſeſto caſo: Terenzio, de Davo au-diui, l ho inteſo da Davo. Catullo de fueponte, per dal tuo ponto; Cicerone, audi.gam de patre noſtro, altrove de parente moonell' iſteſſo ſenſo; l epitome Liviana impetra-re de marito, cioè dal marito. Anzi da peras vide ſcolpito due volte in una lapida lArringhi: veggafi però, ſe c'erano artico-Ii avanti i barbari. I noſtri ſegni del terz⁊ocaſo vennero dalla prepoſizione ad, dallaquale troncava il popolo la conſonante: leiſcrizioni, ove ſono ufizj, portano ſpeſſoad ſtatuas, ad voſlem, oioè deputato al Veſti-mento, alle ſtatue: il metterſi a piedi de-ſoldati a cavallo eſprime Livio con dire adPedes. f i
L' altro uſo della noſtra lingua, che ſicrede paſſato in eſſa dalla Germanica, ſie il valerſi dell' auſiliare, o ſia del coniuga-to ne' verbi; ma che il popolo anticamen-te ſe ne valeſſe, può raccoglierſi dalla ne-ceſſità che avea d' indicar pid tempi, qualiſenza difficoltà, e ſenza ſtudio malagevol-mente potean ſaperſi; e può raccoęlierſi dalvederſene aperta traccia negli Scrittori. Sa-it iam dictum habeo ſi legge in Plauto, cioòVo gid detto à baſtanta: ecco manifeſtamen-te J aufiliare alla maniera noſtra. De Cæſa-re habbo dlc tumè in Tullio parimente per dlxi,onde non è da far maraviglia, ſe i um ha-Bebo per aurò dhtto& in Apuleio. In Tulliopure trovaſi aud tum habeo, e trovaſi ha.here cognitum Scœbolam per aver eonoſciuto,uſato anche da Columella nella Prefazio-ne, e da Plinio, che diſſe cognitum haubeoinſulas&c. Preſſo! iſteſſo Cicerone tro vaſinelle Verrine habuiſti ſtatutum, haber“ not a.za, conductas haberet, onde non dee parerpunto ſtrano, quando leggiamo nel noſtroRaterio, cum mihi habuiſſet promiſſum, e cum
habubro factum. Non è da tralaſeiare, come
renne il Salmaſio, l' uſo degli auſiliarj, contracid che ſi crede, Latino più toſto eſſere cheGermanico, e le antiche lingue Germanichenon gli avere avuti, ma preſi poi dal Latino:Latiin in fatti veramente paiono Ü, eI eſſere de- Tedeſchi. Avvertiam per ulti-mo, come il grand uſo della coniugag ioneche venne in gran parte dal modo Greco eda quod, e quia, che i Latini men colti ſo-ſtituivano all' infinito. Servio: Hint probt iquia d cuntur Gc. Cos! il che relativo Venbeèda qui; perd in rariſſima noſtra Iſcrizion vol.gare del ſecolo del 1300, ſcolpita 1.1 granmarmo, ſi fa Qual per Cb al: e appare co-
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DELL ISTORIA DI VERONA
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me la pronunzia era I' iſteſſa anche antica-mente, ove inſegna Caſſiodorio, che guoti-dis e cotidie ſeriveaſi indifferentemente; on-de doveano anche ſcriver comodo per quomo-do, e però rimaſe a! Veroneſi comôdo, delche ſogliono eſſer dileggiati, per in chemodo. i
Ecco però come tutta da capo a piedi&Latina la lingua noſtra, nè ſtupir ei dob-biamo, che cambiaſſe tanto, eſſendo que-ſta un' inevitabil conſeguenza dell' umanainſtabilità, e delle vicende de' tempi. Scri-ve Quintiliano„come a ſuo tempo quaſidel tutto era mutato dall antico il linguag-gio; e pure non„ erano ſtati ancora n&Longobardi, ne Goti. Come nelle primeetà variaſſe in pochi ſecoli molto pid, ab-biam moſtrato trattando degl' Itali primi-tivi. Ma non avvenn'egli b'iſteſſa coſa nellalingua Greca? non ſi trasformòè anch' eſſaparimente di letterale in volgare, diſper-dend oſi l' antica, che rimaſe ſolamente ne-übri? Veggiamo fin da' tempi di Giuſti-niano uſate anche da Scrittori infleſſioni,e modi, che fanno ſtrada a una nuova lin-gua: nacque anche quella dallo ſmarrir laſintaſſi, dal non laſciar' intere le parole, edall' adottar le ſcorrezioni, e le manieredel volgo: quella ancora non declina i no-mi, e rigettate in gran parte le diverſe ter-minazioni de i caſi, uſa quaſi ſempre' ac-cuſativo: quella ancora ſi privò di moltevariazioni, e paſſioni de' verbi, e abbando-nd i verbi, e i modi della pin difficil ma-niera; quella parimente contra' uſo dellaGreca lingua ſi vale dell'auſiliare; anzi aſ-fai pid neceſſario e frequente ſe lo reſe dellItaſiana, perchè due ne ha, cioè avere, evolers, e con eſſi eſprime anche il futuro,e anche l' infinito. E pure tutto cid avven-ne ſenza alcun meſcolamento di lingua Go-tica, nè di Longobarda. Per qual ragionepoi il volgar del Greco riuſeiſſe lingua ſcia-pita, e povera, e il volgar del Latino ve-niſſe col e formar lingue sl nobili 5come I'Italjana, la Franzeſe, e la Spagnuo-la, non. tempo di ricercare. Nè pun-to pregiudioò a queſte lingue il venir da cor-ruzione, e da plebeiſmo, poichè nuovagenerazion ſi fece, e nuova coſa nacque,regola acquiſtando, e ricchezza, e perfe-zione col tempo. Cos! non pregiudicd alLatino, che il molto paſſatovi dal Grecofoſſe dal Dorico, e dall' Eolico 5 dialetti,uai preſſo gli Attiei, che abbracciavanid toſto! Ionico, paſlavano per goffi, eridicoli, come ci par di ravviſare in Ariſto-fane, che nelle Nuvole i lor genitivi in 22uſa per deſtar riſo, e gl' infiniti ſomigliantia i Dorici sfugge. Farem fine con ricorda-
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totus pro-pe mul a-us estſermo.
bag. 25.
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