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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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323-324
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Re Diplbag. 460.

P4g. 432.geceduntCe.

58 49.Got hicæin:.P. 460.aon mus l.uin re-gedit.

5. 348.

2

2e, o ſono accidentali, come di grandee picciolo, di groſso e ſottile; o conſiſto-no in alcune poche lettere ſolamente, edin qualche tratto, come avvien ſempre

nelle diverſe mani; talchè aſsai maggiore

è la varietà, che ſi troverà ſpeſso corre-re fra lo ſeritto de noſtri odierni Notaj,di quella che ſi oſservi nelle carte batte-zate con tanti nomi. Si tiene, che nellaSpagna ſingolarmente correſse il Gotico:ne diede la forma da un codice dellaChieſa di Cordova l' Aldret nella dottaopera ſopra la lingua Caſtigliana; ed epur l'iſteſso nominato sl variamente, ben-chè pid chiaro per eſser di mano męenoantica, e pid diligente. Del papiro Ce.ſareo dubitò prima il Mabiglione in qual

genere di ſcrittura foſse; poi la chiamòd

Italggoricau, e la diſse uſata in Italia a-vanti l'ipgreſſo de Longobardi: ma il ge-nere di ſcrittura& pure il medeſimo in-teramente degli altri Papiri; e di quelmodo ſon le membrane da noi poſſedute,e qui addotte, degli ultimi tempi di Deſi-derio; e documenti in eſſo ſi trovan moltidel nono, e fin del decimo ſecolo, e an-cor più innanzi. Ben ſi avvide di queſtauniformità il dotto Autore; però diſſe unavolta il carattere Gotico accoſtarſi al Lon-gobardo; e diſſe un' altra il Saſſonico eſſerproſſimo al Gotico; e diſſe ancora quel depapiri di Ravenna ao molto allontanarſi dalFrancogallico: e forza era che il diceſſe,mentre nell iſteſſo ſcrivere degl' iſtrumen-ti ed atti, che abbiamo in papiro, ſon purtutti i Diplomi Regii, ch'ei mette innan-21. Qualche volta ancora per la ſimilitu-dine or diſſe d' un genere or d' un altroPiſteſſo codice; tanto ſinceramente confeſ-ſa egli ſteſſo d' un Gennadio, cui primaſtimd Longobardico, poi MerovingicoChi ſi prenderà piacere di riſcontrar qua eIa var] ſaggi e dell' Opera, e del Supple-mento, troverà variar pid talvolta due at-tribuiti alla nazion medeſima, che duedati in diverſo luogo coll' iſteſſo nome: echi ſi prenderà cura di ſcrutinar molti co-dici, troverà talvolta ulate nel medeſimoindiſtintamente quelle diverſe figure dell“iſteſſa lettera, che vengono alsegnate quafiper diſtintivo de' gener. 9 4 8marmi. Lapida abbiam qui 11 15 Ste.fano, di cui molta alan, ae kapoco, nella quale tre maniete d Appa-riſcon pid volte, che ſi ſoglion battezarecon nomi diiverſi, ed aver per indizj de etamolto differente; cos] di N, e di V, e diE. In ſomma niente piꝭ certo del venir tut.ti da un ſolo modo, e del non eſſer tali,le diverſità che han fra ſe, che poſsano co-

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DE LLISTORIX DI VERONA

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ſtituire genere diverſo. N

Ora è da vedere, come a niuna delleenti da cui ſi ſon denominati gli antichicaratteri Latini, può mai attribuirſi talgenere di ſerittura. Queſta verità è per ſepatentiſſima, mentre di nazioni ſi tratta,

alle quali lo ſcrivere, in qualunque modo

ſi foſse, fu coſa ſtraniera, e nuova, e pe-rd o non praticata punto, o pochiſſimo, eda pochiſſimi. Non biſogna credere, chelo ferivere foſſe comupe in ogni parte, eche viver non poteſse, e reggerſi un popo-lo ſenza uſo di caratteri. Per qual ragionenulla ſappiamo di tante e tante genti? per-chè Scrittori, o monumenti non ebbero;e queſto perebè? perchè non ebber carat-teri. Sappiamo da Strabone, come tra ęl-Indiani cognizion di ſcrittura non era, eperd avean leggi, ma non gia ſeritte. Quan-te genti nel nuovo Mondo dal Colombo, edal Veſpucci ſcoperte, ſi trovò pon averavuto mai caratteri di ſorte alcuna? Atempi di Sant' Ireneo molſe genti barbare,

benchè reſe già Criſtiane, atteſta egli, che

pur ſi ſtavano ſenza carta, e ſenza inchio-ſtro, ſcritta portando ſolamente nel cuorela tradizione. Leggeſi in Eliano, che i bar-bari d' Aſia avean coſtumato anche ne tem-pi antichi di ſerivere, ma non cos quei d'

Europa, i quali ſtimavano all' incontro ver-

gogna tutti uſar lettere. Per verità nelleparti ſettentrionali molto tarda troviamola pratica de' caratteri: ſembra aſsai pro-babile per molti riſcontri, che nè notizia a-yanti il dominio Romano, nè uſo ve ne foſse

avanti la religion Criſtiana. Non c'è igno-ta la ſtupenda antichità da tanti preteſa

delle note Runiche, ma di tali fole ſover-chio è favellare. La prima menzione, cheſe ne ritrovi, per quanto la memoria ci aſ.

ſiſte,& in Venamzio Fortunato, che fior!

verſo la finè del ſecol ſeſto. Le lettere co-

s dette ſon le medeſime che quelle de La-

tini, e de: Greci: lo notò già anche il Sal-maſio, e ultimamente il chiariſimo GianPietro Ludevig nell' Introduzione alle mo-nete Germaniche. J Goti, che ſi reſero aſ-ſai pid civili degli altri barbari, ſtetteroſino alla fine del quarto ſecolo Criſtianoſenza caratteri: il che ben ſi rileva dal ſa-perſi per teſtimonio di Socrate, che Ulfi-la Veſcovo fu preſſo eſſi il primo autor del.lo ſcrivere; e che avendo tradotta in lin-guaggio Gotico la ſacra Scrittura, inventòjettere, come da tutti vien detto, per con-ſegnarla allo ſcritto; ma conſiſtè J inven-zione nel portare a ſuoi paeſi da Coſtanti-nopoli! alfabeto Greco, come ſi pudò rac-cogliere da Iſidoro; ſe forſe qualche lette.ra non ci aggiunſe per eſprimer ſuoni par.tico-

J. 15.

J. 3. multe gentosbarharo-rum c.

J. 8. c. 6.

de Hollen,b. 3 82.

J. 4. e. 33.el fer rcoe v0.bn,

in C hron.ad inſtarGEræca-