lim literarum Go-22 repe-gliterag.
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Rer. It.7. 2. P. 48.remenbo-Hates au-rt qua, le-geg pa-zum no-ſtrorum,guæ ſeri-pr nonerant Ge.55 9. 6. 44.
Cr. J. 4.0. 19. 8 re7 p7% m5CrOd vvvnNνεν⁰ν He.
ab anti-4% homi-nibus 4di gimus g
bardi, che nè uomini,
325ticolari alla nazione. Se i caratteri del de-cantato codice argenteo quei d' Ulfila cirappreſentino, non è qui luogo di ricerca-re. Ma nella Germania, ove fu il domici-lio de' Saſſoni, de' Franchi, e de' Longo-N nè donne aveſſerocognizion di caratteri, ſappiam da Tacito.Che a tempo d' Ammian Marcellino noti-Zia alcuna dello ſcrivere non vi foſſe anco-ra, avvertl eſpreſſamente il Reineſio. Lalingua Germanica ſi cominciò a mettere iniſcritto ſolamente nel nono ſecolo, comeda Eginardo& impara: fu un de' primiOtfrido Monaco, che in eſſa traduſſe gliEvangelj, e premiſe, come non era ſtatafin' allora ripulita mai con uſarla nelle ſcrit.ture: per cominciare a farlo ſi adottaronoi caratteri Latini. Cosl fin a tempo di Tra-ano veggiamo in Tacito, che non aveanoiGermani ancora uſo di propria moneta,ma ſi valeano della commutaz ion delle mer-ci, e ſolamente i confinanti co Romani ri-cevean le monete loro: notando Straboneil medeſimo de' Dalmati, dice, che ciòera lor comune con molt' altri barbari.
E poichè pid ſpeſſo degli altri nomi quel
di Longobardi vien dato a i documenti de'mezani ſecoli, diremo ora, come tanto elontano, che poteſſe da Longobardi eſſerrecato in Italia nuovo carattere, e trasfor-mato il noſtro, quanto che di eſſi appuntopoſſiam con certezza aſſerire, che venneroſenza ſaper coſa foſſe ſcrivere in niſſun mo-do, e ſenza notizia di verun carattere. Sirende ciò patente da Rotari, che avendoil primo, come abbiam toccato, poſtamano nell anno 643 à formar' un codicedi Longobarde leggi, diſſe in fine del ſuoEditto, che' avea fatto con rammemorareU antiche conſuetudini, e quelle laggi de' padriloro, che ſcritte non erano. Cosi notò PaoloDiacono, ch ei fece mettere in iſeritto quel.le leggi che non ſi ſapeano ſe non per inbmo-ria e per ufo. Qual pruova però potrebbedeſiderarſi pid certa del non avere avutomai uſo di ſerittura, nè lettere di ſorte al-cuna quella nazione, che non avea ſcrittemai le ſue leggi, nelle quali conſiſte il vin-colo, e il fondamento della ſocietà? Cosidegli Unni, alla qual nazione laſciarono iLongobardi la Pannonia, quando venneroin Italia, narra Procopio, che a tempo diGiuſtiniano niuna notizia di caratteri avea-no, onde eſſendo da un Re loro venuta le-gazione a Coſtantinopoli„ nè lettera porta-rono, nè altra carta, ma tutto riferironoin voce, e a memoria. Il medeſimo Rotarirecitando nel Proe mio i nomi de' Re ſuoianteceſſori, diſſe, che gli avea appreſi, ericavati da i vecchj; onde ne pur queſti 1
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5. 5 N 5trovavano per anco ſeritti. Ecco però, co-
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me i popoli, che invaſer l' Italia dopo de-caduto l' Imperio, non furon già Fenicii,o Cananei, che uſi a ſcrivere nella lor lin-gua, aveſſero nell' imparar Latino potutocorromperne, e cambiarne il carattere conmiſchiarvi la cifrazione del proprio loro:furon genti, che la ſpada uſar ſapeano,ma non la penna, e che non avean mai for-mata lettera in niſſun modo. Nè poſſiamcreder per certo, che occupata l'Italia, la-ſciando la profeſſion dell' armi, ſi deſſeroſubito que feroci uomini a imparare a ſeri-vere; e nè pur che faceſſero imparare a lorfanciulli, quali ſucceder doveano nel cu-ſtodir le piazze, e nel ſupplire alle guerre.Ben col tempo fattaſi connaturale la lin-gua, e divenuti Italiani, fu comune anchea Longobardi lo ſcrivere; ma avendo im-parato qui, non altramente potean farloche al modo de' lor maeſtri, e come quiera in uſo. Cosl le monete, e le Iſcrizionide Re Goti, e de' Longobardi, da chiun-que lavorate ſi foſsero, certo&, che di lin-aua, e di carattere Latino, anzi maiuſco-Io ſon pur tutte, e la più parte anche diſufficiente maniera. Di maniera più cheſufficiente, perchè di chiaro, grande, eaſsai ben fatto carattere oſservammo giJ ifcrizion ſepolcrale di Seda, cui titolo ſida di Sublime, Eunuco e Cameriere delRe Teodorico, quale abbiam polſta in ſerieper non eſser mai ſtata divulgata. Fu ſcolpi-ta b' anno 541 in arca di marmo convertitaora in altr' uſo, e collocata però con lacontraria parte in proſpetto alla porta la-terale del Duomo di Ravenna, onde laprima iſcrizione reſta occulta, quando par-ca non ſi faceia allontanar dal muro. Eglie indubitato, che ſe coteſte genti aveſseroavuto caratteri, e uſato di ſcrivere in lin-gua loro, qualche monumento ſe ne ve-drebbe. Avendo Annibale, quand' era inItalia, ordinata un' Iſcrizione per memo-ria delle ſue impreſe, fu fatta in caratterePunico, e appreſso anche in Greco, per-chè foſse pid comunemente inteſa. Torna-ci a mente una ſemplicità di Paolo Piaco-no, che potrebbe unicamente far ſoſperta-re aver avuto i Longobardi uſo di 9tura; cio dove racconta, che 0 885 551primi giorni dell' invaſion e. 18paſsar la Piave con Larmat- 15 85 15 50 5ploma al Veſcovo di Treviſo per confer-margli i beni
C101 di Teodelinda tornarono final-
mente in iſtato le Chieſe, i beni delle qua-
li eran primi ſtati occupati quaſi tutti da-
Longobardi per eſser Gentil. E potrebb-N 2 f egli
della ſua Chieſa. Ma ripugaa ach'egli altrove narra, cioè che
v. Ta.LXI.
Liv. I. 8.PunicisGEræciſqu-literis.r
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