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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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327-328
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pa g. 19.

J. 10.6.1.et gquædamnon certasI doi vi-arbantur.

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egli crederſi, che all' arrivo d' un furioſoeſercito di barbari, quando altri fuggivaprecipitoſamente, altri prendea l' armi, a-vendo in quel paeſe iſteſso Oderzo, indiPadova, Monſelice, ed altri luoghi ſerra-te bravamente le porte; e quando il Pa-triarca d' Aquileia laſciando la terrafermaſi ricoverò 4 Grado, ſi tenne ſicuro l-Arciveſcovo in Milano, ma ſen fuggl aGenova; il Veſcovo di Treviſo foſse an-dato incontra all' armata per dimandarPrivilegi? e potrebb' egli crederſi, cheAlboino nell' iſteſso correr la Venezia conferro e fuoco, aveſse quaſi Re Cattolico eLatino, e che Cancelleria conduceſse ſe-co, e miniſtri dell uſo diplomatico inſtrut-ti, fatto rilaſciar documenti di conceſſio-ne? e dove troveremo, che I' uſo di con.fermar con diplomi alle Chieſe i lor beninel ſecolo del 500 foſse già nato? e comeprevide quel Veſcovo, che coloro veni va-no a fondare un nuovo Regno, ch' era perſuſſiſtere cosl a lungo, onde foſse eſpedien-te procurarne Privilegi? Preſtò veramentefede a tal diploma, e a tal fatto inſiemecon gli altri anche il P. Mabiglione; manelle grandꝰ opere non c è tempo di èonſi-derar tutto, ſi può ponderare ogni co-ſa. Ben ſi pruova con queſto, che a tempidi Paolo Diacono erano già cominciate intal genere le impoſture; di che non è dafar maraviglia, perchè il falſo incominciò

quaſi col vero. Reſcritti Imperatorii it non

certa feds vennero preſentati fin à Pliniomentre reggea la Bitinia.

Or poichè appare del tutto evidente, co-me niuna ſpezie di caratteri fu propriadelle ſopradette nazioni, dove dunque di-raſſi, e da cui nacque il modo di ſcriverLatino, che ſi è finora attribuito ad eſse,

e che dal Romano& cos diverſo? riſpon-

deremo a cid francamente, che nacque inRoma, e che fu proprio de' Latini nientemeno di qualunque altro. Si generò tan-to inganno in queſta materia dall' avereoſservato il diſtinto, e maeſtoſo caratte-re, di cui ſi valſero 1 Romani ne marmi,e ne: codici pi nobili, e ſontuoſi, e dallaver però creduto, che queſto ſolo foſseda loro uſato, onde Paltre maniere di ſeri-ver Latino veniſsero da eſtranie genti pro-dotte. Ma queſto fu appunto J ilteſso er-rore, in cui caderebbe in ogg chi oſservan-do parimente le noſtre iſcrizioni in Petra,e i libri ch eſcono dalle pid pulite ſtam.-pe, e poi prendendo in mano ali atti d' al-cuni notaj, e le miſſive di molti, che conſomma difficoltà ſi rilevano, giudicaſsequello eſsere il carattere degl' Italiani, equeſto d' altre nazioni. Come mai non fu

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conſiderato, ch era affatto impoſſibile, chei Romani con tanti negozj, e con tanti tri-bunali poteſſero ſupplire con un caratterecosi lento, e cos tardo, com' è il maiuſ-colo! quante epiſtole conveniva alle volteſeriver di corſo come dice Simmaco! eraperò naturale ed inevitabile nel perpetuo,e ſpeſso affrettato ſerivere l' andar primaimpiccolendo le lettere, poi accomodando-ne la figura a poterſi fare con un ſol trattodi penna, indi l'attaccarle fra ſe per con-tinuare ſenza levar mano. Noi ſappiamola grandiſſima quantità di ſcrivani di pro.feſſione, ch erano in Roma, mentre ogniMagiſtrato avea i ſuoi; ſappiamo in quan-te claſſi, e con quanti nomi ſi diſtinguea-no, e quante ſpezie d iſtrumenti, e d' attiper lor faceanſi tutto giorno: e gli uominioccupatiſſimi, che lunghe Orazioni, e quan-tità di lettere ſcriver talvolta, o dettar do-veano, crediam noi, che col maiuſcolo ſene ſarebbero ſpicciati bene? poichè non bi-ſogna conſiderar ſolamente la grandeazadelle lettere, ma il doverſi a ciaſchedunaſtaccar la penna, anzi il non poterſi fareper modo d eſempio un' A, o un' E, chedi tre o di quattro pezzi: penſi chi nellegran Segreterie, o nelle forenſi ſcrittorie 8impiega, come ſupplir potrebbe, ſe veniſ-ſe ſolamente coſtretto a far tutto in carat-tere ſtampatello. Indubitato però&, ch'anche in Roma minor carattere, e corſi vofu in uſo.

Confermaſi queſta verità mirabilmentecon heſempio de Greci. Anche il primiti-vo carattere di quella nazione ognun ſa,che fu il maiuſcolo, e lo veggiam ne mar-mi, e in alcune reliquie di codici: nonpertanto infiniti ne troviamo in minori let-tere, e di figura diverſa, ed altri in carat-tere pid ſtretto, attaccato inſieme e imbro-gliato, e inclinando i tempi reſo oſcuriſſi-mo dalle frequenti abbreviature: perciòſi e mai dato nome d' altra nazione a quelloſcritto, o ſi& detto, che veniſſe da ſtranierital mutazion nello ſcriver Greco. Quanto d-antico metteſſero i Greci in uſo I minorcarattere, ben traſpira dalle lor lapide, edalle Medaglie altresi, com'anco dal chia-riſſimo P. Montfaucon nella ſua dotta Pa-leografia ſi& avvertito. Abbiam nel Mu-ſeo quell'eſimia Iſcrizione, cui vide già 10Sponio nell Iſtmo di Corinto: la tribi Roma-na, che Licinio Priſco vi profeſſa, e i Giuo-chi, che ſi celebravano allora all' Iſtmo 8no conoſcere, come fu ſcolpita nelle buoneetàʒe pute tre o quattro lettere ci ſi veggonoſempre di forma interamente minuſcola.Singolar rifleſſione merita l' epitaffio di quelGordiano Martire, publicato dall Arrin-

ghi,

55hproerantitabellassocus ſien Ge.

Miſe.P. 363.