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Imper ador Tito da- Soldati rallegrati dallaſua preſenza, e per la dolcezza del ſuo coſtu-me; ma tanto mancante, e ſcorretto è quelluogo, che ſenza la ſcorta di qualche buoncodice non è da ſperar di vedervi affattochiaro: baſti per noi, che vi ſi cita Catul-lo da Plinio„e vi ſi chiama ſuo conterra-neo, ch'è quanto dire ſuo patriotto.Ora un nuovo avverſario ci convien ri-battere II P. Harduino nella ſua prima1 ample- ed izione di queſt' Autore ſcriſſe cos: 141 ſuà patria fu Verona, com gia conſentono 915riunt Gœ. ſruditi quaſi tutti; il che diremo di nuovo,o parlefemo diolla Pre fagion dell' Opora& L.70. Ma nella ſeconda edizione uſcita nonha molto, di Verona in quel luogo non fapid motto, anzi cambiata opinione ſi affer-ma all' incontro, che Veroneſe non fu Pli-nio, ma bens Romano. Sua ragione&, ch-egli chiama 20ſe la Città, e le leggi di Ro-ma, 40ſi i fondatori, gli annali, e i ma-Siſtrati Romani, e che dice ao, quando deRomani parla: qual ſard, dic' egli, i] pro-ſarſi Romano, ſe queſto non&? E poichè intale intervallo di tempo volle noſtra ſven-tura, ch ei prendeſſe co Veroneſi poco buongenio, anche nell' ultima ſtampa della ſuaCronologia del Vecchio Teſtamento alb' an-no del h Era de Greci 167 ha fatto una giun-ta, in cui trattando di queſtioni Crono-logiche,& uſcito d'improviſo in queſte pa-role. Dum porro Plinius totiss noſtras urbis dii, ſe palam& aperte Romanum profitotur,nunqfllumn Voroncnſem. Strano diſcorſo perverità, e maraviglioſo in uomo di lettere;poichè chi non ſa ciò che inſegnò Cicerone,6. 2. Ove delle Leggi? dus Patric avere avuto inquel tempo ogni municipale, una por.tura, J altra pon cittadinanga? veggaſi diciò quanto nell' Iſtoria ſi& ragionato, doveperò anche per queſto capo non ſarà inutileI eſſerſi ſopra tal punto diffuſi. Quandodunque dice Plinio il giovane, eſſerſi ſcrit-V 3. eh. 5. te dal zio le guerre, che co Cermani noi ab.eee, biam farts, ne dedurrebbe il P. Harduino,Cfnant g.gal. O che quelle guerre fur de Comaſchi, 0che Plinio nipote non foſſe di Como, ma di45.. Roma. E dove ſcriſſe Salviano, i Romaniautichi atterriuano„ noi ſlamo alterriti; à lo-10 pagabat brihuto; barbari, noi de' hurbarieam kributariß, arebbe a trarſene non pidallo eſſer da credere quell' Autore, ma
Romano. Columella appunto come Pli-
J. 4. c. 3. nio, chiama Roma 2 20ffra Citi; per4, queſto ei non ſarà pi Gaditano? ma e che. diremo di S. Paolo, che amo Romano aſſe.eee. 11 allolutamente d¹ ellere? Per queſto Enon fu di Tarſo? Perduta opra ſarebbe, ilraccoglier paſſi di Scrittori nativi di varie
parti dell' Imperio, che godendo ſecondo il
ſiſtema di quel tempo della participaziondegli onori, parlavano come Romani, eepublica propria loro ſtimavano la Ro-mana. Aggiungaſi, che alcune maniere diparlare nacquero forſe in Plinio dallo ſeri-vere abitando in Roma, e dal far quivi J-ordinario ſoggiorno ſuo. Ma perchè volen-do rapire a Verona queſto Scrittore, biſo-gnava riſolver la difficoltà del chiamar ſuoconterraneo Catullo, il noſtro avverſariofacilmente da ciò ſi ſbriga con' uſato ripie-go d'aſſerir falſa et adulterina la Prefaz io-ne, o ſia J Epiſtola dedicatoria a Tito.Vien per altro nell iſteſſo tempo facendo adeſſa le annotazioni come à ſincera, e ad
invilupparſi però in varie contrarieta: n&
per difender quella Prefazione, rigettataſenza giuſtificarne punto i motivi, e vera-mente ahſurde, come dice il dottiſſimo Al-berto Fabrizio, ſpenderem parole, agevo-le eſſendo a chiunque ha pratica di taleAutore il riconoſcer da capo a piede, comenulla è in tutto Plinio di pid Pliniano. Suonipote nelhannoverar le opere dice, che laStoria Naturale era diviſa in 37 libri: conquale autorità vorremo ora ſcartarne uno?S. Girolamo ſopra Iſaia, e di nuovo ſopraEzechiele, 3) libri pur ne ricorda; niſfundubbio era dunque nato ſopra del primo.Sento, che per affatto diſtruggere tal bi-zarria un dotto Ingleſe abbia ora da unbuon Mf. data fuori I' Epiſtola di Plinio aTito pid emendata che per I' avanti.
La patria di Plinio traſpira ancora dallaminuta informazione, che di queſto paeſeavea, e dalla frequenza con cui di Verona,e del Veroneſe fa ricordanza„per occaſio-ne delle pitture noſtre, e de' noſtri peſci, edel modo di prendergli, e dell' Alica, e de-grani, e de' pomi, e delb uve, e de' vini.Aggiungaſi, che Plinio il nipote ſi fa diqueſta Città, quando ringrazia MaſſimoVeroneſe del favore conceduto 4. noſtri Vo-roncſi, e quando dice Catullus meus: ma eſ-ſendo notiſſimo, che il padre ſuo naturaleera di Como, qual motivo avrebb egli avu-to di dirſi Veroneſe, ſe di Verona non foſ-ſe ſtato il padre civile, e adottivo? Inter-pretare, che un di Como chiamaſſe patriot.ti quei di Verona per eſſere ambe 1 Cittadi la dal Po, come per molti 8 fetto,&per verità ridicola coſa, e più errori ſuppo-ne in materia del governo Romano in Ita-lia, ſpentati gia nell' Iftoria Ora una oſſer-vazione addurrò ancora, che per quanto ame ne pare, finiſce d' aſſicurar queſto fat-to. Dove narra Plinio, che la pittura fuprima elercitata da perſone illuſtri, ma daPacuvio in gid non ſi vide mai più in maninobili, eccettuando un certo Turpilio del
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I/ Jib. T5.Exulib. 9³
J. 6. eb. ut.II. eh. 18