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Giulio terzo. Ebbe per moglie CaterinaCavalli di famiglia Veroneſe frasferita nel-la nobiltà Veneziana. Oltre alle dotte ſifece famigliari anche pid lingue moderne.Ammeſſo nel Concilio di Trento, vi reeitòun: Orazione. Fu pid volte Ambaſciadorper la patria a Venezia. Venuto a mortenel 1554 ęli fu fatta da Valerio Palermi Jorazion funerale, che fi vede alle ſtampe:notaſi in eſſa, come niun premio ebbe maiqueſto Cavaliere di ſua virtu, e di ſuefatiche, ma chi è capace di far tanto, I'&altres di riderſi d' ogni eſterno premio.
Di queſto Letterato abbiamo la tradu-21on dal Greco del Timeo di Platone conannotazioni, e quella delle Quiſtioni Pla-toniche di Plutarco, e del libro attribuitoa S. Giovan Damaſceno di in qui in ide dor.mierunt. Leone Allacci nella Diatriba ſoprail Damaſceno deride il Nogarola, per aver
creduta ſua quell' operetta; ma s' ei foſſe
viſſuto in que tempi n avrebbe fatto al-trettanto. Ne abbiamo altres! la verſionedel libro di Ocello Lucano della naturadel Mondo; alla quale unl Epiſtola al Ca-nonico Fumani, riſtampata nel Supplemen-to al Voſſio, e dal Gale nella ſua raccoltadi Cantorberl, in cui dà notizia de gli anti-chi Italiani, che ſcriſſero in Greco. Abbia-mo ancora un ſuo Trattato contra il divor-210 d' Arrigo ottavo; le Iſtituzioni Apo-ſtoliehe compendiate; I' Orazione recitataà Trento in Concilio nella ſolennità di San-to Stefano, altra nella venuta di Piero Lip-pomano, e un Dialogo molto dotto intornoal ereſcere, e all' inondar del Nilo, che ſicrede non veniſſe divulgato, ſe non da unſuo diſcendente nel 1626; ma il Draudio re.eita Lud. Nag. de Niliincremento Ven. 1 S SZ. ap.Valgriſium. Dice il Palermi, ch egli emen-do la verſione lavorata da Ermolao Barbarodi Temiſtio, e che aſſai pid avrebbe fatto ſei molti viaggi non l' aveſſero divertito. Maegli avrebbe ben veduto quanto di pid fe-ce, ſe nell' infinite ſue carte ſi foſſe preſo Jincomodo di far ricerca. La feci io gia mol-to particolare benchè con grave diſpendiode gli oechi miei, per Ja difficile, e minuta,e bianca ſcrittura di molte di eſſe. In nonmeno di venti volumi trovanſi ora diviſene: Mſs Saibanti. 5 öGrande in primo luogo è il numero del.le lettere, tra le quali dottrinali non po-che: Latine tutte; quelle ancora che 2fratelli, eſſendo lui ſtato mortal nimicodelb uſo, appunto di que tempi in Italiacominciato, di ſcriver d ogni materia involgare; talchè in una riſpoſfa a BernardinDonato cosl gli dice: id omnibus procibitsabs fe peto, ni Bornardins, us barbaro iſto
21 DE GLI SCRITTORI VERON ESI 992
ſermone poſt hac, ſed Cręce aut Latin Porſcri.has; non enim ſoleo hanc linguam, quam Ethruſ.cam vocant, intor doc tos hominos probare. Mi.rabil coſa& il vedere, quanto gran numerodo uomini ſcienziati foſſe allora in una ſolaCittà, co quali di gravi materie avea com-merzio. Erano in ſingolar credito i Giurif-conſulti, oo ſcrivendo al Cardinal Cleſio.Anus jam agitur, cn quo Regis Britannig nun-eius huc ad nos appulits, qui omnes huiilſes Vr.bir Juris Conſultos cum aur monter, tum Ne-gin ſui boncvolontiam pollicent, ambibat, ut di.
ori, quod cum Catharina Hiſpaniarum
olim Rogis filia facere cupiobat, argumentis etyationibis Iaudarent, probærentqus. Aleſſan-dro Sardi nel libro terzo della ſua Storiainedita, che era tra miei mis, e di cui hofatto alla Biblioteca Eſtenſe un preſen-te, moſtra foſſe di momento in controver-ſia di Stato, che Giaſfredo Caballo(o Ca-valli) Dottor Voroneſo comprobaſſe legalinbnte.
Trovanſi in queſti fogli recati in Latino,e illuſtrati con note i Problemi d' Ariſtote-le, e le Meteore, e cos il comento ad eſſed- Aleſſandro Afrodiſeo, con la vita di que-ſto premeſſa, e il catalogo delle ſue ope.re, che dice tradotte da Gerolamo Bagoli-no ſuo maeſtro, e coll indice Greco neProblemi, che manca nell' edizioni dellamaggior parte degli Autori Greci Nelladedica al Cardinal Cleſtio, dice, che lo con-ſiderava come ſuo concittadino, eſſendo luiſtato iſtituito negli ſtudj a Verona, e fü
duole, 4 harbaris pręcipus interpretibiis prof
am eſſe philoſopbandi rationom iſtam horridamſauc, atque incultam, pen quam parum ab.fuit, quin Lating phbioſophig lumen ct ingat ferun. Cos! nel Proemio alla verſion di Ti-meo da Locri. Nam etiamſi nom pauci exi-land bit noſtris temporibus, qui ſe philoſophosprofitcantun, corum tamen magna pars d diaphlloſopbandli ratione prorſus abenramt, ut moojuclicio gquidvis agerb potius, quam philoſophariviclountun. Siquidem in primis Cręcdrum lite.rarum, quibus univorſæ continetur Philoſophia,rucles, gnariqus ſunt; quo fit, ut ad veramot interlorom Platonis, ac Ariflorolt intelligen.iam pornvonirg non oſſint: nam inter intorpre.70, raros quidem comperias, Jui Crgeg ac LatingUingug Poſltiam cum ſapiontia conlunnrorint qua.Proptes fallantur plerumqus in Gręcis vertondisvoceſſe eſt, arge 22 A ſciler„ent, ot obſcuri,ut intorprotes ipſi magis, quam ii quo vbr.runt, diſidereut. Hinc rot inanos quęſiuncu., 4c bommentitig orcogitantur cp α,j ne,Rideſi ancora in pin luoghi dell' agitar la Fi-loſofia con parole ſtrane, e non mai più inte-ſe, e di chi à gli Antichi aſſai pid autoritàattribuir volea, ch' eſſi ſteſſi non avrebbe-10 preteſo; e cos comincia una eeOla
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