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il Caſtello pezzi di lapide Romane, e dipietre grandi lavorate veggonſi ancora. Tragli ediflzj, che occupavano il colle, non einveriſimile foſſero Terme, cioè bagni pu-blici: alcun fonticello ſaniſſimo, che ne zam-pilla ancora; il fiume vivo, che ſcorre apiedi; alcuni tubi di metallo trovati già inpoca diſtanza; bapparenza accennata di ca-merette, e I' eſſerſi letto in Giovanni Dia-cono dal Panvinio, che Teodorico fece Ter-me, e riparò in queſto luogo un Acquedot-to, poſſono fortificare tal congettura.
Ma Teatro fu ancora nella ſiniſtra partedi queſto colle, con la ſolita induſtria degliAntichi di valerſi con molto riſparmio diſpeſa del piè d' alcuna collina, collocando.vi ſopra la gradazione dell' uditorio. Diqueſto Teatro cadde una parte verſo la fi-ne del nono ſecolo; per la qual coſa il ReBerengario l anno 895 rilaſcid un Reſerittopublicato dal Saraina, in cui ſi dice, ch' eſ-ſendo precipitata per la gran vecchiezza unaparte del mezo Circo, che ſoggiace al Caſtel-o, con morte di preſſo a 40 perſone, e conruina d alquante caſe, ſi permette d' atter-rar preventivamente, e disfare quegli edifi-2 publici, che foſſero pericolanti, e conterror del popolo Veroneſe minaccĩaſſer rui-na. Il nome di mezo Circo dato in quel tem-po oſcuro, indica il ſemicerchio de' gradiper gli ſpettatori. Negli ultim' anni delliſteſſo Berengario Giovanni Veſcovo di Pa-via, Cittadin Veroneſe, donò, come ſi puòveder nell: Ughelli, all' Oratorio di S. Siroda lui quivi edificato alquanti Arcovali, ed
Ardcovoliti ad eſſo vicini, donati a lui dall“
Imperador Berengario, con che inteſe ar-chi, e portici ſtati già del Teatro.
Per vederne i pid conſiderabili avanzi,entri il curioſo nella caſa, ch' è ſu la piaz-zetta del Redentore, e troverà quivi pezzigrandi di tre archi ſimili in parte a quellidell' Arena; per queſti& che diſſe il Palladioparlando del Teatro di Verona, come nelbaſſo fecero tanto groſſi i pilaſtri, quantoera il vana. Contigua è un' altiſſima porta,che fa fronte verſo il ſiume: il materialefu cavato ſul luogo, e dall' iſteſſo colle, edeſſendo però pietra tenera, o vogliam dirtufo, non& maraviglia ſe Pedifizio non reſ-ſe. Andito ancora aſſai capace, e formatoda due muri altiſſimi può qui oſſervarſi. Paſ-ſando poi ſotto Santa Libera, e proſeguen-do dirittamente s: entri nel giardinetto delSig. Padovani, dove in ſofi tre gran volte in pendenza, lavorate conaſſai maggior pulitezza di quelle dell' Anfi-teatro: la prima va poco oltre, e terminain una porta. Entriſi poi nel proſſimo orto
de' Padri, dove ſi rendono oſſervabili due
Ver Illaſt. Parte III.
tterraneo veggon-
archi aſſai conſervati. Queſte ſono le pidſenſibili, e coſpicue reliquie del noſtro ſta-bil Teatro, dallequali però per la gran tras.
formazione ſeguita in tutto il ſito,& vaniſ-
ſima immaginazione il pretendere di poter ri-cavare la ſua pianta, e la preciſa confor ma-zione. Anche per conſiderazioni architet-toniche troppo sfigurata è ogni coſa, e de-trita: tuttavia i dotti Autori Franzeſi delParallelo tra' antica Architettura, e lamoderna, ove toccano, che nelle piu bellopere dell' Antichità le colonne Dorichevegganſi ſenza baſe, ne danno per eſempioi Teatro di Marcello, e quel di Verona.
Porta dblla Citid, e Mura.
meꝛo il Corſo antichitꝭ ſi vede moß
to ſingolare, cioè una Porta de tempiRomani bella e intera, d' ugual conſervazio-ne alla quale non ſo s altra in oggi poſſa mo-
ſtrarſi. Ravviſaſi qui l uſo di que: tempi di
far doppie le porte delle Città, ergendone dueſimili, e con uguale ornamento, l' una preſ-ſo albaltra, con due ordini di piccole fineſtreſopra. Vedeſi il diſegno di queſta ne' libridel Caroto, del Saraina, del Panvinio, ed“altri. Ma prima d' altro dirne, è neceſſa-rio ſgombrar l'error comune degli Antiqua-1j, Architetti, e Scrittori di primo grido,i quali credono queſta porta un Ar co, e cola chiamano ne- lor volumi. Meglio di eſſiparlano i documenti noſtri d' ogni tempo,ne: quali la proſſima Chic ſa ſi dice S. Miche:le ad portat; e meglio il noſtro popolo, cheſervando ancora la tradizione antica, chia-ma queſto edifizio Porra de' Borſari. Per fug-
gir d'or innanzi si fatto errore, abbiaſi per
indubitata regola, che dove ſon due i paf-ſaggi, o ſia le aperture, quella& Porta,avendone gli Archi ſempre una ſola, o tre.II far le porte cosl duplicate antichiſſimo fu,e aſſai general coſtume. Però Omero porteSehe, nel numero del pid diſſe a una portadi Troia; e porte bipatenti diſſe quelle purdi Troia Virgilio; la ragion di che cosl fu
aſſegnata da Servio: perchò le porte ſon gemi.
nate. Appiano altresl chiamò Porte Collinsquella, che in Roma ebbe tal nomeé: Ab-biam nelle Medaglie una porta di 870 itaCittà di Spagna pur con due fori, e cone
mani di fineffre ſopra, talchè par la noltra.La ragione, anzi la neceſſità, di fare in talguiſa quelle porte, dove Stan aki digente debba nell iſteſſo tempo andar dentro& fuori, ſi riconoſcerà perfettamente da chiper ſorte s incontri a voler' uſcire in carroz-2a, o in caleſſo la mattina per tempo dauna Città popolata, in quella ſtagione quan-do gran numero di carri, e d' altri attrez-C 2 21
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Civ. lib. 1.