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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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147-148
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4 Giotto ſi trovan date; benchè lodevoliſ-ſimo per altro non debba negarſi, in para-gone del lavorare, che facea la maggior par-te degli altri in quel tempo. La noſtra pit-tura, laſciando le pid fine conſiderazioni, chenon competono a quell'eta, ha varietà, edinvenzione: ha facce tolerabili, e cosi teſtedi cavalli: le figure poſano, ed hanno qual.che parte non affatto diſprerzabile; ov& laMadonna tramortita, ſi veggon donne coneſpreſſion di dolore in volto: non ſono affat-to prive di pieghe le veſti, nè di qualche lo-devol tratto le parti In ſomma paragonan-do queſt: opera con altre degli oſcuri tempi,non ſi pud dire quanto le avanzi.Per avere un altra pruova di quanto ſi trat-ta, paſſiamo alla Baſilica di S. Zenone, do-ve le muraglie ſon pitturate d antico in molti luoghi, e da varie mani, e non piu vici-ne che del decimoquarto ſecolo ſon le menvecchie figure. Sopra le diſtribuite per lun.g0 2 ſiniſtra dell'altar grande, memorie dicoſe avvenute in varj tempi, ed anche re-centi, ſono ſtate ſegnate a graffio con pun-te di ferro. Nella prima di eſſe, che ſi hanel campo della figura prima, qual rappre-ſenta un Veſcovo, notaſi quella piena dellAdige, che portò via tre ponti nel 1239. Inquefta il carattere da tutte! altre diverſo,e il modo della Scrittura, e della lingua vol-gare, che vi ſi adopera, danno chiariſſimoindizio, che veramente di quel tempo ſia,come le poſteriori altres per varie mani ſiſon poi venute rozamente ſegnando di tem-po in tempo, a miſura che o terremoti, opeſtilenze, o morti di Monaci avvenivano.Ora egli& fuor di dubbio, che quando taliparole furono con ferro inciſe, la pittura pidera, eſſendo lo ſtilo penetrato oltra il oo-lore a ſcoprir ſotto la calce non tinta. Veg-gaſi perd, come dipingea qualcuno in Veronaavanti che Cimabue, non che Giotto naſceſ-ſe, e come il migliorar del arte non in comu-ne, ma per qualche valentuomo era già qui in-

cominciato; poichè queſta figura poſa, ed

ha proporzione: la faccia è bem incarnata,e il tutto è aſſai dwerſo da que fantocci,che ſecondo il Baldinucci da tutti, e in ogniparte faceanſi avanti Cimabue, aaa propor.Zion, ſenda diſcgno 5 ſenda coloito 5 Tclartorno di un noro profilo, con occhi g. andi 5ſpavntoſi, pioadi ritti in punb a,& Hl, ux.ze, con una dure xa pil ch di ſaſſo. Delloſtile da lui qui deſcritto ſono appunto. altriſpartimenti ſopra queſti, che ſi conoſcono an-teriori di molto, dove orribilmente ſi rap-preſenta il batteſimo del Salvatore, e ſecon-do l' uſo deꝰ baſſi rilevi antichi figuraſi! ac-qua intorno al corpo come foſſe un monte.Del pennello, che lavorò il ſudetto Veſco-

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vo, ſembra anche il quadro proſſimo, e al-cun altro pit avanti aſſai ragionevolmenteeſpreſſo. Per altro varj artefici, e di ſecoli

diverſi ravviſerà chi girerà il Tempio intor-no intorno, e pi coſe vi troverà notabili in ta-

le antichità, mentre come ſi& detto del ſecolodel 300 le pi moderne dipinture ſon giudi.cate. Non ſia chi autor Greco ſoſpetti il da noilodato, poichè la maniera troppo è diver-ſa, e troppo pid grazioſa, e vieina al buo-no che non fu quella de Greci di que tempi.Il ſanto Veſcovo, che ſi rappreſenta, ſaràS. Zenone; n& faccia difficoltà l' aſpetto gio-vanile, mentre ſappiamo, che uſo anticoera di dipingere in tal forma alle volte anche

i patriarchi, come ben notò nella Roma Fot:

terranba l Arringhi. Che il pittore non foſ-ſe Greco, viene indicato ancora, perchè iGreci fur ſoliti di figurare i Veſcovi con ladalmatica, dove il noſtro ha la pianeta; ch& bensl alla Greca, ma in quel ſecolo cos!uſavano anche i Latini, quali anzi la continua-rono ancor lungo tempo, onde cos! la ve-diamo nella ſtatua ſu la porta di S. Proco-Io fatta da Giovanni Veroneſe nel 1392. Daquanto abbiam detto finora ſi pudò oonoſce-re, quanto s ingannaſſe anche il Ridolfi,che diſſe incominciato ſolamente nel deci-moquarto ſecolo nella provincia Veneta ilmiglioramento dell' arte.

Bella conferma di queſta verità ci diapur'anco il riconofcere, come ſi operava inVerona nell“ iſteſſa eta, quando fiorivaGiotto in Firenze, il qual mor! nel 1336.Nella Capella del Rofario chi dalla tavo.ja dell' altare il drappo farà levare, ed ilvelo, vedrà una beata Vergine col bambi-no, dalle parti S. Domenico, e S. PietroMartire, e a piedi i ritratti genuffeſſi diMaſtino Scaligero, e di Taddea da Carrarapreſa da lui per moglie nel 1327. La pit.tura& in ſottil tela di lino, tirata ſopra unatavola, frammezando però altra ſimil tela.La donna ſi vede con benda, o vogliam dircappuccio, che le faſcia intorno ih collo, eii mento. Maſtino ha corta ſopraveſte mi-litare liſtata doro a traverſo, e ſcarpe un-cinate con punte aguzze e lunghe, il qualuſo fu ſin tra Romani, facendone mienzio-ne Tertulliano, e che foſſe continuato ſem-pre, o ripigliato poi, e correſſe nee baſſitempi, ſi può riconoſcere da Giovan Ger-ſone, che tal modo, come effetto di luſſori prende negli Eccleſiaſtici. In terra&' el-mo tutto ſemipato di ſeale, e con bizarrocimiero. Or queſtꝰ opera a- pittori, che lariguarderanno con J idee preſenti, parràmolto debil coſa, mancando nel diſegno,e nell' intendimento, e poco buone eſſendoalcune parti. Ma chi la riguarderà con!

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