149idee di quell' eta, troverà che ammirare,poichè il bambino, ch' è in ginocchio ſulgrembo della madre, ſi rivolta con la teſta
razioſamente, ed ha ſpirito, e moto, eſotto I' aſcella buone intenzioni moſtra diripiegature di carne per l atto del rivolgerſi.La donna poi, ch'è in ginocchio, è& moltobuona ſigura, e nel panno lino ch' ha in ca-po, ſi veggono belle pieghè: la teſta in pro-Hlo dello Scaligero ſarebbe lodabile anchefatta al giorno dꝰoggi; color belliſſimo, ariagentile, atto tenero, ed eſpreſſivo. Queſte
due figure ſon troppo piccole riſpetto al ri-
manente; ma forſe il Pittore cosl credettedi doverle fare, per eſſer quaſi appendici,e fuor dell' argomento del quadro. Die-tro alla Madonna è un' arazzo di ſeta,o d' oro, ombreggiatevi a chiaro ſcuromolte ſigure d' Angeli in atteggiamenti di-verſi, che non ſo s' altrettanto potrà mo-ſtrarſi di quel tempo. Veggaſi però comeſi dipingeva in tempo di Giotto a Verona.Anzi è notabile, che s' alcuna tavola ab-biamo di quel ſecolo condotta alla Grecaſenza grazia di contorni, e ſenza moto,quella ſi troverà lavorata fuori. Una diquel modo oſſervai già in S. Pier di Caſtel-lo, ſotto la qual ſi ſegge Nicholaus pliusmagiſtr! Petri pickor pinxit hoc opus Vene-cis. 3
Ma ſiccome per la traſcuraggine de no-ſtri delle pitture ſinor mentovate non ab-biam potuto recitar gli autori, cos nonpoſſiamo di pid altre del 1300. Che foſſeroqui allora in quantità i profeſſori, appari-ſce da una carta del 1367, che contiene inomi, e arte di chi ſi trovò per certa oc-
caſione in Conſiglio, poichè vi ſi leggon tra
gli altri Antonius Hibklor, e Bartholomeus
Piclor quondam Magiſtr. Nicolas; onde ſi
raccoglie com' era queſta una delle arti del.la Città, dalle quali ſi componeva la gene-rale adunanza del popolo. In S. Maria del-la Scala coperti dall“ altare ſon dipinti Al-berto, e Maſtino Scaligeri inginocchiati co.lor nomi ed armi: ma la Madonna di ma-niera molto diverſa, ch'era allora in par.ticolar venerazione, forza& ſupporla d'aſ-ſai tempo innanzi. La nicchia del muro diSant' Agneſe fu dipinta nel 1329, comeda i verſi ſotto.
Aunis ter denise minus uno mills tre.
centis
Qu peperit Patrem depictam corniteMat rom,; 8
Erano aſfai commendabili le figure, ma
chi le rinovò in vece di ſolamente rinvigo-
rirle, le diſtruſſe. Tengo degli ſteſſi tem-Vor. Iluſftr. Parte III. i
G So
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pi una tavola in forma d' armario dipintoanche per di dentro, con quattro figure nelproſpetto aſſai ben condotte: dell anticouſo di far talvolta le tavole da altare in talforma trattando il Thiers nella Diſſertazio -ne ſopra i maggiori Altari, moſtra, cheſervivano ancora per riporvi gli abiti ſacer-dotali. In S. Pietro Martire, Chieſa iadedicata a S. Giorgio, fi vede in molti ri-partimenti queſto Santo, e Cavalieri ingi-nocchiati, armati per lo pid con barbutadi maglia, eimier cadente dietro le ſpalle,croce davanti, e ſpada, che pendè da ca-tena incrocicchiata, e fermata ſul petto:ra ppreſentano alcuni Cavalieri Tedeſchi,de' quali ſi veggon ſotto ĩ nomi:& notatodell' un di eſſi, che morl nel 1355. Diquel ſecolo& pur la Madonna di Campagna,a pittura ſu la porta di S. Procolo, ed al.tra nominata del Moſcardo in S. Tomaſo.Qvalche nome d' autore s-! incontra ancora:grande, e commendabil tavola da altareſi conſerva nella caſa de' Padri dell Orato-rio compartita in molte nicchie come ſi fi-guravan talvolta i Dittici eccleſiaſtici; ſo-pra la quale è ſeritto Daniel pinxit. Picco-la tavola preſſo di noi ſi conſer va, ſotto laquale: MCCCLVI hoc opus Laurentiuspinxit. In Sant' Anaſtaſia della Capella Sa-lerna ſu la dipintura, aſſai per altro catti-va, del pilaſtro deſtro queſte due parole ſo-no, aſſai difficili da rilevare: op Boninſe,1 i öL' aver veduto come ſi dipingea qui avan-ti Giotto, non ci dee far pretendere, chealtre Città, e I' altre genti abbiano ap-preſo da noi. In ogni paeſe, dove il genioſingolarmente inclina a queſt' arti, ſi ſonodi tempo in tempo levati ſpiriti ſuperiorial comune de' loro coetanei, e che in quel-le Città hanno fatto ſtrada a gli altri. An-che in Bologna Pitt ori di memoria degni hatrovati il Malvaſia, che fiorirono pel duo-decimo ſecolo;& c troverannoſi in pidaltre Città, ſe diligenza ne verrà fatta.
Ne fi dee per queſto diſtintiſſima lode con-
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tendere a Firenze, ed alla Toſcana, nedeeſi negare, che Giotto non alzaſſe mag-gior grido d' og altro in quell' eta. Mache ſia rimaſo nella tromba della fama eglifolo, e che di pid altri ne pur ſi fappia ilnome, chiariſſima& la 7 agione, perchè dilui, e degli altri Toſcani fu ſeritto, e di
nei dell' altre Città non fi ſeritto. Albelliſſimo, e troppo invidiabil dono dellalingua, e dello ſeriver bene, e dello ſeri-
ver molto, ed alla cura di far onore a- ſuoi,e di far memoria delle proprie coſe, deb-
bono in gran parte i Fiorentini anche la prima
5 5 N 8 7gloria nell arti. Cosi benchè molti foſſero8 A