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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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151-152
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lib. 14.

P. 3.c. 249.

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ant icamente nelle varie nazioni bravi Guer-rieri; di pochiſſimi notizia c rimaſa, per-chè Scrittori non abbiamo ſe non Latini, eGreci. Nel 1300 quaſi ſoli ſcriveano i Fio-rentini, nꝭ cura per certo ſi prendean' egli-no d' andar facendo ricerca negli altrui paeſidell' altrui coſe. Vera coſa&, che all'iſteſſo modo fu parlato poi di Cimabue,e di Giotto anche da molti Serittori d-altre Città, e in pid proſſimi tempi d-altre nazioni; ma queſti preſero, e co-plarono, com' è uſo, da primi, che vuoldire da Fiorentini. Nella lunga ſerie d-autorità in lode di Giotto sfuggi al Baldi-nucci un bel paſſo del Boccaccio nella Ge-nealogia degli Dei: ſe averrd che Apolle,overo il noſiro Giotro, al quale noll età ſua A.Pelle non fu ſuperiors: ma ſe il Boccaccio ſi foſ-ſe portato a Bologna, a Verona, e ad al-tre Città in traccia di pitture, qualche al-tro Apelle avrebbe forſe ſcoperto. Pocoadunque provano in queſto punto gli Auto-ri, e molto le opere, che ſi conſervanoCool del dipingere a olio, volle il Vaſari,che inventor foſſe un Giovanni da Brugesin Fiandra verſo la metà del 1400. II Mal-vaſia indicò dopo più pitture tuttavia eſi-ſtenti in Bologna, lavorate a olio nel fine del1300 e nel principio del 1400, ſopra lequali ſi legge I anno, e il nome. II Bal.dinucei eiò non oſtante replioò in pid luo-ghi, e confermò il detto dal Vaſari: mabenchè Scrittori in copia di nuovo lo repli-caſſero, le pitture belle e vive dal Malva.ſia citate ſaranno ſempre preſſo ogni perſo-na ragionevole teſtimonj aſſai pid forti delleſſerſi prima di quel tempo praticato in Ita-lia il meſcolar con olio i colori Dipintu-

re a olio nel 1200 c chi afferma eſſerſi la-

vorate anche a Verona; ma perchè alcuneda poco in qua ſon perite, e ſopra d' altretuttavia ſi quiſtiona, inqueſto punto non en-tro. Ben replicherò, che dalla traſcurag-gine de' Veroneſi intorno al dar notiziaal far memoria di quanto albarti S aAppartie-ne, imputar dobbiamo J eſſer rimaſi igno-ti 1 primi noſtri„che la Pittura, e] artifigurative richiamarono a nuovo lume; egrazie a quegli eſtranei che pur d- alcuniparlarono, e al Vaſari ſopra tutti, cui nonpoſſiamo ſaper grado a baſtanza, poichèſenza di lui con ſomma noſtra vergogna an.che de fioriti nella mezana età ſaremmo ingran parte all' oſcuro. Scriſſe egli ancora diqueſt' arti parlando, molto ſimile a Firen-ze eſſer Verona non ſolamente per ſito, ealtre parti, ma per eſſer nell' una e nell' al-tra foriti ſampre belliſimi ingegni in tutis leprofeſſioni pil rare& lodyvoli.

Ma de' noſtri inſigni il primo, di cui S' ab-

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bia il nome,& Alticherio, che i Toſcanirendono Aldigeri: nè già per memorie no-ſtre, ma per grazia del Biondo, che di lui,come di raro artefice, benchè fiorito un ſe-colo innanzi, fece menzione nell' Italia Il.laſtrata. In gran pregio convien dir che e-foſſe, poichè non eſſendone per verun de-noſtri fatta menzione, fu con tutto ciò co-noſciuto in ogni parte, e iſtoriato dagli ſtra-nieri. Non eran dunque ſoli in quell' età iFiorentini, benchè di efſi ſoli per moltecarte della ſua opera faccia menzione il San-drart, e cos tant' altri. II Vaſari lo diceda Zevio, e famigliare degli Scaligeri, enarra che dipinſe tra altre coſe una ſala ordiſtrutta del lor palazzo con la guerra diGeruſalemme, e che in alto eran medagliecon ritratti d' uomini illuſtri, allor viven-ti, tra quali del Petrarca. Dice il mede-ſimo autore, che in quell' opera grand ani-

mo, ingegno, giudizio, e invenzione mo-

ſtrö Aldigeri, e che il colorito eraſi fino aquel tempo molto ben mantenuto. Fiorinell' iſteſſa età Stefano, il quale inſiemecon Aldigeri lavorò in Padova alla Capel-la di S. Giorgio, e fu chiamato a Manto-va, e in altre parti. Di queſto dice il Va-ſari, che foſſe diſcepolo d' Agnol Gaddi,e aggiunge di ſuo il Baldinucci, che ſteſſemolto in Firenze: qual pruova, o qualeindizio m aveſſero, non ſi ſa. Ma non eraancora in uſo a quel tempo d' andar sl lon-tano per imparar l'arti, e I' avere i dettivalentuomini cosl creduto, nacque unica -mente dalla perſuaſione, che in altri luo-ghi ſcuola di pittura non foſſe. Metto-no eſſi fra noſtri primi anche un Sebeto daVerona, che parimente lavoraſſe a Padovacon Aldigeri, ma lo credo equi voco del no-me di Stefano, preſo da loro in qualcheſcrittura di cattiva mano.

Sul fine dell' iſteſſo ſecolo, e nel ſuſſe-guente ſi ſegnalò Vittor Piſano, detto Pi-lanello. Di queſto parimente feriſſe il Va-ſari, che ſtette molt' anni in Fiorenza,ſtudiando l' arte ſotto Andrea del Caſta-gno, e che col nome di lui s'acquiſſò ilcredito. Ma chi potrebbe credere, che a-vendoſi in Verona Aldigeri, e Stefano, de.ſiderati nell' altre Città, e tanto inſigni, efa moſi, non di loro, ma voleſſe Piſano an-Gar lungi a cercar d' Andrea del Caſta-80 di cui avanti il Vafari non era uſcitodi Firenze il nome? Aggiungaſi, che que-ſto Caſtagno ſpuntò dalla terra al pidpreſto nel 1400 e ſecondo il Baldinuc-

ei non potè dar frutto che intorno al 14 30,

dicendo lui che Andrea incomincid ad

imparar Parte circa al 1420: là dove il

noſtro Piſano dentro il ſecolo antecedente5 ben-