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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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Viſſe in queſti tempi Stefano da Zevioconfuſo da tutti col nominato ſuperiormen-te, che lavord inſieme con Aldigeri, e cuifor ſe il Vaſari per errore chiamò Sebeto.Di queſto ſecondo Stefano furono le operenominate da eſſo Vaſari, e quelle di cuiracconta, che reſtò maravigliato Donatel-10, venuto a Verona verſo la metà del de.cimoquinto ſecolo. Scriv' egli, che alcuniJo facean diſcepolo del noſtro Liberale, madecide, che in ſoſtanza imparò tutto uelloIl in lui di buono dal Gaddi in Firenze. Ab-biaſi con tutto cid per eerto, ehe non potèeſſer diſcepolo di Liberale nato nel 14 50ma molto meno d' Agnol Gaddi morto nel1387. Molto pid probabil ſi&, ch egli im-paraſſe l' arte dal Piſanello, avendo lavo-rato dopo di eſſo, e ſcorgendoſi nel poco,che di lui rimane, di quella maniera. Lejodatiſſime ſue opere nella Chieſa di Sant'Antonio ſono ſtate a giorni noſtri abolitecon dare un bel bianco à i muri, la qualbarbarie d' infinite antiche pitture, e dicurioſe memorie ci ha privi. Quanto ſalu-tare ſarebbe ſtata qui la legge del gran Du-ca Coſi mo I riferita dal Pulcinelli nell' A.zadia Fiorentina, che vietò con rigoroſe

ene l' abolir memorie, o figure aatiche

1 Stefano rimangono alquante figure in-torno al pulpito di S. Fermo, che moſtra-no l' arte pid avanzata di quanto ſi& vedu-to ſinora. Rimane ancora, benchè aſſaiguaſta, la pittura ſopra la porta laterale diSant' Eufemia.

Ho udito talvolta in altre parti, chi noncredea poſſibile poterſi teſſere ſeguita ſto.ria di queſt' arte in Verona, e moſtrarviſucceſſione continuata d' inſigni pittori. Macome' abbiamo fatta veder finora, cospid facilmente la moſtreremo in avvenire.Uſei della ſcuola di Stefano Liberale, chetenne tra noſtri principal luogo. II VaſariJo diſſe diſcepolo di Vincenzio di StefanoVeroneſe, per errore intrudendovi il primonome, come per errore lo ſoſpettò altrove

all' incontro maeſtro dell' iſteſſo Stefano.

Oltre a quella del ſuo precettore ſi affezio-nd anche molto alla maniera di GiacopoBellini, che venne quâ a dipinger la Ca-

ella nel Duomo. Delp opere ſtimatiſſimedi Liberale a lungo parla il Vaſari, periteora la maggior parte. Nota comè ſeppe nonſolamente far piangere, ma ridere ancora,

e grazioſamente imprimer d'allegria le ſueteſte, in che non ſo s' altri aveſſe che ilprecedeſſero. Fu eccellente anche nel mi-niare, e per miniar libri Corali condottoperd fino a Siena.

Fiori nelb iſteſſo tempo Domenico Mo-rone aſſai lodato, ma ſuperato dal ſuo fi-

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gliuolo, ed allievo Franceſco, di cui S ap-provò ugualmente il diſegno, ed il colori-to. Cosi Franceſeo da i Libri, riputato u-nico nell'illuminare i codici con miniature,per lo che il ſopranome gli paſsd in cogno-me; ma vinto dal figliuol Gerolamo u-micamente ammaeſtrato da lui, il qual ſiuniformd alla maniera di Raffael d' Urbi-no, benchè naſceſſe dieci anni avanti, e diſedici anni metteſſe fuori la ſua tavola diSanta Maria in organo. L' albero, ch'&nella pala di S. Leonardo, ingannd gli uccel-i, per quanto racconta il Vaſari. Fu que-ſti ancora inſigne miniatore, talehè ſcriveil Vafari, una ſua opera capitata a Romaeſſerſi tenuta la migliore che inſinꝰ allora foſ-ſe mai ſtata veduta, e da lui appreſe unMonaco, riuſcito il maggiore in tal lavoroche poi viveſſe in Italia. Non tralignòFranceſco ſuo figliuolo, del quale ſi nomi-nano i globi terracquei coloriti, e compartitidal Fracaſtoro, e dal Beroldi. Due Bena-gli anche ſi diſtinſero in queſto ſecolo, e co-i un Zeno, che per detto del Vaſari dipin-ſe a Rimini.

Allievo d' Andrea Mantegna Padovanoſi tien che foſſe Franceſco Monſignori, ilnome del quale cosl ho veduto ſcritto ſottoun bel ritratto nel Muſeo Cappello in Ve-nezia: Franciſcus Bonſenorius Verononſis pin.it 148 7. La maggior parte delle ſue ope-re fu da lui fatta in Mantova, e a Marmi-rolo, e dove piacque a Franceſco II Mar-cheſe, che gli donò poderi, e caſe, e preſ-ſo di ſe ſempre il volle. Ebbe due fratellilodati dal Vafari nell'arte iſteſſa.

Sotto i! Mantegna volle perfezionarſi an-

che Gian Franceſco Caroti, e talmente il

fece, che le ſue opere con quelle di lui ſiſcambiavano. II ſuo primo, e pin veromaeſtro fu per altro Liberale, ch ebbe fio-rita ſcuola. In alcuni quadri tenne aſſai del-la maniera di Raffaello, onde di Rafaello,& ſtato un tempo creduto il fuo quadro nel.la ſacriſtia di S. Tomaſo. Di queſto Pitto.re opere abbiamo da porre a fronte conquelle di qualunque de pin famoſi, benchaltre anche ne ſianq di minor conto. Veg.gaſi tra Paltre la ſua tavola a S. FermoNon meno che le figure fece bene i paeſi.Fu chiamato à Caſale dal Marcheſe diMonterrato, e molto lavorò a Milano, edin altre parti. Non fu pittor diſprezzabilef anche Giovanni ſuo fratello nato nel 1488,da cui appreſe barte Anſelmo Caneri no-minato dal Palladio.

Altro diſcepolo di Liberale fu FranceſcoTorbido detto il Moro, tenuto da lui co-me figliuolo, e laſciato erede. Vero&, ch-eſſe ndo anche ſtato ſotto Giorgione 10.

ſtel-