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ſtelfranco, ſi attenne pid alla ſua maniera,ch era pid morbida. Ben con ragione par-10 di queſto a lungo il Vaſari, perchè ſi di-ſtinſe grandemente, e lavorò con ſommo
applauſo anche in Venezia, e nel Friuli.
Ollerviſi tra le ſue opere quella in S. Fer-mo, non creduta inferiore all' ottime diTiziano. Nella diſcendenza di Liberale nonſi dee tralaſciar Paolo Cavazuola, che ſtu-did ſotto Franceſco Morone, e benchè pertroppo ſtudio moriſſe di trentun' anno, paſ-sd per ſingolar maeſtro, e molte opere fe.ce grandemente comendate dal Vaſari, ilqual dice come a S. Bernardino ſingolarmen-te avea ſuperato ſe medeſimo: ma dallenuove fabriche, e dagli aceidenti quaſi tut-ti ĩ ſuoi lavori ci ſono ſtati rapiti.
Nicold Giolfino appreſe l' arte da Pao-lo ſuo padre: lavorò moltiſſimo, e conſomma lode: dell' opere ſue, che vanno inparagone con le migliori e più celebrate diquel tempo, non poche ſi conſervano. Ope-ro ne tempi ſteſſi Antonio Badili, che nac-que' anno 1479, e viſſe ottapt' anni. Nonfu della ſcuola di Liberale, e da chi impa-raſſe non ſappiamo. Quanto foſſe il ſuo va-lore lo moſtra il quadro, ch' è in S. Naza-rio tra gli altri, e lo moſtrano i ritratti paſ-ſati per di Tiziano. Si tiene da' noſtri pit-tori, che foſſe de' primi a introdurre ilmorbido nelle carni, e l' eſpreſſion ne ivolti. e g 8
Quattro inſigni ſcuole ſi vennero forman-do in Verona nel principio del 1 50⁰0 ſottoquattro de' valentuomini pur or nominati.Dal Torbido venne Battiſta, che fu ſuogenero, e da lui preſe il cognome del Mo-ro. Queſti ſuperò il maeſtro, e non ſola⸗-mente qui, ma a Mantova, e a Veneziaoperò in concorrenza di Paolo Caliari, ſen-za che foſſe ſtimato reſtargli addietro. Par-
la il Vaſari tra l' altre coſe d' una ſua car-
ta miniata, dove un paeſe pieno d' alberiandava pian piano allontanandoſi, e dimi-nuendo con tanto artifizio, che rendea ma-raviglia. Grand' opere fece anche a freſco.Iaſegad il meſtiere a Marco ſuo figliuolo,che mori giovane a Roma, e alcuni qua-dri del quale ſi ſcambiano con quei di Raf-aello. Dell iſteſſo Battiſta dal Moro ſi tienche foſſe diſcepolo anche Orlando Fiacco,bench' altri il voglia del Badili: fu queſtiancora molto rinomato fra noſtri, ed& ſin-golarmente dal Vaſari lodato per belliſſimiritratti.
Dal Giolfino venne Paolo Farinato, lecui opere fanno maravigliar gl ePer felicità d'invenzione, per vaghezza dipenſieri, e ſopra tutto per franchezza didiſegno non ſaprei dire a cui ſi doveſſe te-
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ner inferiore. Spiccano tra b altre le ſue te-le a S. Nazaro, a S. Tomaſo, a S. Anto-nio dal corſo, a S. Micheletto, a. Capuc-cini. Il ſuo colorito pecea alle volte alquan-to di languidezza, onde nelle tele l' incon-
triamo ora ſovente ſmarrito; ma tinſe aſ-
ſai piu forte, dove operò a freſco. Nacquenel 1522 e viſſe alquanti anni ſopra gli80 con tal forza di ſentimenti, che d' anni79 lavorò il vaſtiſſimo quadro laterale preſ-ſo l'altar maggiore in&. Giorgio, rappre-ſentando con infinità di figure il miracolodelle turbe ſaziate dal Salvatore; di che,come di coſa forſe ſenza eſempio, laſciòmemoria ſul quadro ſteſſo; e d' anni 81,cioè nel 1603 fece l'altro che ſi vede in S.Catterina da Siena, Il cognome parrebbeforſe venuto dal meſtier de ſuoi, quali tro-vaſi, erano annidati al Cenago in Valpan-tena. Con tutto cid eſſendo ſtato negli Uber-ti di Firenze il nome di Farinata, fu chidi la tirar volle la ſua diſcendenza. Operefece nella Città, e nel Territorio moltiſſi-me, e pregiatiſſime la maggior parte. So-lea metterè ne ſuoi quadri quaſi per con-traſegno una chiocciola, volendo forſe ſi-gnificare d' operar col ſuo ſugo, e d'averſifatta la ſua maniera da ſe: ſopra tutto i
ſuoi diſegni furon ricercati a ogni prezzo.
Orazio ſuo figliuolo; e diſcepolo ſeguitòla ſua maniera, e molto ſi avvicinò alla ſuabravura, benchè moriſſe aſſai giovane.Dalla ſcuola di Franceſco Caroti venneDomenico Ricci detto Bruſaſorzi, qualſopranome gli paſsò in cognome Fu a-ſcritto all' Accademia de' Filarmonici, per-chè ſonava eccellentemente il liuto. Que-ſto Pittore tra gli altri fa, che abbiamoda invidiar poco qualunque ſia de' pid fa-moſi. Dopo d' avere appreſa l' arte dalCaroto, che lo tenne in caſa, ſerivonoche andaſſe a Venezia per paſſar più in-nanzi con oſſervar l' opere di Tiziano.Ma pare, che aſſai pid ſi compiaceſſe diquelle di Giulio Romano, chiamato aMantova dal Cardinal Gonzaga, il qua-le per ornare in eccellente maniera il Duo-mo novamente da lui rifatto, quattropittori anche vi chiamd da Verona, el-
ſo Domenico, Paolo Farinati, Battiſta dal
Moro, e Paolo Caliari che per eſſer gio·vanetto dicevaſi allora Paolino. Certa co-ſa&, che la maniera di Domemco ingo -lare per comprender pid pregi, che di radoſi trovano uniti, benchè ſi poſſa dire averdel Tizianeſco per la forza del colorito, aſ- fſai pid però s aAccoſta a quella di Gialio, 2
di Raffaello. Opere abbiam di coſtui, conle quali non ſono molte quelle di Paolo, chegodeſſero di venire in paragone. Il colorito
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