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il diſegno, l' intelligenza del lume, la no-biltà de penſieri, e Funiverſalità do ogni ma-teria in queſto profeſſore gareggiano. Veg-gaſi di lui in S. Nazario, in 8 Paoletto,in S. Eufemia, e nelle due facciate dellacaſa Murara.Ho ritrovate con piacere come dalla ſcuo-la del Caroto venne anche Giacopo Ligoz-21, del quale non molte fatture abbiamo 5perchè viſſe aſſai tempo fuori, e ſpezial-mente a Firenze, dove il Gran Duca Fer-dinando I lo dichiarò ſuo Pittore, e gli die-de la ſoprantendenza della ſua Galleria.Perciò il Baldinucci lo chiama noſtro colebroPittor“ nato in Verona, Riuſcl a maravigliaanche nell' intaglio, e nelle miniature, on-de lo ſteſſo Autore lo diſſe Miniatorb rinoma.tiſimo, e altrove Pitrors univorſaliſimo ſup-ponendo egli però, che in Verona altro fon-te d eccellenza, in queſt' arte non foſſeche Paolo Caliari, ſuo ſcolaro il diſſe. A.pri il Ligozzi ſcuola in Firenze, e buoniallievi vi fece, d' alcun de- quali mette eſ-o Baldinucci la vita. iPittore incomparabile riuſc! Felice Bru-laſorzi nipote anch egli, per dir cos, delCaroto, avendo avuto per maeſtri pri-ma Domenico ſuo Padre in Verona, poiper poco tempo Giacopo Ligozzi in Fio-renza. Scriſſe il Vaſari, non eſſer mara-viglia, ch' egli anche in gioventdi foſ-ſe già eccellente, avendo mparata l. arte1 Firense, e ſcriſſe il Baldinucci, che ſiformò in quella Città la ſua pulita manie-ra, ſtudiando l' opere de' Maeſtri di piꝭ al-to grido. Ma ſe queſti due Scrittori foſſeroſtati qui, ben avrebbero conoſciuto quan-to degni di maggior grido, generalmenteparlando, ſiano ſtati i pittori Veroneſi de-Fiorentini: il che ſia detto ſenza derogarpunto alla gloria di quella nobil Città, incui pel ſolo piacere di fiorirvi ſingolarmen-te le bell arti tutte, in due voltè due annila mil trattenui; e di cui confermai già ildetto de Ottavio Ferrari, ipſius Italia Ita.lia eſt. Nelle ſtatue ſingolarmente e di mar-mo, e di metallo poche Città ſon parago.nabili a Firenze, ne la noſtra per queftoconto può di gran lunga competere Matornando a Felice, dalli due ſudetti Veroneſi,e dall ingegno ſuo traſſe egli unicamente laperfezione delloſtile particolare che ſi com-poſe. La delicatezza, e la vaghezza delſuo dipingere, accompagnate da correziondi diſegno, da invenzione, e da buona co-gnizione in tutto il pid eſsenziale dell' arte,Jo coſtituiſcono tra principali, che mai laprofeſſaſſero. Paſsò ſua vita in patria, emori nel 1605. fu ammeſſo tra Filarmoni-; operò moltiſſimo, e figure delle ſue
pid grazioſe non fece per certo altro pennel.lo già mai. Per ſaggio della ſua manierapoſſon ſervire le ſue pale in S. Giorgio, nel:
la ſagreſtia di S. Anaſtaſia, e in S. Eufemia
preſſo la porta laterale.Dalli tre valentuomini poco innanzi ri-feriti, cioèe Domenico, Felice, e Farina-to, pud dirſi veniſſe data h ultima mano,e deſumeſſe principalmente il ſuo caratterela ſcuola di Verona; poichè dove Paolo ſtet-te per lo pi in Venezia, queſti dimoraro-no ſempre in patria, e riempierono di lorfatture il paeſe; e benchè ciaſcun di eſſiſuo proprio ſtile e ſpeziale aveſſe, in certeparticolarità però convennero. II proprioadunque, e particolare della pittura Vero-neſe, continuata poi ne diſcepoli di Felice,diremo conſiſtere in rappreſentare il vero,in nobiltà d' idee, in bellezza di volti, ingrazia di colorito: in ſomma nell: eſprimerla natura, e nell' ingentilirla. Parrebbe diriconoſcere gettati j fondamenti di cod fat-ta ſcuola fin da Stefano, lodato dal Vaſariper bel colorire, per ſingolar grazia di teſte,per Angeli vaghiſſimi, e per belliſſimi vol.ti di donne, e di giovanetti: ma tutto que.ſto fu preſſo i noſtri accompagnato da ſingo-lar franchezza, e maeſtria nel diſegno. Se-condo il dire del Baldinucci dopo il ſecon-do grado del miglioramento venuto da Ma-ſaccio, l arte reſtò ancora in una certa ſec-chezza, e all' oſcuro della ſovrana perfe.zione, finchò piacqub al Cielo di dare al mon-40 il Bonarroti, un Cartone del quale ca-Aſponendo& lenefigio dil mondo la divina Pro-vidença, portato in poggi in varis parti d. Ei.oha, por haſtare ſong altro pid, à condlire dellorimo guſta, e dilla maraviglioſa manicraqgni luogo Qui ſenza entrar negli altri, eſenza punto detrarre alla lode di chi non ſipud a baſtanza lodare, dirò de noſtri fran.camente, che ſe i lavori da lor qui fatti,mentre il Bonarroti in Firenze operava, edin Roma, ſi foſſero veduti e dal Baldinuc.ci, e da gli altri, ben avrebbero conoſciu-to, come per illuminarſi della gran manie-ra, non ci era qui biſogno di quel famoſeCartone. Vera coſa&, che credettero inoſtri, doverſi contentare di rappreſentarei corpo umano, come la natura il moſtra,coperto della ſua carne, e della ſua pelle;eredettero non doverlo caricar di ſentimen.ti ſopra la verita; non dover cercare in eſ-ſo pin ola, e pid muſcoli di quel che fiabbia„ ne dovergli far veder tutti in unatigura„ né fargli vedere quando la perſo-na e in quiete, e co movimenti„ O con-torcimenti non gli fa dar fuori,gli paleſa. Non vollero i noſtri parimen,te ſtar cosl intenti al rigirar de- 11e ell“
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